Attualità
Cadono i primi fiocchi di neve dell’anno sul presepe vivente della Pieve di Santa Maria
“Cristo è venuto per la redenzione di tutti gli uomini, nessuno è escluso dalla sua salvezza” ha ricordato don Alvaro Bardelli durante la Messa del giorno dell’Epifania del Signore di fronte ad una Pieve di Santa Maria gremita di fedeli.
“Questa salvezza universale è rappresentata dalla stella che ha guidato i Re Magi desiderosi di incontrare colui che secondo le scritture doveva nascere a Betlemme” ha continuato don Alvaro.
Una Betlemme che come quella ricostruita con il presepe vivente di San Francesco a Greccio nel 1223, proprio nel giorno dell’Epifania il parroco della Pieve di Santa Maria ha deciso di riproporre nella Sala San Filippo in corso Italia, 5 accanto alla Chiesa, per ricreare la scena della Natività e far comprendere meglio a tutti il significato profondo del Natale.
Un evento semplice ma intimo e toccante, con Stella e Alessandro ad interpretare Maria e Giuseppe ed i giovani del gruppo post cresima, guidati dai catechisti Elisabetta e Bruno, ad interpretare i pastori e gli angeli.
E poi la mucca Priscilla della razza zebù e l’asinello Pepe forniti dall’Azienda Agricola Nabucchi Luciano di Foiano della Chiana a rendere la scena ancora più realistica.
Una scenografia curata nei minimi dettagli per ricreare l’atmosfera della Betlemme di duemila anni fa, con i bellissimi costumi realizzati da Vittoria Totaro e le ali degli angeli e la stella cometa frutto del lavoro e della creatività di Mariann Nagy.
Nel presepe i Re Magi rappresentano i saggi e i sapienti di tutto il mondo che si fanno umili per adorare un bambino.
Sul loro cammino affrontano pericoli e deserti, sanno prendere decisioni importanti come quella di non tornare da Erode e ci insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Gesù.
Ed ecco che in occasione della celebrazione eucaristica dell’Epifania, Emanuele, Francesco e Matteo hanno interpretato Gaspare, il più giovane del Re Magi che porta in dono incenso simbolo di divinità, Melchiorre, il più anziano di origine persiana con lineamenti europei che porta in dono oro in segno della ricchezza che rappresenta Gesù e Baldassarre, detto il moro per la sua pelle scura, che porta in dono la mirra, una resina utilizzata nell’antichità per la sepoltura.
“La fede fa in modo che i Re Magi si mettano in cammino per arrivare davanti un bambino, in ginocchio, per adorarlo” ha ricordato don Alvaro Bardelli di fronte al presepe vivente dopo una processione sotto i primi fiocchi di neve dell’anno nella nostra città.
Per il presepe vivente della Pieve di Santa Maria non si è trattato di una rappresentazione teatrale bensì di ricostruire un luogo semplice che ha assunto per tutti i visitatori un profondo significato religioso e spirituale.
La rappresentazione della nascita di Gesù Cristo come momento di riflessione e preghiera.
“Apriamo anche noi i nostri cuori al bambino di Betlemme per offrirgli la nostra umile fede. Accogliamolo con fede viva” ha concluso don Alvaro.
È stata un’esperienza che ha arricchito il cuore e l’anima e che ha permesso alle centinaia di visitatori di riscoprire il vero significato del Natale.









