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domenica | 18-01-2026

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Attualità

19 dicembre 1943: quando il cielo cadde su Castiglion Fiorentino

Era una domenica.
Il 19 dicembre 1943.
E il cielo sopra Castiglion Fiorentino era sereno.
Un cielo limpido, pulito. Poi arrivò il rombo degli aerei.
Le bombe caddero senza distinguere. Colpirono case, strade, persone. Civili. Donne, uomini, bambini.

In pochi minuti Castiglion Fiorentino fu ferita nel corpo e nell’anima. Tra le macerie restarono vite spezzate, 71 le vittime e silenzi impossibili da colmare. Chi sopravvisse portò per sempre dentro di sé il rumore di quel cielo che esplodeva, la paura, l’assenza.

Oggi, a più di ottant’anni di distanza, fa male constatare che c’è ancora chi parla di guerra con leggerezza. Talvolta persino con un sorriso. Come se fosse una necessità razionale. Come se fosse una “lucida logica”.
Ma non c’è nulla di lucido nell’affidare alle armi il rilancio dell’economia. Non c’è nulla di razionale in un sistema che trasforma la distruzione in opportunità e i morti in numeri.

Il cielo di Castiglion Fiorentino, quel 19 dicembre 1943, era sereno.
Eppure cadde.

Ricordarlo oggi è un atto di responsabilità. Perché la guerra non è un concetto astratto, non è una linea su una mappa, non è una voce di bilancio. È sangue, è macerie, è assenza. È domeniche che non tornano più.

Ricordare non è retorica.
È l’unico argine contro la follia che si ripresenta, ogni volta, con parole nuove e armi sempre più distruttive.