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domenica | 15-02-2026

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Arte

Arezzo riabbraccia la Minerva nel giorno della Madonna del Conforto

È ufficialmente aperta al pubblico da oggi, 15 febbraio, proprio nel giorno della Madonna del Conforto, la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, che segna il ritorno in città della celebre statua bronzea della Minerva, uno dei grandi capolavori dell’antichità. L’esposizione, inaugurata ieri mattina alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, è visitabile fino al 6 settembre 2026 presso il Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate e Anfiteatro di Arezzo.

La mostra rappresenta il primo grande appuntamento nazionale del progetto “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, promosso dal Ministero della Cultura, che mette al centro il rapporto tra patrimonio culturale, comunità e territori. Un percorso espositivo pensato per raccontare non solo la storia archeologica del bronzo, ma anche il suo valore identitario e simbolico per la città.

L’inaugurazione ufficiale

All’inaugurazione di ieri mattina erano presenti, insieme al ministro della Cultura Alessandro Giuli, il capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale Alfonsina Russo, il direttore generale del Piano Olivetti per la cultura Stefano Lanna, la direttrice regionale Musei nazionali della Toscana Carlotta Paola Brovadan. A fare gli onori di casa la direttrice del museo Maria Gatto.

«Incantevole. Abbiamo mantenuto una promessa fatta alla comunità aretina» ha dichiarato il ministro Giuli durante l’inaugurazione. «Tutte le istituzioni hanno collaborato: Arezzo si riappropria di ciò che Minerva rappresenta. La dea sintetizza ingegno, intuito, intelletto e operosità di questa meravigliosa città». Il ministro ha ammirato a lungo la statua nel suggestivo allestimento, sottolineandone la femminilità consapevole e la sapienza in armi che il bronzo esprime.

Giuli ha ricordato anche l’origine informale dell’idea del ritorno della Minerva, nata a margine di una visita istituzionale: «Tra spritz e Negroni – ha raccontato sorridendo – con il sindaco, il prefetto, la senatrice Simona Petrucci, il consigliere regionale Gabriele Veneri e i funzionari del ministero ci siamo detti: facciamo tornare la Minerva». E ha aggiunto: «E poi se don Alvaro dice che la Minerva deve tornare, si deve fare», riferendosi al parroco di Colcitrone, il quartiere dove la statua fu rinvenuta nel 1541.

Arezzo riabbraccia la Minerva: sette mesi di mostra tra identità e storia

Un simbolo che torna “a casa”

Soddisfazione anche dal sindaco Alessandro Ghinelli, che ha ribadito:

«È stato un onore questa mattina inaugurare la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, primo atto del progetto nazionale “Piano Olivetti per la cultura”. Ringrazio il Ministro Alessandro Giuli per aver scelto la nostra città come punto di partenza di questo percorso. E grazie alla direzione regionale dei musei della Toscana e alla direttrice del MAN Maria Gatto per la sinergia che ha consentito di poter ottenere un così significativo risultato. La Minerva non è solo un bronzo straordinario rinvenuto nel 1541, è il simbolo della nostra identità. Rappresenta la saggezza e l’intelligenza operosa che da secoli definiscono Arezzo: dall’arte orafa all’artigianato d’eccellenza, il talento di trasformare la materia in bellezza è nel nostro DNA».

Alla cerimonia ha preso parte anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani:

“La Minerva – afferma il presidente Giani – oltre a rappresentare un capolavoro dell’arte antica è anche un simbolo potente di identità, di memoria e di appartenenza. Ritrovarla e raccontarla significa restituire alla comunità un pezzo della propria storia. La cultura è questo: custodire il passato per dare forza al presente e costruire il futuro. Arezzo oggi lo dimostra con orgoglio”.

Parole di entusiasmo anche da parte della senatrice Simona Petrucci:

«Giornata memorabile. Che grande gioia vedere tornare la Minerva nella sua casa dopo oltre cinque secoli. È un momento storico che porterò sempre con me: Arezzo ritrova un simbolo della propria identità e riscopre la forza della sua memoria».

Un percorso tra storia, fede e appartenenza

Databile tra il III e il I secolo a.C., alta 1,55 metri, la Minerva – dea della saggezza, delle arti e della guerra strategica – dialoga idealmente con la devozione cittadina per la Madonna del Conforto, offrendo un itinerario che intreccia storia, spiritualità e senso di comunità. Un ritorno che non è soltanto museale, ma profondamente civico: la restituzione alla città di uno dei suoi tesori più amati, destinato ad accompagnare Arezzo fino ai grandi appuntamenti culturali dei prossimi anni.