Prima gli italiani, prima i toscani...prima i libri di storia e la grammatica

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Correva l’anno 1924, in america esisteva una simpaticissima organizzazione che rispondeva al nome di Ku Klux Klan, che propugnava la superiorità della razza bianca ricorrendo a violenze e omicidi nei confronti della popolazione di colore.

Il loro opuscolo manifesto era “America for Americans”. Lo slogan è stato successivamente ripreso e adattato ai vari contesti storici. Come negli anni sessanta e settanta in Svizzera, quando vennero promossi tre referendum per buttare fuori dal paese circa trecentomila immigrati italiani, additati come “braccia morte che pesano sulle nostre spalle, una minaccia allo stato di benessere dei cittadini svizzeri”.

Oggi molti leader populisti europei si ispirano a questi slogan proclamando “prima i polacchi”, “prima gli ungheresi”, “prima gli slovacchi”, fino a Matteo Salvini che dichiara “prima gli italiani”. Lo stesso leader leghista che fino a pochi anni fa invocava la secessione del nord e nelle bettole, si esibiva con insulti e cori spregevoli nei confronti dei napoletani (ci sono i video). Quando Dio distribuiva la coerenza, Salvini era chiuso in camera a guardare i quiz televisivi su Canale 5.

Ieri a Firenze alcuni consiglieri della Lega hanno sdoganato il “prima i toscani”, con tanto di foto ricordo e magliette d’ordinanza. Il prossimo step è costituito dalla fase provinciale, quindi aspettiamoci il “prima gli aretini”, “prima i lucchesi”, “prima i senesi”… poi il movimento di pensiero si concentrerà a livello di piccoli paesi con “prima Lamporecchio”, “prima Chiesina Uzzanese”, “prima Navacchio”. Una cosa è certa: ai militanti della Lega il lavoro da qui ai prossimi 20 anni non manca. Nel frattempo fate una cosa fondamentale, dedicatevi al “prima i libri di storia”, magari scoprirete cose interessanti, per esempio che anche noi italiani siamo stati emigranti e abbiamo subito discriminazioni da parte dei paesi ospitanti. Per qualcuno però è sempre meglio far credere che il vero problema dell’Italia sia costituito da un barcone con 42 disperati a bordo, tiene lontano dalla mente del popolo i veri problemi che affliggono il paese dal dopoguerra ad oggi: la corruzione, le organizzazioni criminali, lo sfruttamento del lavoro, la disoccupazione, il sistema usuraio delle banche, la burocrazia, l’evasione fiscale, la malasanità… vado avanti? Restiamo umani e ricordatevi che il razzismo è il luogo comune dove tutti gli stupidi si incontrano. 

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Massimo Gianni

Massimo Gianni

giornalista iscritto all’Ordine dal 1988, collabora con testate giornalistiche televisive e radiofoniche.