Con le fatwa non si fa politica

. Inserito in #madecheseragiona

Non c’è cosa peggiore, come avrebbe detto Cicerone, che sbagliare di continuo, giacché “chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell'errore.” A me pare che nella sinistra in generale e nel PD in particolare, non si sia capito che dopo il 25 settembre tutto è cambiato. Quello che è avvenuto prima è storia, quello che succederà dopo è un cantiere aperto. Per questo non si può andare avanti come se niente fosse accaduto.

Non si può seguitare ad inventarsi percorsi tortuosi (e fuori dal mondo) per un congresso PD che andava fatto presto, per non far sedimentare la melma degli accordicchi.
Non si può, anche simbolicamente, ri-eleggere le stesse capigruppo di prima a Camera e Senato come se il 25 settembre fosse stato una casualità della Storia.
Nei paesi in cui contano regole democratiche e principio di responsabilità, il segretario e il gruppo dirigente che portano il fardello di una sconfitta politica, rassegnano le dimissioni. Solo da noi e nelle repubbliche delle banane questo non succede. Quel che è peggio dentro il PD si continua ad avere una paura fottuta degli iscritti. A parole si chiamano alla partecipazione, nei fatti si fa esattamente il contrario. Nessuno chiede il rispetto dell’articolo 5 dello statuto dei Democratici che recita: “Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali”.
Lasciando da parte il discorso sulle candidature, che meriterebbe ben altro approfondimento, questo articolo è di una trasparenza cristallina perché affida alla partecipazione di elettrici ed elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico.
La questione delle alleanze è o non è una questione fondamentale? Io penso lo sia, perché senza alleanze non si va da nessuna parte e solo qualche illuso può pensare che il PD possieda un’autosufficienza politica. Se le cose stanno così perché non si lascia la parola agli iscritti?
Perché prima delle ultime elezioni si è chiuso la porta in faccia ai cinque stelle senza nemmeno discutere? Qualcuno aveva capito che senza i cinque stelle o alternativamente la lista del terzo polo si andava a sbattere il muso?
Oggi leggo nei giornali che si ripete la stessa condotta. Dai palazzi della capitale si lancia una fatwa contro la Moratti come candidata Presidente per le elezioni regionali in Lombardia. Non mi risulta che in quella regione siano stati ascoltai gli iscritti, magari spiegando loro i pro e i contro di una scelta. Forse il NO alla Moratti arriverebbe anche dagli iscritti ma avrebbe una qualità diversa rispetto a un editto romano. Anche in questo caso, come per le politiche, si sceglie come ai tempi di Cadorna, di andare all’assalto alla baionetta. Ma qualcuno si è preso la briga di leggere la legge elettorale lombarda?
È eletto Presidente della Regione il candidato che ottiene il maggior numero di voti validi sul territorio regionale e le liste collegate ottengono almeno 44 seggi (cioè il 55% dei seggi consiliari) se il Presidente ha ottenuto meno del 40% dei voti validi; almeno 48 seggi (cioè il 60% dei seggi consiliari) se il Presidente ha ottenuto il 40% o più dei voti validi. Insomma anche qui mi pare di intravedere la “cronaca di una morte annunciata”.
Tutto questo mi porta a pensare che con i sistemi elettorali come quelli messi in piedi nelle Regioni, compresa la Toscana e nei comuni sotto i 15.000 abitanti, il PD e la sinistra rischiano di non governare più per i prossimi 100 anni, sempreché non ci si liberi dai personalismi e dalle pastoie ideologiche.

Tags: Partito Democratico

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.