La libertà di fare quello che mi pare

. Inserito in #madecheseragiona

Rischia di essere un colossale imbroglio l’affermazione per cui il provvedimento del nuovo governo che sanziona “l’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”, sia pensato “solo” contro i Rave Party.

Se si voleva un provvedimento mirato bastava citare nel testo queste manifestazioni. Non è stato fatto e le preoccupazioni e le critiche sono giustificabili.
Però la critica non basta, su certi argomenti sarebbe bene farsi un esame di coscienza per uscire, una volta per tutte, dalla politica della doppia verità. Parole come ORDINE e SICUREZZA, anche a sinistra, non devono essere considerate parole spaventose.
Sapete perché non mi piacciono i Raves? Non mi piacciono perché il sogno anarchico e antiautoritario da cui sono nati ha lasciato il posto alla realtà di occupazioni illegali, condite di abuso di droghe e superalcolici. Sono diventati un disordine organizzato, dove c’è tutto di irregolare ma nulla di improvvisato. Sono diventati il modello di un anarco-consumismo che non è altro che il rovescio della medaglia di quell’edonismo esasperato che confonde libertà e aperitivo, movida e vita.
La norma emanata dal governo però non parla dei Raves e non perché, come dice qualcuno, è frutto di improvvisazione, l’improvvisazione non c’entra, quella norma è scritta così perché è scritta con la penna intinta nel veleno.
Esistono da tempo in parlamento proposte di legge pensate proprio per i Raves Party, dove si chiede la “Disciplina dello svolgimento di raduni a carattere musicale in spazi non attrezzati”. Bastava inserire questa specifica dizione per superare l’ambiguità della norma del governo ma non è stato fatto. Nasce da qui la necessità di chiarire se la norma sia applicabile anche fuori dai raves, così da limitare il diritto di riunione dei cittadini. Non bastano le rassicurazioni verbali, è chiaro che se si segue l’interpretazione letterale si potranno colpire tutti i generi di manifestazioni: occupazioni di scuole, mobilitazioni per questioni ambientali, proteste sindacali.
Perché siamo arrivati a questo?
Credo che a sinistra come a destra ci siano delle responsabilità. Da una parte v’è una sorta di confusione intellettuale per cui qualunque manifestazione di presunta libertà va assecondata, anche quando confligge con l’ordine e la sicurezza. Rovesciando lo specchio anche a destra non si sta meglio. Lo dimostra la sufficienza con cui vengono trattati episodi di razzismo, raduni sediziosi, infiltrazioni criminali nel tifo da stadio. Insomma chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Il problema è che in questo paese da troppo tempo si è confusa la libertà con il “fare quello che cazzo mi pare”.

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Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.