Il Pd scenda dal mondo di sopra a quello di sotto

. Inserito in #madecheseragiona

Credo che Gianfranco Pasquino abbia alcune ragioni quando scrive che il Partito democratico è irriformabile perché “non sarà riformato da tutti coloro che ne hanno tratto prestigio, cariche e sostentamento per almeno un paio di decenni. Non sarà riformato semplicemente sostituendo i vecchi con i giovani, riducendo il numero degli uomini per ampliare gli spazi politici a favore delle donne che, spesso, sarebbero quelle che si sono accodate agli uomini potenti”.

Parole dure, parole chiare. Così dure e così chiare e in buona parte così vere che chi sostiene il contrario è fesso o è in malafede.
Il Professor Pasquino mi è tornato in mente quando ho letto l’ordine del giorno approvato dalla Direzione nazionale che istituisce il percorso per il congresso costituente del nuovo PD. Un testo sulla cui qualità grammaticale molto ci sarebbe da dire e che sembra redatto da un burocrate ministeriale, uno di quelli che campano di articoli e codicilli. Ma alla fine non è questo il problema, il problema è che viene “inventato” un percorso lungo, farraginoso e ipertrofico, configurato per momenti di ordinaria amministrazione ma assolutamente inadeguato per momenti di squilibrio politico come quelli che stiamo attraversando.
Un percorso già vecchio prima ancora di nascere.
Nel mondo di sopra, in cui pare vivere una parte del gruppo dirigente del PD, forse non ci si rende conto di quanto è accaduto e sta accadendo.
D’altra parte non ci si poteva aspettare di più, visto che è lo stesso gruppo dirigente che negli ultimi anni non ne ha indovinata una. Lo stesso gruppo dirigente che si è auto promosso in parlamento, evitando ogni forma di selezione e riservandosi nelle liste i posti migliori.
È lo stesso gruppo dirigente che oggi, dall’alto degli scranni di camera e senato, pretende di dare le carte per una nuova partita.
Ha ragione Pasquino da loro non aspettatevi nessuna riforma.
In verità altrettanto poco mi aspetto dalle adunate di chi dovrebbe rappresentare la parte più fresca e incontaminata del PD. Anche qui il morto afferra il vivo. Non se ne può più della eterna dicotomia vecchi e giovani. I vecchi a casa, i giovani al potere. Al potere per fare cosa? Nel mio mondo contano più le idee che non l’anagrafe. Lula, tanto per citare un esempio attuale, ha 77 anni, eppure non si può negare che abbia idee avanzate e moderne. Ma siccome ha 77 anni dobbiamo dargli un calcio in culo?
Ha ragione Pasquino non basta sostituire i vecchi con i giovani, quando i giovani nascono già vecchi e fin da piccoli fanno parte di qualche nomenklatura.
Perché non basta cambiare uomini e donne, non basta cambiare etichetta, non serve predicare Dio se nel profondo dell’animo non ci si crede.
Perché non cominciamo a dire qual è la sinistra che vogliamo? Vogliamo una sinistra che offra a tutti una scuola gratuita, una sanità pubblica efficiente e una tassazione progressiva e giusta? Una sinistra che metta in cima all’agenda ambiente e clima? Una sinistra che non divida diritti civili e diritti sociali? Una sinistra che si renda finalmente conto che esistono persone travolte, impoverite o semplicemente impaurite dai processi di globalizzazione e de-industrializzazione? Una sinistra che non ha paura di parole come nazione, merito, sicurezza? Insomma vogliamo una sinistra che scenda una buona volta dal mondo di sopra fino alla terra di mezzo e poi anche più giù, fino al mondo di sotto dove la gente soffre davvero. È chiedere troppo?

Immagine: dal film Upside down - Regia: Juan Diego Solanas - Anno: 2013

Tags: Partito Democratico

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.