È il tempo delle cazzuole, non delle cazzate

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Mentre alla destra basta il tempo di un aperitivo per mettersi (formalmente) d’accordo sulla ripartizione dei collegi, sulla premiership e su come distribuirsi le risorse del PNRR, il centro sinistra continua a menarsela con la vecchia logica dei veti contrapposti: «se c’è quello, allora vado via io».

Il modo peggiore per costruire una squadra minimamente competitiva e il modo migliore per lasciare via libera a Meloni & soci che, pur stando una all’opposizione e gli altri al governo, non hanno avuto nessun problema a mettersi insieme. Sono arcistufo di coloro che insistono a dire: “facile che a destra trovino un compromesso, perché la destra è tenuta insieme dal cemento del potere”. Se invece le cose fossero diverse? Se invece il duo Meloni-Salvini incarnasse una visione dell’Italia? Una visione alla quale va contrapposta un’altra idea di futuro.

Dovrebbe essere così, invece nel centrosinistra prosperano i capponi di manzoniana memoria che si pizzicavano prima di finire in pentola. La politica dei veti incrociati è il sintomo di una assenza di visione, di una politica che si nutre di personalismi, egoismi e piccole rivalse. Piccinerie che non tengono minimamente conto dei bisogni della gente. Bisogni che hanno un nome e un cognome: carovita, qualcuno si è accorto che con uno stipendio medio si arriva male alla fine del mese? Emergenza climatica: caldo, siccità, desertificazione, un modello economico di rapina delle risorse naturali che non regge più. Crisi delle imprese, strette tra costi energetici, tassazione esosa e burocrazia soffocante. Che in questo paese esista una emergenza sociale ed economica nessuno lo può negare. Così come nessuno può negare che a pagarla siano sempre i soliti. Non con le tasse (per ora) ma con una inflazione galoppante e un aumento dei costi produttivi che sono tasse indirette su stipendi e imprese.

Come conciliamo tutta questa roba con le risorse del PNRR? Questa è la sfida, non il fatto se Calenda sia arrogante, Renzi antipatico e i cinque stelle una manica di traditori. Di questo passo si rischia di fare la fine dei lemming, simpatici roditori che si gettano a capofitto nell’oceano dalle scogliere. L’unica soluzione rimarrebbe un fronte ampio, repubblicano e europeista, da contrapporre alla destra. La cosa può anche non convincere ma occorre talvolta fare di necessità virtù perché abbiamo una legge elettorale bruttissima che obbliga a cercare alleanze. Andare alle elezioni con la puzza sotto al naso sarebbe quanto di più sbagliato possa esistere. Significherebbe regalare i collegi uninominali alla destra.

L’errore è non aver capito che il tempo del maggioritario è finito e che questo paese per la sua storia, le sue caratteristiche, anche geografiche, ha bisogno del proporzionale. Quand’era il momento nessuno ha pensato (facendo meri calcoli di bottega) di restituire lo scettro al popolo attraverso una legge proporzionale. “Ma così non si governa!” esclama qualcuno. Purtroppo la politica è fatta di mediazioni, compromessi, ricerca del punto d’incontro. Se non si vuol durare fatica nominiamo, come nella Francia napoleonica, un “primo console” a vita. Cari amici questo è il tempo delle cazzuole per costruire e non delle cazzate per distruggere.

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Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.