La pigrizia giovanile e la lezione di Olivetti

. Inserito in #madecheseragiona

Da qualche tempo si sono levate lamentale dal mondo della ristorazione e del turismo, sulla difficoltà a reperire personale disposto a lavorare di sera e nei fine settimana. Sono problemi veri. Ma derivano tutti da una diffusa pigrizia e dal “reddito di cittadinanza”, oppure dietro a queste difficoltà c’è qualcos’altro?

Per cominciare persiste, a ogni livello, un diffuso clima del selfie e delle cazzate. Lo stesso che, nei mesi del lockdown, ha confuso la Libertà, quella con la L maiuscola, con la possibilità di farsi uno spritz. Ma questo non vuol dire che tutti i giovani siano edonisti all’ultimo stadio, vagabondi e demotivati. Le lacune che oggi producono fenomeni di infingardaggine, sono figlie di una cultura (degli adulti) che vede nei ragazzi solo dei consumatori. Non a caso l’informazione esalta più la “movida“ rispetto a un’azienda che produce occupazione e crea innovazione. A questo si aggiunge un mondo del lavoro disarticolato, dove le paghe sono basse e mancano percorsi seri di formazione.

Attenzione, io non sono tra quelli che tendono a spiegare ogni cosa in chiave sociologica, per cui anche il teppistello trova una giustificazione. Tuttavia non posso fare a meno di registrare che la caduta dell’etica privata, in cui ricomprendo anche l’etica del lavoro, rispecchia fedelmente la caduta dell’etica pubblica. Per questo non mi piace la campagna di stampa che si è scatenata a partire dalla mancanza di camerieri, barman e bagnini. Sarò maligno ma dietro ci leggo il tentativo di ridefinire al ribasso, sempre che sia possibile, il mercato del lavoro.
In questo bellissimo paese abbiamo i salari peggiori d’Europa, abbiamo il record di morti bianche, abbiamo intere zone del paese dove vige il caporalato. Se non si trova personale a termine per la stagione estiva, sarà mica che per 800 euro in nero al mese la gente sta a casa? Se c’è chi al Sud preferisce il reddito di cittadinanza a un lavoro, sarà mica perché il lavoro è pagato uguale e forse in nero?

Tutte cose che però non è consentito dire, perché chi dissente, come minimo, è pagato dalla Russia di Putin. Però sia chiara una cosa, la colpa di questo stato di cose non è dei giovani, ai quali abbiamo mangiato futuro e pensioni, la colpa è di chi non ha il coraggio di riprendere in mano, tanto per citare un esempio, il progetto che fu di Adriano Olivetti. Uno che coinvolgendo i dipendenti, creando un nuovo modello di welfare, riorganizzando il lavoro aveva fatto mordere la polvere agli americani. Ma chi se lo ricorda più?

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Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.