D'Alema e l'ornitorinco

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Così come al mondo ci sono pochi studiosi che indagano il modello riproduttivo dell’ornitorinco, altrettanto scarsi sono coloro interessati al rientro di D’Alema e Articolo 1 nel PD.

Lo dico senza offesa, tuttavia sono convinto che un reintegro di D’Alema & C. non cambierà di un millimetro la storia della sinistra italiana. Una storia bella, tragica e gloriosa ma che non potrà più rinascere nei modi e nei modelli in cui intere generazioni l’hanno conosciuta. No, non sposterà niente perché manca il fuoco e non bastano i buoni propositi per riaccendere la vampa della passione. Ci vogliono idee, tempo e l’umiltà di immergersi nella vita delle persone normali. Una realtà che ci parla dell’insostenibilità per famiglie e imprese di sopportare i costi dei servizi pubblici, in primo luogo quelli dell’energia. Una realtà che ci mostra enormi disuguaglianze nel modo di accedere alla conoscenza, di morti e diritti violati nel mondo del lavoro, di disparità nelle cure sanitarie. Pensare che tutto si risolva magicamente, grazie ai soldi del PNRR, è una pia illusione, perché senza un progetto “politico” su come investire non si va da nessuna parte. Anche in questo caso c’è il rischio di riprodurre enormi differenze tra territori e classi sociali. Credo che alla fine ne vedremo delle belle: da una parte un po’ di finanziamenti a pioggia, per cucire le bocche e dall’altro stanziamenti ingentissimi per grandi gruppi e grandi imprese. Senza dimenticare che una bella fetta dei finanziamenti europei andrà restituita e peserà sulle spalle delle giovani generazioni e sulle pensioni degli anziani. E dentro questo quadro c’è una questione più grande che azzera tutte le altre, la questione ambientale perché, diciamolo chiaramente, che ce ne facciamo di autostrade informatiche, di boschi verticali, di ferrovie superveloci, di intelligenze artificiali se tra 100 anni il pianeta dovrà fare i conti con la desertificazione, i maremoti e gli uragani? La sfida delle sfide è tenere insieme giustizia sociale e ambientale ed è qui che si misurerà la capacità di una sinistra proiettata nel futuro.
Capite bene che davanti a tali scenari il ritorno di D’Alema nel Pd impallidisce e non toccherà nessuno, tranne qualche fetta di ceto politico che si auto-riproduce e si autoincensa. Inciderà forse sui feudatari di partito e sulle aspettative (legittime) di carriera ma non porterà una ventata di novità. Insomma tornino pure tutti nella grande casa ma servirà a poco se le fondamenta rimangono queste.

Tags: Partito Democratico D'Alema

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.