Social, politica e "bubble democracy"

. Inserito in #madecheseragiona

La libertà di espressione, diritto costituzionalmente garantito, è una «pietra angolare della democrazia». Ma questa libertà ricomprende anche la libertà di dire stupidaggini?  Si, nessuno lo vieta.

Tuttavia la manifestazione del proprio pensiero dovrebbe servire  a sollecitare una riflessione nei destinatari. Altrimenti non ha nessuna utilità, e se uno spara puttanate quale riflessione può indurre in chi ascolta?  Nell’era dei social, viviamo in quella che alcuni definiscono bubble democracy. Chi più, chi meno, siamo confinati in una bolla di incomunicabilità, di pregiudizi, di visioni del mondo parziali, prigionieri di aggettivi esasperati e passioni incontrollate. Ma questo sciame di informazioni è di per se pericoloso? No, fin quando proviene da chi, come noi, è un meschino che urla la sua rabbia suoi social allo stesso modo di come strillerebbe dalla finestra. Al massimo lo sentono i vicini di casa.
Il gioco diventa pericoloso quando le menzogne e le grida sono quelle dei gruppi di potere. In quel momento la responsabilità diventa pesante, perché la libertà di pensiero si confonde con la llibertà d'informazione. Perché quelle parole non appartengono al "coglionazzo" di turno, ma sono per così dire certificate, portano il timbro della autorevolezza.
Sarà per questo che avverto un dolore addominale opprimente davanti allo spettacolo di uomini politici, opinion maker, giornalisti, che nutrono gli spiriti peggiori, trasformando, giorno dopo giorno, questo bellissimo paese in un condominio litigioso, dove l’educazione è giudicata debolezza e il prepotente fa quello che gli pare. Di fronte a questo indegno teatrino non meraviglia che ognuno di noi (me compreso) si senta autorizzato a sparare cazzate. A bearsi di questa libertà drogata che non è libertà. Perché possiamo urlare fino a diventar fiochi, ma tanto le decisioni verranno sempre prese da un’altra parte. Siamo convinti di contare qualcosa e invece non contiamo niente (o poco) e con questo atteggiamento siamo riusciti a far si che della politica (cioè del governo delle nostre vite) si occupasse una pletora di buffoni, ciarlatani e mediocri. Trasformandoci noi stessi in pagliacci. Vedo gente che se la prende con la dittatura delle mascherine e del distanziamento e poi esalta Putin. Mi pare che qualcosa non torni. O ristabiliamo un contatto fra la testa e la lingua, oppure saranno guai per tutti.

Tags: politica social

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.