Eppur mi son scordato di me, meno male che c'è Lucio Battisti

. Inserito in La versione di Bianca

Come si fa a dimenticarsi di se stessi? Eppur mi son scordato di me, il titolo dello spettacolo in scena questo giovedì 28 febbraio al Teatro Verdi di Monte San Savino, ha un suono familiare per i timpani italiani

Antonio, che non si ricorda più chi è, per rimediare chiede aiuto a Lucio Battisti, l’eroe musicale della sua giovinezza, il cantautore stella indiscussa del firmamento artistico nazionale. Non a caso sarà proprio la sua musica a scandire il percorso a ritroso nel tempo del protagonista, attraverso alti e bassi di vita personale e Storia.

Il copione, scritto da Gianni Clementi, è stato pensato appositamente per Paolo Triestino, regista e interprete unico di Eppur mi son scordato di me

Bianca: Chi è Antonio, il protagonista dello spettacolo?

Paolo Triestino: Un uomo ormai quasi sessantenne che, dopo un incidente, ha subito un’operazione durante la quale gli è stato asportato un pezzetto di cervello. In realtà non si sa se questo intervento sia avvenuto o no, fatto sta che adesso tutto quello che si è affastellato nella sua mente da un certo momento in poi della sua vita, trasformandolo dal ragazzo pieno di sogni e di passioni in ciò che non era, è stato rimosso. Il personaggio è un bello specchio di una certa società di oggi, sempre più incattivita e volgare. Ad ogni modo, in seguito a questa non meglio definita operazione, il protagonista non si ritrova più: “eppur mi son scordato di me”, appunto. Non si ricorda nulla e cerca di rapportarsi con ciò che lo circonda, che per lui è tutto nuovo, ma non si capacita di essere diventato quello che è. Lo spettacolo si fa molto divertente, ma anche amaro e toccante. Antonio ripercorre la sua vita dall’adolescenza, i primi amori e la scuola a tutto quello che c’è stato dopo. Non riesce proprio a mettere in relazione il presente intorno a lui con quello che era e che adesso sente di essere, senza quella parte grigia del cervello che in ognuno di noi ha spento le cose belle per cui pensavamo valesse la pena vivere e crescere.

Bianca: La colonna sonora è affidata all’immortale Battisti.

Paolo Triestino: Lucio era l’idolo di Antonio da giovane. Lui, all’epoca un ragazzo di sinistra, si vergognava ad ascoltare Battisti ma lo adorava per il modo straordinario in cui parlava dell’amore. Proprio di amore Antonio aveva un bisogno lancinante, disperato. È Io penso a te la prima canzone che ha dedicato a quella che è diventata sua moglie, Francesca, mentre ora non si riconosce nella suoneria del cellulare che si ritrova fra le mani, Trottolino amoroso. Le canzoni di Lucio Battisti percorrono tutto lo spettacolo: Antonio ha tante domande da fare proprio a lui. Tanto che improvvisamente si mette sulla via Salaria con la sua moto, diretto a Poggio Bustone, il paese natale di Battisti. È un viaggio a metà tra il reale e l’onirico, metaforico, esilarante e malinconico insieme.

Bianca: Se dovesse selezionare tre canzoni che hanno segnato la sua vita personale e professionale che titoli pescherebbe?

Paolo Triestino: Una è Lettera a Pinocchio, che mi cantava sempre mia mamma. Poi direi Io penso a te di Battisti e E dimmi che non vuoi morire, cantata da Patty Pravo.

Tags: Monte San Savino Teatro Verdi

Bianca Sestini

Bianca Sestini

Sono laureata in giurisprudenza e ho concluso il praticantato presso la Scuola di Giornalismo "Massimo Baldini" della Luiss di Roma. Parlo Inglese e un po' di Francese. Sono appassionata di fotografia, documentari e podcast della Bbc. Società, viaggi, cultura e scienza sono le aree che sono più curiosa di esplorare.