Ottavia Piccolo: "Anna in tutti questi anni mi dice ancora che serve coraggio per svolgere bene il proprio lavoro"

. Inserito in La versione di Bianca

La volevano morta, probabilmente da tempo. Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja è stata uccisa all’ingresso di casa, a Mosca, di ritorno dalla spesa al mercato. Questo sabato al Teatro Verdi di Monte San Savino, Anna si chiama Ottavia Piccolo

Donna non rieducabile, scritto da Stefano Massini e messo in regia da Silvano Piccardi, sfrutta un immaginario proiettore: in scena si succederanno circa 20 quadri di cui sarà protagonista la giornalista russa che con le sue inchieste disturbava il governo di Putin. La rappresentazione per istantanee della vita professionale di Anna Politkovskaja la rievocherà sul palco attraverso il corpo e la voce di uno dei nomi femminili più noti del teatro italiano. In sottofondo, la musica con arpa composta ed eseguita da Floraleda Sacchi.

Ottavia Piccolo, che nel pomeriggio sarà a disposizione del pubblico per un incontro all’Interno 43, nelle vicinanze del Verdi, commenta così un ruolo che interpreta ormai da anni.

Bianca: C’è qualche somiglianza tra lei e Anna Politkovskaja?

Ottavia Piccolo: No, non direi. Era una grande professionista seria che faceva un lavoro pericoloso. Il mio mestiere è tutto sommato tranquillo, anche se continuare a portare in giro uno spettacolo su Anna Politkovskaja non è così naturale. Stefano Massini è un autore sempre sul pezzo: questo testo ormai risale al 2007, 12 anni fa, ma purtroppo è sempre attualissimo. Per l’assassinio di Anna Politkovskaja pare che siano stati arrestati gli esecutori, dei mandanti non si sa nulla. Raccontiamo una storia vera e tremenda che però continua a valere per tutti i giornalisti e gli operatori della comunicazione che dicono la verità e, per questo, vengono uccisi o messi a tacere. Anna in tutti questi anni mi dice ancora che serve coraggio per svolgere bene il proprio lavoro. Nel mio caso non rischio la vita come lei, ma è importante fare le cose nelle quali crediamo.

Bianca: Cosa pensa della struttura per quadri scelta da Massini?

Ottavia Piccolo: Credo che sia molto efficace. Insieme al regista l’abbiamo mantenuta senza aggiungere nulla. Sarebbe stato abbastanza facile inserire immagini e foto della faccenda, ma abbiamo preferito di no: nel modo in cui Massini l’ha concepito, lo spettacolo diventa molto più universale. Certo, parliamo di Politkovskaja, i testi sono tutti ispirati a articoli o libri che lei aveva scritto ma non c’è nulla di intimo, non parliamo mai della vita di Anna. Diamo delle immagini che di volta in volta descrivono quello che stava facendo e come, cosa vedeva e incontrava. Lei non prendeva posizione su ciò che era giusto o sbagliato, ma si limitava a raccontare nella sua ottica di persona onesta. Non pensava di essere un’eroina, non lo voleva, era molto cosciente dei rischi che correva ma diceva che finché ci sarebbe stato qualcuno che non poteva parlare, lei sarebbe stata la sua voce. Aveva anche promesso a sua figlia che, quando lei fosse rimasta incinta, avrebbe smesso di occuparsi di cose pericolose. Purtroppo non ha fatto in tempo, sua nipote è nata dopo pochi mesi dalla sua morte. Guarda caso si chiama Anna.

Bianca: Quando è stata uccisa Anna stava conducendo un’inchiesta sulle torture attribuite all’esercito russo in Cecenia. Quale articolo pensa che sia più urgente scrivere in Italia?

Ottavia Piccolo: Il tema sarebbe la percezione sbagliata di quello che abbiamo intorno. Non è vero che siamo invasi. Abbiamo certamente un problema di sicurezza che non dipende dal fatto che ci sono troppi migranti, ma esiste perché mancano strutture giuste per integrare le persone che vengono da noi. Come sempre, la percezione è più forte della verità. Pigiare sul tasto della sicurezza fa arrivare più facilmente alla gente. Soprattutto a quella che sta male per problemi di soldi o di lavoro, che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Indicare un capro espiatorio è molto più facile che spiegare come stanno veramente le cose.

Bianca: Lei non ha mai perso di vista il teatro, pur lavorando anche per il cinema e la tv. Quali sono le qualità che porta sul palco quando recita per un pubblico teatrale?

Ottavia Piccolo: Cerco di non lasciare niente a casa, se non i miei problemi, le cose di tutti i giorni. Provo a essere il più onesta possibile e a mettere in scena storie in modo sempre diverso. Nel caso di Politkovskaja, non faccio Anna, la racconto. È diverso.

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Bianca Sestini

Bianca Sestini

Sono laureata in giurisprudenza e ho concluso il praticantato presso la Scuola di Giornalismo "Massimo Baldini" della Luiss di Roma. Parlo Inglese e un po' di Francese. Sono appassionata di fotografia, documentari e podcast della Bbc. Società, viaggi, cultura e scienza sono le aree che sono più curiosa di esplorare.