E stasera al tramonto ci vediamo a Ponte Buriano: Arezzo sull'Arno, sogno di una sera di fine estate

. Inserito in La versione di Bianca

Ho chiesto com'è nata l'idea di questa serata e molto altro ancora, al prof. Pasquale Giuseppe Macrì di Arezzo Ars Nova  e al dott. Pier Luigi Rossi, primo rettore della Fraternita dei Laici, che insieme a C.RI.C Ponte Buriano promuovono l'evento, completamente gratuito

Prendete Ponte Buriano, i colori di un tramonto estivo e il lavoro di squadra di Fraternita dei LaiciArezzo Ars Nova e C.RI.C Ponte Buriano. La mescolanza di questi ingredienti prende il nome di Arezzo sull’Arno.

Una serata musicale in riva al fiume, in programma per questo giovedì 30 agosto, in omaggio a quell’Arno che spesso gli aretini non associano al proprio territorio. Sulle note del Florence Cello Ensemble e dell’Orchestra Suzuki le 7 note, sulla scia delle voci del Kastalia Ensemble vocale femminile, l’evento comincerà alle ore 19. In apertura le “portate musicali”, per poi proseguire con un più classico apericena. Tutto gratis, dallo spettacolo al cibo. La priorità dell’iniziativa sembra la missione di portare la comunità fuori dal centro urbano fin sulle sponde del fiume, come spiegano il prof. Pasquale Giuseppe Macrì, membro fondatore dell’associazione Arezzo Ars Nova, e il dott. Pier Luigi Rossi, presidente della Fraternita dei Laici.

Bianca: Dove punta la collaborazione tra Arezzo Ars Nova e la Fraternita dei Laici?

Pier Luigi Rossi: Nello statuto della Fraternita c’è la valorizzazione e la tutela culturale della comunità aretina, quindi in questo contesto agiamo per recuperare la memoria del fiume e tutelare la cultura che ha unito Arezzo all’Arno.

Pasquale Giuseppe Macrì: Da qualche anno in città è nata una nuova realtà, che si chiama Arezzo Ars Nova e ha dimostrato alte capacità di imprenditoria culturale. Penso che la sinergia tra la grande tradizione della Fraternita e la lettura contemporanea della cultura di Ars Nova possa trovare, nel segnale della continuità, una strada per innovare i prodotti culturali della città. Una collaborazione assolutamente da incoraggiare.

Bianca: Che cos’ha l’Arno da raccontare agli Aretini, oltre alla Gioconda?

Pasquale Giuseppe Macrì: L’Arno è un grande fiume, a prescindere dal rapporto che lo lega alla Gioconda. L’attribuzione alla Monnalisa di Leonardo, vera o falsa che sia, è legata al ponte, che è molto noto e amato dagli Aretini. Ciò che noi vogliamo rinnovare - o meglio, creare - è il rapporto degli Aretini con il proprio fiume. È il fiume della civiltà etrusca e romana, ma soprattutto del Rinascimento. Per il passato, è il fiume della cultura; per il futuro, è il fiume della natura bella vicino a Arezzo. Un luogo che dà calma e serenità, da riscoprire e da raggiungere. Dovrebbe diventare la spiaggia degli Aretini, o comunque un posto dove fare pic-nic o riunioni culturali, o portare i bambini ad imparare a pescare.

Bianca: Musica e cucina saranno l’offerta che questo evento donerà al fiume e al suo pubblico. Pensa che ci sia fame di cultura nel nostro territorio?

Pasquale Giuseppe Macrì: La fame di cultura è connaturata all’essere umano, è ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi. Anzi, è un cibo che più lo si assaggia e più ne abbiamo fame. Io temo la sazietà della cultura, non la fame.

Bianca: Secondo lei mettere in mostra la Storia può funzionare come collante per unire centro e periferia?

Pier Luigi Rossi: La cultura è un bene comune, il patrimonio di una comunità. In quel luogo c’è l’incontro fra la città di Arezzo, il Casentino dove nasce l’Arno, il Valdarno dove poi continua a scorrere e il Canale Maestro della Chiana. Dal punto di vista storico, lì si incontrano Cincelli, dove Marco Perennio aveva le sue fornaci, e – sopra - Pieve San Giovanni in Sulpiciano, dove c’era la gens Sulpicia, che aveva una grande proprietà terriera. L’unica poetessa della letteratura latina, che si chiamava Sulpicia, ha lasciato brani poetici dedicati a questo posto. Il Comune di Arezzo ha sempre avuto il confine oltre le sponde, anche nel Medioevo, proprio per controllare il corso dell’Arno. Gli Aretini hanno un po’ dimenticato di avere un fiume, che va riscoperto, perché per viverlo bene bisogna starci dentro.

Bianca: Quanto Ponte Buriano rappresenta un simbolo di Arezzo nel mondo?

Pier Luigi Rossi: Il ponte ha 700 anni, di lì sono passati Gregorio X, Petrarca, la storia della nostra città. Quindi, il ponte è un luogo di riflessione, che lega passato, presente e futuro.

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Bianca Sestini

Bianca Sestini

Sono laureata in giurisprudenza e ho concluso il praticantato presso la Scuola di Giornalismo "Massimo Baldini" della Luiss di Roma. Parlo Inglese e un po' di Francese. Sono appassionata di fotografia, documentari e podcast della Bbc. Società, viaggi, cultura e scienza sono le aree che sono più curiosa di esplorare.