San Giovanni Valdarno, Carlo Sacco in mostra a Palomar

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Sarà inaugurata sabato 22 gennaio alle ore 17 la mostra del fotoreporter Carlo Sacco allestita a Palomar, la Casa della Cultura, e organizzata dal Fotoclub Il Palazzaccio con il Comune di San Giovanni Valdarno. Nell’occasione si terrà anche l’incontro con l’autore.

“Un’umanità buia, infinita, un fiume umano che agli occhi dello spettatore, dilaga in un’atmosfera di fatiscenza e stagnazione. C’è la sensazione di essere in presenza di un meccanismo infernale, che vomita uomini ma che non garantisce loro il diritto all’esistenza”.

Carlo Sacco, fotoreporter di fama internazionale, introduce così la sua mostra “Il lavoro dell’uomo” che sarà allestita a Palomar la Casa della cultura di San Giovanni Valdarno. L’esposizione, organizzata dal Fotoclub Il Palazzaccio e dal Comune, verrà aperta al pubblico sabato 22 gennaio alle 17 alla presenza dell’autore che si renderà disponibile a raccontare i suoi scatti.

Saranno presenti all’inaugurazione anche il sindaco di San Giovanni Valentina Vadi, l’assessore alla cultura Fabio Franchi e la presidente del Fotoclub Il Palazzaccio Sofia Bandini.

“Il Fotoclub il Palazzaccio – dichiara la presidente Sofia Bandini – è lieto di aver collaudato la sinergia con l’amministrazione comunale e di poter inaugurare questa seconda mostra a Palomar, Casa della Cultura. Cogliamo l’occasione di poter riflettere sulla profondità della condizione umana colta dal fotografo Carlo Sacco nel suo reportage fotografico realizzato a Calcutta. Attraverso questi scatti è possibile immergersi in aspetti della vita dell’uomo che vanno oltre i confini geografici”.

Carlo Sacco pur essendo un autodidatta della fotografia di reportage ha prodotto un archivio di oltre 50mila immagini dei suoi viaggi in Asia e Africa mosso dalla sua curiosità di conoscere e capire. Figlio d’arte si è avvalso dell’esperienza del padre Benito Sacco, fotografo vedutista e dello zio Solimo Sacco. Nel 1997 ha pubblicato il suo primo libro fotografico dal titolo “Angkor, i figli degli dei” tradotto in tre lingue italiano, inglese e giapponese, contenente un’immagine premio fotografico mondiale Unesco 1997. Sotto il patrocinio dell’Unesco, del Politecnico della Nikon di Hong Kong, dell’ambasciata italiana di Hanoi e delle autorità vietnamite ha realizzato due mostre in Vietnam, ad Hanoi ed Hoi An in occasione dell’ammissione di quest’ultimo sito nel patrimonio mondiale dell’umanità nel marzo/aprile 2001.

“Queste immagini – spiega Carlo Sacco riferendosi agli scatti della mostra a Palomar – non vogliono stupire nessuno. Sono dedicate al lavoro dell’uomo, quello duro, il cui salario, quando c’è, non garantisce nemmeno la pura sopravvivenza. Calcutta per molti aspetti è un inferno dantesco: non è l’india della meditazione, dei ‘percorsi della mente’, tantomeno quella dei maharaja ne’ quella della tolleranza. E’ la parte più brutale di quel mostro spietato del meccanismo globale che produce profitto e non la sopravvivenza. Perché sono sempre di meno coloro che meditano su questo?”.

“Palomar, Casa della Cultura – aggiunge l’assessore alla cultura Fabio Franchi – ha voluto essere sin dalla sua inaugurazione un crocevia di saperi, una intersezione di cultura/culture e di linguaggi artistici e figurativi i più diversi, un luogo, innanzi tutto, che stimoli alla riflessione, ad ampliare la conoscenza, ma anche la consapevolezza della complessità del mondo in cui viviamo, in tutte le sue sfaccettature. Siamo ben lieti, pertanto, che a fianco del patrimonio librario, Palomar possa offrire agli utenti e ai visitatori mostre ed esposizioni nella sala conferenza, non come ‘arredo’, ma come proposta culturale compiuta e a sé stante. E’ il caso dell’esposizione fotografica di Carlo Sacco, fotoreporter di notevole livello, che sarà inaugurata sabato. La mostra, organizzata dal Fotoclub Il Palazzaccio, una delle associazioni più vitali e autorevoli della città, si caratterizza non solo per la bellezza estetica, ma anche per la tematica che sottopone alla nostra attenzione: fotografie di uno splendido e affascinante bianco e nero, tanto stupende sotto il profilo estetico, quanto durissime e spesso dolorose per i temi e i soggetti raffigurati, ci guidano ad immergerci nella Calcutta più profonda, quella fatta di duro lavoro, sofferenza; ci fanno sprofondare in un mondo di volti, mani, oggetti, fatica, dolore, da cui troppo spesso distogliamo più o meno consapevolmente lo sguardo, che con troppa facilità tendiamo a rimuovere o che troppo spesso tendiamo a vedere solo per gli aspetti più edulcorati e positivi. Un mondo fatto di uomini, donne e bambini, in cui il lavoro, anziché nobilitare la persona umana, finisce per abbrutirla, per ridurla essa stessa a cosa; un mondo che priva l’uomo della sua stessa dignità (men che meno dei più basilari diritti) e quasi lo trasforma in ‘materia’, materia bruta. Ormai da quasi due anni fagocitati quasi esclusivamente nelle discussioni sulla pandemia da Covid-19, questa mostra rappresenta un’occasione utilissima e preziosa per tornare a riflettere sui diritti e sulla dignità dell’uomo, sui guasti e le storture della globalizzazione, su un Paese, l’India, affascinante e pieno di contraddizioni”.

La mostra rimarrà visibile fino a domenica 26 marzo e sarà possibile visitarla gratuitamente negli orari di apertura della Casa della Cultura: lunedì e mercoledì dalle 14 alle 19, martedì, giovedì e venerdì dalle 9 alle 19 e sabato dalle 9 alle 13.

In ottemperanza alle disposizioni governative i cittadini di età superiore a 12 anni, privi di specifica esenzione medica, potranno accedere a Palomar solo esibendo il super green pass in formato digitale o cartaceo e indossando la mascherina Ffp2.

 

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