I Negrita tornano a casa per festeggiare Mac e l'album "Reset" - Foto

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Il giorno del compleanno di Mac, nonché anniversario dei 20 anni dell'album "Reset", i Negrita tornano nella loro città avvolgendo il pubblico con l'abbraccio di un amico ritrovato.

L'occasione non poteva essere più confortevole. Il maestoso Teatro Petrarca profuma di casa e non si può fare a meno di notarlo. Allestito a mo' di salotto si prepara ad accogliere per la prima volta qualcuno che è di famiglia. La band, accomodata su poltrone e sgabelli, si presenta sotto una luce diversa: sono narratori, incantatori.

Pau prende il ruolo di rapsodo e ci introduce, attraverso una premessa necessaria, alla trama di una storia più grande, tessuta sulla base dei loro brani. Perché esibirsi nei teatri? Perché queste sono canzoni impegnate, ne va analizzato il contenuto seduti insieme al pubblico. Tanti i pezzi portati in scena tratti dall'album "Reset", così festeggiato per i suoi 20 anni. Ad Arezzo poi i Negrita dedicano "Hollywood": "Arezzo negli anni '80 era vista da noi come una città che non funzionava, come una città opprimente che ci ha portati a cercare una via di fuga. Adesso è diventata migliore, è una città che si fa vivere. Penso che la cosa più bella che possa accoglierti è casa tua".

Al pubblico, già scaldato dalle parole di Pau, viene inferto il colpo finale: Mac e Drigo soli sulla scena, la dolcissima voce del secondo che avvolge il teatro e applausi a non finire. Cullati dalla loro città i Negrita si lasciano andare e, come in una scena di metateatro, si rivolgono al pubblico, scherzano e salutano il sindaco Ghinelli al quale, alzando le mani, dicono: "Noi non odiamo la Lega, è Salvini che proprio non ci piace".

E quando tra risate e malintesi lo spettacolo giunge alla sua fine ecco che il pubblico si alza e abbraccia i suoi cantanti, i suoi artisti, quasi a dire "bentornati".

Tags: Musica Teatro Petrarca Negrita

Giulia Senesi

Giulia Senesi

Laureata in Filologia, Letteratura e Storia dell’antichità. Sono una grande amante di viaggi e cinema; parlo inglese, spagnolo e un po’ di tedesco. Credo che la scrittura abbia un effetto catartico.