Moda e lusso, Bertelli: "Made in Italy al top, ma problema dimensionale per le imprese"

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A tutto campo su "L'Economia", inserto del quotidiano il Corriere della Sera in edicola oggi, in un interessante articolo intervista a firma Maria Silvia Sacchi, il numero uno di Prada, Patrizio Bertelli: "il divario fra chi produce made in Italy e chi non produce in Italia sarà sempre più marcato".

Reduce dai confortanti risultati del bilancio di Prada al 31 dicembre 2021 e dall'ennesima intuizione imprenditoriale, stavolta territoriale, con l'acquisizione dello storico ristorante aretino "La Buca di San Francesco", Patrizio Bertelli, aretino doc, amministratore delegato e azionista di riferimento, con la moglie Miuccia Prada, del colosso valdarnese del lusso, analizza la situazione internazionale: «Per il mio carattere mi riesce difficile essere indifferente a ciò che accade attorno a me». Bertelli aveva già toccato questi temi nell'analisi dell'ultimo bilancio: “Per il Gruppo Prada i primi mesi del 2022 sono stati molto promettenti. Prosegue l’esecuzione della strategia di lungo periodo, i cui pilastri sono l’identità distintiva dei nostri brand, la qualità dei prodotti, il know-how industriale, il focus sulla distribuzione diretta e la sostenibilità al centro dei nostri valori. Abbiamo intrapreso azioni decisive per rispondere alle esigenze di un mercato del lusso in continua evoluzione e posso confermare che abbiamo registrato una crescita significativa di ricavi e margini. Questi risultati consolidano la nostra fiducia per il raggiungimento dei target di medio periodo, seppur al momento resti difficile valutare le implicazioni sull’economia globale del conflitto in Ucraina. La preoccupazione del Gruppo è rivolta oggi a tutti i nostri colleghi che subiscono gli effetti della guerra e alle loro famiglie, a cui continueremo a fornire supporto, così come alle comunità locali e alle persone che si trovano in grave difficoltà in questo tragico momento”. Patrizio Bertelli spiega come sia diventato "più complesso fare l'imprenditore negli ultimi 20 anni, dopo l'11 settembre". Paradossalmente «sono aumentate le opportunità: si è allargato il mondo e sono arrivati nuovi clienti. Ma per affrontare questa maggiore complessità bisogna essere molto attrezzati industrialmente». Sulle delocalizzazioni, il settore della moda e del lusso presenta elementi di unicità: «l’elemento fondamentale del lusso è il made in Italy, che continuerà a essere premiante nel lungo periodo. Per me il divario fra chi produce made in Italy e chi non produce in Italia sarà sempre più marcato». Poi il ragionamento si sposta su uno dei temi da sempre cari a Bertelli, la dimensione delle aziende: «Ho sempre pensato che il problema dimensionale fosse fondamentale». Il perché è presto detto: per le imprese hanno assunto un ruolo prioritario «aspetti di carattere organizzativo, logistico, produttivo, di marketing, distribuzione. Ritengo che il vero, grande, limite nel nostro settore sia stata questa… non so come definirla… direi la scelta di “accontentarsi”, preferendo un Ebit del 5% anziché del 15%. Ma un’azienda che non guadagna non può crescere. Ora per esempio c’è una corsa ai mall, che contribuiscono significativamente alla crescita, ma per esserci bisogna avere le disponibilità per investire. In Italia, però, abbiamo esempi anche del contrario, pensiamo a Luxottica e Ferrero, i nomi migliori che possiamo fare: due società che hanno sempre puntato a crescere, una quotata, l’altra no… penso che sia un tema di atteggiamento imprenditoriale. Nella moda questo non è successo».

 

 

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