Banca Etruria si poteva salvare, arrivano ancora conferme

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Da tre anni e mezzo non esiste più la banca aretina, che sopravvive nelle vicende giudiziarie. Bruciano ancora le ferite del "fallimento pilotato". Salvatore Maccarone ha confermato che l'istituto poteva essere salvato coi soldi del FITD

Anche se Banca Etruria non esiste più da tre anni e mezzo, anche se pure UBI, che la rilevò, sparirà dentro Banca Intesa Sanpaolo prima della metà di aprile, anche se dal 22 febbraio ben diciotto filiali UBI/ex Etruria (con centoventicinque dipendenti) della nostra provincia apriranno con l’insegna BPER Banca, la ex banca aretina sopravvive ancora nelle vicende giudiziarie che, a vario titolo, la riguardano e riguardano alcuni suoi dipendenti, oltre a ex membri del Consiglio di amministrazione.

Molta acqua è passata sotto i ponti, ma ancora bruciano le ferite causate da quella strana procedura di “risoluzione” - una specie di fallimento pilotato - che nel novembre 2015 coinvolse nello stesso destino l’Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. Un procedimento devastante, che recepiva in qualche modo una direttiva comunitaria, che invece poteva essere evitato se solo le autorità competenti avessero permesso l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che era già pronto al salvataggio. Salvataggio che venne impedito perché considerato alla stregua degli “aiuti di Stato” e, quindi, considerato illegittimo e vietato dalle norme UE.

Poi, ma era ormai troppo tardi, il Tribunale UE smentì nel 2019 la Commissione UE alla Concorrenza, dichiarando che non si sarebbe trattato di “aiuti di Stato”, dato che il FITD avrebbe utilizzato soldi delle banche italiane; quindi, le 4 banche potevano essere salvate dal Fondo, evitando tutto quello che poi accadde.

Ora, il 15 febbraio, il presidente del FITD Salvatore Maccarone ha confermato, durante un’udienza al tribunale di Ancona sul crack Banca Marche, che le quattro banche (quindi anche l’Etruria) si potevano salvare - in termini di legge e coi soldi del Fondo -, che il Fondo era già pronto per l'intervento  e che la procedura di risoluzione UE poteva benissimo essere evitata.  

"E’ doloroso constatare - commenta Fabio Faltoni, segretario provinciale coordinatore della FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani - che tutto quanto di negativo si è rovesciato addosso a Banca Etruria, ai suoi territori, ai suoi esponenti e ai suoi dipendenti, si poteva evitare benissimo, bastava volerlo".

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