Agnolucci: "Il 25% degli aretini ha più di 65 anni, il 40% soffre di patologie croniche. Ecco le vere sfide del post-Covid"

. Inserito in Diario di Bordo

Il dottor Angiolo Agnolucci, capogruppo della Lista Ralli in  Consiglio Comunale ad Arezzo, articola una serie di proposte e lancia un “appello all’unità del Consiglio Comunale di Arezzo per la sanità aretina". Case della Salute, telemedicina e Hospice "sono solo alcuni dei grandi temi da affrontare"

Dottor Agnolucci, partiamo da un punto fermo

"La sanità toscana è comunemente valutata tra le migliori a livello nazionale, per efficienza ed efficacia, in grado di garantire l’applicazione di principi fondamentali della sanità pubblica che sono l’universalità e l’equità. Tuttavia, negli ultimi tempi si avverte una progressiva e percettibile caduta di livello legata essenzialmente a problemi di tipo organizzativo. Queste sensazioni sono maggiormente avvertite nella nostra Provincia, da cui si sente ancora più forte il distacco con le scelte decisionali fatte a livello regionale. Arezzo, infatti è compresa nella Area vasta Sud Est, con un territorio più grande di alcune regioni italiane, con 101 Comuni, di cui 39 di area montana e tre Province, con una popolazione di oltre 830 mila persone a cui si devono aggiungere nei mesi estivi oltre 500 mila tra residenti e villeggianti".

L'area vasta ha ancora un senso?

"La struttura di area vasta, pensata per ragione di taglio alla spesa, ha creato molti problemi di tipo comunicativo ed organizzativo, creando un vuoto abissale tra i vertici aziendali e gli Operatori Sanitari e anche tra la struttura e i pazienti stessi, con un conseguente disincentivo e perdita del senso di appartenenza e di comunità sia professionale che di cittadinanza. Nello specifico, mi duole attestare l’allontanamento di quasi tutte le funzioni dirigenziali dalla nostra Città, l’assenza di investimenti e di programmazione, l’esistenza di procedure lente e farraginose, tutte condizioni che contribuiscono a creare disagi e disaffezione negli Operatori, oltre a grandi disfunzioni per la fruizione dei servizi. Pertanto, la Regione deve mettere in atto una verifica sostanziale che dovrà portare alla ridiscussione dell’area vasta". 

Come ha reagito l'ospedale San Donato di Arezzo alla pandemia?

"L’ospedale San Donato, in questo anno di Covid, è stato completamente stravolto. Certo, ci troviamo ancora di fronte ad una pandemia e gli operatori e le strutture sanitarie sono chiamati a sforzi enormi. Però non deve essere dimenticata la sanità per il cittadino nel suo complesso: le liste di attesa sia per le visite specialistiche, che per la diagnostica, che per gli interventi di elezione, hanno subito un incremento insopportabile. Inoltre, la struttura dell’Ospedale deve essere rivista negli spazi, nella definizione del suo ruolo, nella funzionalità. Certamente l’Ospedale mostra tutta la sua età e per questo richiede un progetto di razionalizzazione e di ristrutturazione dell’immobile dal nuovo blocco operatorio, ai relativi servizi, in linea con una medicina moderna ed efficace, pensando alla sua progettazione post-Covid. Credo che si debba trovare una soluzione con tutti gli altri Comuni della Provincia, per costruire finalmente una rete ospedaliera efficace e sfruttare al meglio le risorse  delle strutture ospedaliere esistenti, al fine di garantire l’efficienza dei servizi a tutti i cittadini della Provincia".

La risposta delle istituzioni è stata efficace?

"Purtroppo, ci troviamo ancora in un momento difficile, sia dal punto di vista sanitario, che economico che sociale. E’ necessario pertanto uno sforzo ancora maggiore, ossia che le Istituzioni sappiano dialogare insieme per il bene comune della nostra cittadinanza. Questa pandemia ci ha fatto percepire con forza quanto siano importanti la programmazione e la progettazione di una rete sanitaria in grado di garantire la salute della nostra popolazione, in tempi normali e in tempi di emergenza. Ci vuole un cambio di passo: fino ad ora abbiamo rincorso le fasi della pandemia, arrangiandosi a trovare modi e spazi per arginare le conseguenze del virus. In tutta franchezza, l’assetto ha retto fino ad adesso solo grazie alla dedizione e professionalità di tutti gli Operatori sanitari sia ospedalieri che del territorio".

Quali sono le sfide post covid che ci attendono?

"Dobbiamo rafforzare l’assetto sanitario di tutto il territorio con i servizi adeguati, efficienti e moderni, dotandoli di tutta quella tecnologia necessaria che possa garantire, al di fuori dell’Ospedale, la cura e la gestione di tutte le cronicità legate all’invecchiamento della popolazione. Si calcola infatti che oltre il 25% degli abitanti di Arezzo abbia più di 65 anni e che circa un 40% abbia almeno una patologia cronica da tenere sotto controllo. E’ più che mai necessario un investimento importante sulle Case della Salute, nella telemedicina e nelle strutture di assistenza a bassa intensità". 

La sua posizione sull'Hospice?

"Ho seguito fin dai primi momenti la vicenda dell’Hospice, da quando a causa del Covid fu smantellata la palazzina Calcit del Pionta. L’Hospice è un servizio essenziale e di civiltà per la nostra Città, per questo sono felice che molte persone in città percepiscano l’utilità di questa struttura e il prezioso lavoro svolto dal personale e dai volontari. La USL tuttavia non ha ancora dato all’Hospice una sede definitiva, che sia adeguata, costruita e pensata sui bisogni dei degenti e non solo nella ricerca di un immobile qualsiasi, nonostante sia comunque passato più di un anno. Tutti siamo concordi nel dire che l’Hospice debba trovare spazio al Pionta, vicino all’Ospedale, inserito in una Cittadella della Salute dove potrebbero trovare spazio molti altri servizi essenziali, riqualificando un’ area attualmente in stato di degrado".

Il suo è un vero e proprio appello all'unità di tutte le forze politiche aretine

"Questi sono solo alcuni dei problemi che riguardano la sanità aretina e per questo vorrei chiedere a tutte le parti politiche della nostra Città, in un momento così difficile, di unire le forze,  al di fuori delle fazioni politiche e di portare avanti tutti insieme, su temi così importanti e di interesse comune, una azione concreta di rilancio. Il Sindaco non ha competenze organizzative e non può disporre delle risorse della USL, ma in quanto Autorità Sanitaria della Città, ha il compito di vigilare, controllare e verificare che la amministrazione sanitaria funzioni e porti a dei risultati effettivi, per questo deve avere l’appoggio di tutti.  Il dialogo con la Regione, deve essere continuo e costruttivo in virtù anche delle possibilità dei fondi europei per la sanità, è necessaria la collaborazione tra Istituzioni per allocare gli investimenti necessari alla sanità aretina.  Proprio perché questo è un momento difficile, segnato dall’aggravamento delle povertà esistenti e il pericolo concreto di nuove  povertà emergenti, abbiamo bisogno di maggiori sforzi e mai come adesso di superare le divergenze politiche, mettendo da parte lo spirito litigioso dell’arena politica. Abbiamo bisogno di un Consiglio Comunale forte ed unito che impegni e dia vigore al Sindaco ed alla Giunta di discutere e risolvere i problemi sanitari che non dovrebbero essere strumentalizzati dalla politica, ma risolti tutti insieme per l’interesse di tutti i nostri Cittadini".

 

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Guido Albucci

Guido Albucci

Di tante passioni, di molti interessi. Curioso per predisposizione, comunicatore per inclinazione e preparazione