Fumagalli, Ubi Banca: "Ad Arezzo oltre mille prestiti da 25 mila euro, abbiamo la forza per uscire dalla crisi" Ar24Tv

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A tutto campo con il responsabile della Macro Area Territoriale Lazio, Toscana e Umbria di Ubi BancaCristian Fumagalli: "Con il lockdown c'era il rischio di "avvitamento sistemico", abbiamo accolto il richiamo all'urgenza e alla necessità del Paese"

G.A. Dopo l'acquisizione di Banca Etruria, che territorio ha trovato Ubi Banca?

CF: "Il recente passato ha trasformato il territorio, che è a forte vocazione all'export, con un tessuto diversificato, forte densità di manifattura, tecnologia, luxury e filiera alimentare. Diversificazione e vocazione all'estero, ingredienti fondamentali per il successo delle aziende".

G.A. L'emergenza sanitaria ha dato avvio a un nuovo modo di fare banca. Che ruolo ha svolto e sta svolgendo Ubi Banca in questa delicatissima fase di ripartenza?

C.F. "Quello della Banca è uno dei ruoli fondamentali per la ripresa economica, in quanto è lo strumento con il quale viene concessa liquidità a famiglie e imprese. Pensiamo di averlo fatto bene, anche se sarà la nostra clientela a doverlo dire. Abbiamo operato con un carattere di urgenza e tempestività, cristallizzando i finanziamenti di imprese, famiglie e terzo settore nel mese di marzo. Il primo aprile, anticipando il Decreto Liquidità, abbiamo istituito un programma di azione volto a consegnare al territorio 10 miliardi di liquidità, un ammontare consistente per imprese e famiglie. Pensiamo di avere operato con un'adeguata velocità, lavorando con buon senso, un sistema di garanzie e in smart working. I feed back che ricevo comprovano il fatto che abbiamo ben operato".

G.A. Quanti sono stati i dipendenti a lavorare in smart working e come sono state riorganizzate le filiali?

C.F. "Abbiamo abilitato circa 13 mila dipendenti in smart working su un totale di 19.500. Nella prima fase le agenzie hanno funzionato con la minima configurazione. I risultati sono stati molto oltre le stime. Ha funzionato anche la consulenza, siamo riusciti ad arrivare a imprese e famiglie, tanto che abbiamo deciso di investire molto in tecnologia. Ora abbiamo ripreso una "quasi" normalità, siamo in attesa di recepire le nuove regole d'ingaggio dal 3 giugno"

G.A. Può tradurci in termini tecnici la frase del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte "mi appello al buon cuore delle banche"?

C.F. "Che le Banche adottassero un comportamento come nel caso delle più recenti crisi del 2008 e del 2011, cioè mettere in atto rapidamente le previsioni del Decreto Liquidità. Con il lockdown c'era il rischio di "avvitamento sistemico" che poteva generare una spirale di insoluti e difficoltà nei pagamenti, con fallimenti in serie. Le Banche si sono inserite in questa difficoltà, garantendo dei cuscinetti di cassa con le garanzie dello Stato per traghettare le aziende. Penso sia stato questo il messaggio. Abbiamo accolto il richiamo all'urgenza e alla necessità del Paese. Sui prestiti da 25 mila euro, quelli garantiti al cento per cento dallo Stato, Ubi Banca è leader in Italia con 49 mila pratiche erogate, con alle spalle un cumulo di richieste ancora da scaricare. Pensi che la seconda Banca in Italia ne ha 29 mila, cioè 20 mila in meno rispetto a noi. Questo testimonia che abbiamo comunicato bene e messo in pratica. Ad Arezzo ne abbiamo raccolte 1.220, quasi tutte completamente erogate, ne mancano circa 200. C'è una richiesta continua. Abbiamo interpretato al meglio le regole senza avere completa contezza di tutti i processi, "fidandoci" dell'azione governativa".

G.A. Solo chi è già vostro cliente può accedere ai 25 mila euro?

C.F. "Non è obbligatorio essere già clienti Ubi Banca, abbiamo il dovere di rispondere alle esigenze delle aziende. C'è un limite di capacity, per cui il nuovo cliente dovrà avere un po' di pazienza, giacchè le richieste sono tante".

G.A. In base a dati previsionali e agli elementi in suo possesso, è possibile prevedere un tempo di uscita dalla crisi?

C.F. "Ancora precoce poter definire e quantificare il costo complessivo della crisi. L'Italia passa da una stima ottimistica di caduta del Pil del 8%, fino a quella più pessimistica del 15%. La difficoltà è che una parte del mondo consistente, in primis gli Stati Uniti, che rappresentano un mercato fortissimo di esportazione delle nostre merci, sono ancora al culmine della crisi, al completo blocco operativo. Dovremo aspettare la fine della crisi sanitaria quantomeno nei paesi a maggior propensione al consumo e capire i nuovi comportamenti di spesa dei consumatori. Solo in quel momento, dopo i mesi estivi, avremo un quadro complessivo più chiaro. Dobbiamo essere prudenti, la caduta del Pil dovrebbe essere in doppia cifra, intorno al 10%. Certo che un vaccino risolverebbe tutto e potremmo rivedere le stime"

G.A. È anche la nostra speranza. Qualche giorno fa Arezzo 24 ha pubblicato la trimestrale di Ubi Banca. Quali sono i punti di forza e gli eventuali elementi di debolezza e fragilità?

C.F. "Emergono tre punti forza: il più importante la densità di capitale. La nostra banca è solida, con una forte patrimonializzazione. Nella trimestrale Ubi Banca continua una tendenza di rafforzamento del suo capitale, raggiungendo livelli sopra la media italiana. Il secondo aspetto è quello economico: abbiamo registrato nel primo trimestre un utile netto del +20% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Considerando che nel primo trimestre sia compreso anche il mese di marzo, questo è un grande risultato e il segnale che a gennaio e febbraio abbiamo avuto una traiettoria molto sostenuta (di crescita ndr). Tutto questo, nonostante la banca abbia le sue radici profonde a Bergamo e Brescia, che hanno avuto una situazione emergenziale ben più grave rispetto, per esempio, a quella di Arezzo. Terzo aspetto: una qualità dei crediti nettamente migliorata. Rispetto al 2015, abbiamo meno della metà di crediti non performanti. Quindi una Banca solida, con più qualità del credito e una traiettoria sull'utile in miglioramento trimestre per trimestre. Siamo orgogliosi"

G.A. La sento fiduciosa. Se la sente di trasmettere un messaggio positivo al sistema produttivo aretino, alle piccole e grandi imprese che sono dentro una tempesta perfetta e anche alle famiglie del territorio aretino?

C.F. "Voglio piuttosto lanciare un messaggio di concretezza: abbiamo operato in emergenza erogando tanto e bene, con volumi doppi rispetto allo scorso anno, abbiamo attivato tutta la capacità di ascolto possibile sulla rete. Certamente non è possibile assecondare tutte le richieste, ma abbiamo la capacità di reagire alla crisi in maniera molto strutturata. Tutti i nostri gestori business e privati sono disponibili con adeguata velocità per rispondere alle richieste".

UBI BANCA

NUMERO FILIALI MACRO AREA LAZIO, TOSCANA E UMBRIA: 205 FILIALI

NUMERO DIPENDENTI MACRO AREA LAZIO, TOSCANA E UMBRIA: 1.717

NUMERO DIPENDENTI Centro Direzionale Arezzo: 367

 

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Guido Albucci

Guido Albucci

Di tante passioni, di molti interessi. Curioso per predisposizione, comunicatore per inclinazione e preparazione