Chiudete questo Paese

. Inserito in Diario di Bordo

Alla fine questa situazione ci costerà mezzo punto di Pil e recessione. Le limitazioni istituite a partire dalle zone locomotiva economica e produttiva del paese, non lasciano presagire niente di buono per il resto dello Stivale, già piegato su se stesso per la grave crisi economica.

Quelli di Moody’s  stanno facendo i loro conti, mentre il virus, democraticamente, si sta espandendo in altri paesi d’Europa. Anche Germania e Francia, traino del Vecchio Continente, si apprestano a pagare un duro prezzo, probabilmente a breve anche altri Stati. Presagio di pandemia, emergenza sanitaria e recessione globale. Il Governo Conte, per alcuni in maniera tardiva e confusa, ha introdotto restrizioni, rispondendo alle istanze provenienti  dal mondo della scienza. La falla nella comunicazione dell’ultimo Decreto è stata un disastro. L’italiano ha agito in maniera singola, pensando alla propria “salvezza” personale e questa non è una novità. La risposta all’emergenza non può che essere collettiva, rispettando le regole che quotidianamente ci vengono ricordate per la propria e altrui incolumità. Facile, in un Paese come la Cina, da sempre abituato a seguire i dettami, meno semplice, se non impossibile, in Italia. Dove storicamente non siamo abituati a ragionare d’insieme. Dove negli ultimi anni abbiamo lasciato avanzare strambe ideologie propugnanti scie chimiche, mandando avanti gli "honesti tanto basta", concedendo reddito per ragioni elettorali. Siamo stati capaci di “silenziare” i capaci e i competenti, la meritocrazia messa all’angolo. Debilitando un sistema sanitario chiamato oggi a salvarci la pelle. Indebolendo università. Ricercatori con stipendi da fame. Accantonando il primato della scienza e favorendo l’ascesa di venditori di bibite insediati in ruoli chiave. Abbiamo lasciato passare il messaggio dell’inutilità dei vaccini, della laurea carta straccia, delle competenze inutili, favorendo altre dubbie premialità. Ci siamo illusi (non il sottoscritto) che uomini senza arte ma di parte, con la sola capacità di dileggio urlato e sguaiato, potessero sostituirsi ai più capaci, esperti, competenti, qualificati e con titoli. Abbiamo lasciato che accadesse ad ogni livello della nostra società, dalle Aziende al pubblico impiego, dalle Università alla politica. Nessuna meraviglia, quindi, delle falle di comunicazione del Governo, dei conseguenti assalti ai treni, delle città che non chiudono, delle fughe dalle zone di quarantena. Pechino ha fermato l’ economia e le attività sociali dell’intero Paese: chiusi aeroporti, ferrovie, fabbriche, uffici, scuole, locali. Perché in Cina nessuno fa vaghi «appelli alla ragionevolezza e alla responsabilità», ma si «ordina» di stare chiusi a casa senza uscire. E tutti lo fanno. Per un drammatico contrappasso, oggi la politica del Bel Paese è chiamata a rispondere all’emergenza in maniera univoca e unitaria. Soprattutto: ad applicare quello che raccomandano scienza, professori, ricercatori, medici. In maniera drastica, perchè agli italiani non puoi "consigliare e suggerire". Occorre una misura drastica. Con pesanti sanzioni per chi non rispetta se stesso, i propri cari e gli altri. Una volta tanto, la politica si trova, costretta dai fatti, che poi sono i tristi numeri di contagiati e deceduti, a deporre parzialità, ammainare le bandiere e riporre velleità da campagna elettorale. Occorre agire con coraggio, coralmente e collettivamente, rendendo primato alla scienza, perché la  “zona rossa” è dietro l’angolo e il virus non rispetta campanili. Gli amministratori della cosa pubblica rinuncino a iniziative estemporanee e a comunicazione di parte. Siano esempio. E chiudano questo Paese. Fermiamoci. 

Tags: Coronavirus

Guido Albucci

Guido Albucci

Di tante passioni, di molti interessi. Curioso per predisposizione, comunicatore per inclinazione e preparazione