Banca Etruria, quindi i clienti erano correttamente informati. Clamorosa sentenza di assoluzione

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David Canestri, Luca Bronchi e Giuseppe Fornasari, al centro del processo per il crac di banca Etruria nel filone per falso in prospetto, sono stati assolti: per due prospetti reato prescritto, per il terzo "il fatto non sussiste". Smontata l'accusa del pm Julia Maggiore

Uno dei capitoli chiave della complessa vicenda giudiziaria riguardante il crac dell'ex istituto di credito aretino, che riguardava i rapporti tra i vertici della banca e i risparmiatori travolti dal fallimento. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Julia Maggiore, aveva chiesto per tutti condanne a un anno e sei mesi con l'accusa di avere fornito ai risparmiatori informazioni non corrette riguardanti la vendita di obbligazioni di Banca Etruria. Per Maggiore, i manager nascosero i rischi dei bond: in pratica, sui prospetti sottoposti alla clientela, spesso piccoli risparmiatori, non sarebbe stato specificato il grado di rischio delle obbligazioni. Non solo: la clientela ignorava lo stato di crisi in cui versava Banca Etruria. Di tutt'altro avviso giudice monocratico Stefano Cascone del Tribunale ad Arezzo: per i primi due prospetti emessi per le obbligazioni del 2013 il reato è andato prescritto, mentre per quello relativo obbligazioni successive, «il fatto non sussiste». Presenti in aula le parti civili, oltre agli imputati Luca Bronchi, ex direttore generale e David Canestri, ex responsabile settore risk management. L'ex presidente Giuseppe Fornasari era rappresentato dagli avvocati. In un altro filone di indagine, Fornasari e Bronchi sono stati condannati a 5 anni con rito abbreviato per bancarotta semplice. Resta in piedi il procedimento per le cosiddette «consulenze d’oro».

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Guido Albucci

Guido Albucci

Di tante passioni, di molti interessi. Curioso per predisposizione, comunicatore per inclinazione e preparazione