Arezzo un anno dopo: movida senza limiti e senza mascherina. I controlli?

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Una settimana e più a lanciare allarmi, a minacciare sanzioni, ad avvisare che Arezzo è la terza città italiana per incremento di contagiati, a chiudere scuole, a prevedere zone arancioni scure, poi si arriva al sabato e per attraversare Piazza Grande o Corso Italia ci vuole il machete

Gruppi di 10/15 persone che bevono, fumano, chiacchierano senza mascherina o con la mascherina indossata “à la mode”: sotto il mento; ad un metro poco più altre 10/15 in identico atteggiamento (soprattutto giovani ma non solo giovani) ed i controlli? Dove sono i controlli? Avessi trovato un solo vigile urbano attraversando mezzo centro storico (in slalom, come ai bei tempi prepandemici). E dico vigile urbano perché Polizia e Carabinieri credo abbiano da occuparsi prevalentemente di faccende più delicate e poi dovrebbe essere la stessa amministrazione comunale che si vanta di preveggenza d’antan sulle chiusure scolastiche a pretendere, dal corpo che direttamente controlla, un rigoroso presidio degli spazi pubblici. Ormai dovrebbe essere chiaro che nella zucca delle persone il concetto di prudenza funziona solo se riferito agli altri e mai a sé stessi (altrimenti a Bergamo, dove è accaduto quel che sappiamo, non si sarebbero radunati in qualche migliaio fuori dallo stadio in barba ad ogni regola e precauzione) ed allora è necessario che le regole dettate da queste emergenza drammatica non solo dal punto di vista sanitario, ma anche e soprattutto da quello sociale ed economico vengano fatte rispettare a suon di richiami, avvisi e poi, se non resta altro da fare, di multe. E’ semplicemente ipocrita lanciare appelli, fare comunicazioni corrucciate e minacciose se poi non si fa niente per aiutare le persone ad ottemperare alle disposizioni, se i controlli latitano e si lascia che la pur comprensibile esasperazione per un anno escrementizio prenda il sopravvento (eh si, giusto un anno fa, la sera del 7 marzo 2020 venne proclamata la quarantena nazionale) a dispetto dei numeri che salgono maledettamente da ormai due settimane, se si ingenera anche il sospetto maligno che i controlli non si vogliano fare per un malinteso senso di protezione verso le attività economiche, allora poi non ricominciamo da lunedì mattina con i pianti greci e l’indice puntato, perché forse sarebbe il momento di farlo piazzandosi davanti ad uno specchio.

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Paolo Galletti

Paolo Galletti

Laurea in scienze politiche, da quando ha memoria ricorda solo il colore amaranto incitato sugli spalti di mezza Italia. Visceralmente legato alla maglia ed alla città si augura prima o poi di vedere accadere il miracolo sportivo che ancora non è mai avvenuto.