"Il fatto non sussiste": due agenti della Polizia penitenziaria di Arezzo assolti da accuse infamanti

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Quattro anni di sofferenze e denigrazioni per due agenti della Polizia penitenziaria di Arezzo accusati di aver sottratto soldi ai detenuti

Arezzo – “Giustizia è stata fatta. Mai avevamo dubitato sull’onesta dei nostri colleghi e né sull’operato della giustizia nell’accertamento della verità. Dopo quattro anni il Tribunale di Arezzo gli dà ragione, ma non toglierà loro la sofferenza e la denigrazione che hanno subito oltre alle spese che hanno dovuto sostenere per difendersi da accuse a dir poco “infamanti””. Questo il commento di Alfonso Galeota responsabile della F.N.S. CISL di Arezzo, all’indomani dell’assoluzione dei due colleghi della Polizia penitenziaria di Arezzo accusati nel 2016 di aver sottratto soldi che amministravano per conto dei detenuti. Finiti a giudizio per peculato, falso ideologico e appropriazione indebita per 5 mila euro. Rischiavano una pesante condanna e il posto di lavoro, perché la direzione del San Benedetto di allora decise di denunciare all’Autorità Giudiziaria il fatto ritenendo che la mancanza non si trattava di un mero errore contabile!

“Il nostro lavoro, prosegue Galeota, richiede molta responsabilità e, ognuno di noi, nonostante le continue pressioni, e qui voglio ricordare la cronica carenza di personale che si trascina da anni nonostante le reiterate denunce di una situazione al limite, tutti gli agenti che vi prestano servizio lo fanno con alto senso del dovere e professionalità e, sempre più spesso capita, di fare di più di quello che è dovuto, ma sappiamo di fare qualcosa di importante per la società.

La vicenda dei due colleghi è lo specchio fedele di questa situazione. Dalla ricostruzione dei fatti è emersa l’estrema difficoltà nella quale i due agenti di Polizia penitenziaria avevano dovuto operare ed il presumibile errore contabile nel quale erano caduti, senza tuttavia che mancassero soldi in cassa venendo rimossi dal loro posto di servizio in via cautelare, con tutte le mortificazioni del caso.

A questo punto, si domanda la CISL, se vi sono le condizioni che i lavoratori vengano reintegrati, cosa che un’Amministrazione dello Stato coerente dovrebbe non solo valutare. La sentenza di pieno proscioglimento e la fine di un incubo, ma voglio rimarcare che il personale tutto della Casa circondariale di via Garibaldi non può continuare a sostenere un carico di lavoro usurante così come sta accedendo da troppo tempo con il rischio che si possano verificare episodi come quello vissuto dai due colleghi".

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