Interessi fino al 912%, coniugi agivano anche ad Arezzo. L'operazione "Gold" mette fine a anni di usura e minacce

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Carabinieri della Compagnia di Montepulciano e la Guardia di finanza della tenenza di Montepulciano, hanno eseguito un'ordinanza cautelare nei confronti di tre persone per usura ed estorsione. I criminali operavano nel senese e nell'aretino

È stata ribattezzata "Indagine Gold", l'operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza poliziane che ha consentito di sgominare un gruppo criminale dedito ad usura ed estorsione che operava da ben 16 anni. Praticavano interessi fra il 25 ed il 912%. I principali soggetti “usurati” nella Valdichiana senese e aretina. Divselate anche parecchie fatture per operazioni inesistenti. Due persone sono finite ai domiciliari e una terza con l’obbligo di dimora. Sequestrati beni pari a 700 mila euro. L’indagine ha preso il via a novembre 2017 con l’arresto di due persone per “detenzione abusiva di due pistole con matricola abrasa e detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. In quella circostanza vengono sequestrate, oltre alle armi, anche 1,3 kg di oro fuso, 21 monete d’oro, gioielli tra i quali un anello da 20.000 euro e denaro contante per circa 45.000 euro. E' stato sequestrato anche un “ComprOro” di Sinalunga, riconducibile al sodalizio criminale, aperto da poco.

L'indagine, coordinata dai sostituti procuratori Serena Menicucci e Niccolò Ludovici, ha portato a due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di due coniugi e all’obbligo di dimora per una terza persona. Contemporaneamente è scattato un  sequestro preventivo di beni potenzialmente derivanti da attività delittuosa di 700mila euro.

Le indagini hanno consentito di individuare flussi di denaro verso piccoli imprenditori, commercianti e privati residenti nelle province di Siena e Arezzo, prestiti ai quali applicavano interessi usurari, calcolati – attraverso consulenze tecniche disposte dalla Procura - fra il 25 ed il 912%.

Gli usurai, per giustificare gli importi, avevano emesso un considerevole flusso di fatture per operazioni inesistenti nei confronti degli usurati al solo fine di nascondere la natura dei pagamenti tra le parti, mascherando con l’evasione fiscale un giro di usura che in quelle zone andava avanti sin dal 2004. Le vittime venivano talvolta anche intimidite e minacciate perché ripagassero il debito. E’ stato inoltre accertato che gli usurai che, nel tempo, hanno utilizzato almeno cinque società loro riconducibili, nulla hanno mai versato all’Erario. Durante tutta la durata delle indagini, numerose utenze telefoniche sono state monitorate dai militari dell’Arma, mentre sono stati esaminati, dai militari della Guardia di Finanza, 71 conti correnti con un’analisi dei flussi finanziari sviluppata dal 2008 al 2019.

"Le indagini - hanno spiegato i carabinieri senesi - hanno svelato un flusso di fatture per operazioni, rivelatesi inesistenti, emesse dagli usurai nei confronti delle vittime mascherando con l'evasione fiscale un giro di usura che in quelle zone andava avanti sin dal 2004".

"A rischio un settore trainante dell'economia, è stata un'azione sinergica di Carabinieri e Guardia di Finanza con attività tecnica e di ricostruzione: incrociando i dati, è emerso un rilevante giro di usura che andava avanti da tempo e rilevante sul piano economico. La Procura è stata in grado di intercettare gli usurati e raccogliere le denunce, che prima non c'erano",

ha spiegato Salvatore Vitello, capo della Procura senese.

 

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