Arezzo no Dad: "Questa casa non è una scuola"

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Dicono "no alla didattica a distanza e alla chiusura delle scuole". Hanno esposto striscioni alle finestre. Chiedono a tutti di unirsi alla contestazione: "Crediamo che la scuola sia un diritto e servizio essenziale da svolgere in sicurezza e in continuità"

"Siamo un  gruppo di cittadine e cittadini, genitori, con figli e figlie di varie età, scolare e prescolare, e di insegnanti, di educatrici e educatori e operatrici e operatori della scuola, di professioniste/i che vivono ad Arezzo". Si presentano così gli aretini che hanno dato avvio alla forma di protesta, esibita attraverso striscioni e lenzuola alle finestre, ai balconi e alle cancellate delle abitazioni con su scritto "Questa casa non è una scuola".

"Crediamo che la scuola sia un diritto e servizio essenziale da svolgere in sicurezza e in continuità. Siamo consapevoli della necessità di misure per contenere l’epidemia e ridurre i contagi ,ma crediamo anche che il diritto alla salute possa essere tutelato insieme a quello sull’istruzione. Lasciare aperti i centri commerciali e chiudere le scuole, consumare senza sapere, è forse questo il senso tangibile della società in cui viviamo? I fantomatici ‘tecnici’  e i nostri amministratori dovrebbero sapere che le scuole sono un luogo molto più sicuro e controllato di un centro commerciale, che con le scuole aperte, si può fare un lavoro di tracciamento senza uguali, che tramite le scuole si può condurre una campagna statistica molto utile sul modo di diffondersi della malattia. Nelle scuole sono stati applicati i protocolli sanitari più stringenti e più verificabili. Le scuole aperte  inducono comportamenti virtuosi, garantiscono un monitoraggio e infine il tracciamento di casi sospetti e contagi, che altrimenti sfuggirebbero a ogni controllo . Con le scuole aperte si evitano situazioni di grave emarginazione e di disagio. La didattica a distanza ha dimostrato di mancare di quella componente essenziale che è la relazione con l’altro e tra pari, senza la quale il processo di costruzione della personalità dei bambini e degli adolescenti non si compie.
Secondo il recente rapporto delle Nazioni Unite, presentato dalla direttrice del dipartimento salute mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche la salute mentale, non solo quella fisica, è a rischio a causa della pandemia di coronavirus. Per questo stiamo stendendo dalle nostre finestre striscioni con scritto QUESTA CASA NON E' UNA SCUOLA e chiediamo ai cittadini e alle cittadine di unirsi a questa nostra pacifica dimostrazione. Per ricordare che le scuole chiuse sono un delitto, un delitto nei confronti del futuro di intere generazioni. Se esiste uno strumento per sconfiggere il virus a lungo termine, quello è la scuola, quello è il sapere. Vergogna!"

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