Comitato salute casentinese: “L’emergenza non è finita, servono servizi e risorse”

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Ieri pomeriggio, 26 giugno, flashmob di protesta davanti all’ospedale di Bibbiena del Comitato Salute Casentinese. Il Comitato denuncia il processo di privatizzazione che investe la Sanità pubblica, le cui carenze ed inadeguatezze sono venuta a galla proprio con il Covid-19.

Per Carlotta Balzani, portavoce del Comitato Salute Casentinese «ci vuole un cambio di passo, uno scatto di orgoglio. Bisogna ottenere una rete di servizi efficienti, investire in tecnologie e risorse umane. Lo scempio dovuto al Covid-19 è frutto di impreparazione, inadeguatezza e scarso numero di mezzi e lavoratori. Nonostante siamo una delle province in Italia con il minor numero di decessi e contagi Covid, questo non deve esonerarci dal pretendere una messa in regola di tutte le strutture ospedaliere presenti sul nostro territorio dato che quanto è accaduto non dovrà più succedere e a prescindere dal Covid la Sanita pubblica è un bene troppo importante, da potenziare e non smantellare come successo in questi anni seppur in modo silente e graduale».

Sempre la Balzani ribadisce come «negli ultimi 10 anni la Sanità regionale ha subito una spaventosa sottrazione di risorse, e di conseguenza di posti letto e operatori sanitari (medici, infermieri, oss, e tutte le varie figure). Anche in tempo Covid questi tagli non sono cessati. Infatti, non bisogna dimenticare lo spreco di milioni di euro durante la fase 1 perpetrato dal Direttore Generale D’Urso, il quale ha destinato le nostre risorse economiche esclusivamente a cliniche private, sottraendole alle strutture pubbliche alcune delle quali portate alla cessazione della loro operatività, come accaduto a Bibbiena

Per questi motivi, Il Comitato Salute Casentinese chiede l’intervento della politica locale e provinciale, la quale deve far sentire forte la sua voce all’interno della Regione. E’ evidente come le idee della ASL Sud-Est siano estremamente confuse, irrealistiche e poco previdenti. L’emergenza non è ancora finita e a prescindere da questo è giunto il momento di smettere di investire nella sanità privata, e di tornare a potenziare quella pubblica.

Un potenziamento che a livello di Casentino va realizzato con almeno tre misure: il ripristino del pronto soccorso nelle 24 ore; la riapertura del reparto di chirurgia “giorno e notte”, con l'assunzione di nuovi specialisti; il ritorno del punto nascita, questo per quanto riguarda Bibbiena.

Invece. per il San Donato di Arezzo si chiede la ripresa della piena operatività di tutti i reparti, ad oggi ancora in gran parte appaltati ai privati, prevedendo un piano di assunzioni degno e concreto, o meglio “definitivo”, poiché ad oggi le poche assunzioni fatte sono tutte a tempo determinato mentre le necessità del territorio sono a tempo “indeterminato”.

Infine, crediamo che un dirigente che ha sperperato milioni di risorse pubbliche a beneficio delle cliniche private anziché per il potenziamento della sanità pubblica debba dimettersi; se ciò non accadesse, dovrebbero essere i Sindaci a richiederlo dato che tale decisione rientra nelle loro prerogative. Ci auguriamo che ci riflettano seriamente.

 

Comitato Salute Casentinese

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