Politica
Ruscelli: “Grazie a Zingaretti e ok a Letta. Adesso il rilancio del Pd”
“Benvenuto a Letta“, dice Francesco Ruscelli.
“Niente vuoti al vertice ma una direzione forte e autorevole. Risponde all’esigenza di un Segretario nel senso pieno del termine, che lavori ad un futuro di lungo periodo e che sia quanto di più lontano possibile da un semplice traghettatore.
Un Segretario che ridefinisca l’identità politica e culturale del Pd, che sia il perno programmatico del Governo Draghi, che realizzi nuovi ponti tra la politica e una società civile spaventata e stressata da pandemia e crisi economica.
Con Letta si apre una stagione nuova con un Pd caratterizzato da ascolto, passione, sincerità, e in cima ad ogni altra cosa “l’inguaribile volontà di guarire il mondo offrendo una speranza di futuro alle ragazze e ai ragazzi di domani“.
IL DOCUMENTO DELLA DIREZIONE PROVINCIALE PD DI AREZZO
Siamo dentro a uno dei passaggi più complicati della storia politica, economica e sociale italiana dal dopoguerra a oggi. L’emergenza sanitaria non è ancora finita, benché le aspettative legate alla vaccinazione di massa, aprano alla speranza, tuttavia gli effetti della pandemia dureranno nel tempo e incideranno sul futuro dell’economia, sulla qualità della vita, sui rapporti sociali. Da questa situazione se ne può uscire in due modi: proseguendo su di un modello di sviluppo ingiusto sul piano sociale e dannoso per l’ambiente, oppure indicando una prospettiva di crescita in cui il superamento delle disuguaglianze e la questione ambientale diventino il perno di una nuova economia.
In questa prospettiva il ruolo dell’Europa si sta mostrando fondamentale, confermando la giustezza della scelta europeista, non solo per reperire le risorse necessarie per la ripartenza ma per indirizzare il modello della ripresa.
Diventa dunque sempre più di attualità il ruolo che un partito riformista e progressista come il PD nel suo complesso dovrà e potrà svolgere per affrontare le nuove sfide indotte dalla globalizzazione economica e dalla nuova fase geopolitica che sta attraversando il pianeta.
Le parole pronunciate dal segretario Zingaretti a corredo nelle sue dimissioni, hanno dato una forte scossa che richiede ora un conseguente chiarimento politico.
Di fronte a tale scenario le piccole contese impallidiscono e perdono di valore. Non possiamo più accettare che discussioni interne al PD sulla sua identità e sulle emergenze che ci impone la modernità divengano una mera contrapposizione di correnti invece di divenire occasione per elaborare contributi sulla ricchezza ideale e progettuale del Partito oppure, semplici strumenti di accesso agli incarichi con logiche di spartizione. Occorre riconoscerlo: se non superiamo questo rischio rischiamo di andare mille chilometri lontano
dalle aspettative della gente che guarda con preoccupazione al futuro e chiede risposte rapide ed efficaci.
La crisi attuale che sta vivendo il PD dovrebbe invece trasformarsi in una occasione di chiarimento e di crescita. Essa, tuttavia, non è solo frutto di personalismi esasperati. I personalismi, le divisioni, sono i figli degeneri di un passaggio politico incompiuto. Il ritardo nel definire una costruzione identitaria e culturale che faccia finalmente sintesi delle culture che, generosamente, hanno originato il PD e che indichi che cosa deve essere oggi il nostro partito. Siamo bravi a indicare i valori ma meno bravi a declinarli nella pratica quotidiana. L’assenza di un progetto politico in grado di aggredire alla radice emergenze come quella ambientale e del rinnovamento del welfare limita la nostra azione. La crisi del PD sta anche nella difficoltà di selezionare una classe dirigente in grado di dialogare da un lato con le persone e dall’altro di comprendere la vastità dei processi in atto su scala europea e mondiale. Non a caso, da tempo, il PD si sta sempre più dividendo non sulle idee, cosa normale in un grande partito ma sui nomi e sulle rendite di potere. Questo sta generando una vera e propria scissione tra la discussione interna al PD e le reali esigenze del paese. E’ pur vero che abbiamo attraversato momenti difficilissimi come quando ci siamo caricati sulle spalle il governo del paese dopo la fallimentare dell’esperienza dell’alleanza populista tra 5 stelle e Lega. Poi è arrivata la pandemia e il governo Conte, nonostante errori e ritardi che dobbiamo
riconoscere, è riuscito, soprattutto grazie alla presenza del PD, insieme ad altri governi europei a ribaltare completamente l’approccio economico dell’Unione attraverso il recovery fund e le misure ad esso collegate. Si è finalmente compreso che senza uno sforzo per superare le difficoltà economiche e l’austerità dei bilanci sarebbe stato impossibile rimettere in piedi l’economia. E’ mancata però in questa la forza politica di riaffermare che la qualità degli interventi deve eguagliare e per certi aspetti superare la quantità della massa finanziaria messa a disposizione. Questo limite evidenzia non solo la crisi programmatica del centrosinistra italiano, ma dell’intero campo progressista europeo.
E poi è arrivata la crisi del governo Conte due, agevolata dall’emergere di un progetto politico trasversale teso a un riallineamento degli indirizzi di politica economica e di allocazione dei fondi comunitari in base ad un asse politico diverso da quello espresso dalla maggioranza PD, Cinque Stelle, LEU, Italia Viva che lo aveva sostenuto ed innescato dalla scelta di Italia Viva di uscire da quella maggioranza.
Il Partito democratico a questo punto ha fatto all’unanimità la scelta responsabile di aderire alla richiesta del Presidente Mattarella e di sostenere l’esecutivo Draghi.
Una presenza che il PD deve intendere finalizzata a non disperdere nel programma di governo quegli elementi di giustizia sociale, redistribuzione economica, rafforzamento dello stato sociale, politiche ambientali che stanno alla base di una proposta politica innovatrice.
In questo quadro diventa centrale la costruzione di una collaborazione su progettualità condivise nell’attuale maggioranza di quelle forze politiche (a partire da LEU e Cinque Stelle ) che hanno sostenuto il Governo Conte due per cercare di salvaguardare il baricentro dell’azione di governo verso politiche di centrosinistra, evitando che l’azione di governo si sposti a destra per effetto della presenza della Lega. Va anche evidenziata la necessità, in momenti delicati quali quello che stiamo attraversando, di tutela e rispetto delle decisioni assunte negli organismi dirigenti del partito. A maggior ragione quando queste sono state assunte unitariamente. Le prese di posizione ex post servono solo ad indebolire il partito ed il segretario. In questi due anni Nicola Zingaretti ha svolto il ruolo di Segretario del Partito Democratico con correttezza e lealtà, guidando il partito nella peggiore fase della storia del paese, rispettandone sempre gli organismi e le persone, e consentendo al partito democratico di tornare protagonista della politica nazionale, ponendolo al centro di un sistema di alleanze e in grado di esprimere Sindaci e Presidenti di Regione capaci dopo la cocente sconfitta elettorale del 2018 e nonostante ben due scissioni.
Per questi motivi il PD della provincia di Arezzo ritiene che sarebbe auspicabile che
l’assemblea nazionale, all’unanimità, chiedesse a Nicola Zingaretti di restare segretario, dandogli un mandato preciso ovvero difendere all’interno del governo Draghi le ragioni del centrosinistra e dando l’avvio ad una stagione di dibattito culturale e politico non più rimandabile da svolgere nelle forme migliori che lo statuto ci mette a disposizione ( congresso tematico o conferenza organizzativa e programmatica ) e che definisca l’identità del PD alla luce del contesto storico in cui siamo inseriti e delle sfide che esso pone per ricostruire l’Italia e l’Europa dopo la Pandemia.
Qui non è in discussione il fatto che ci siano idee diverse in campo, contributi utili quando indirizzati alla sintesi, qui è in gioco l’essenza stessa e la ragione di esistere di un Partito, il suo senso di appartenenza. Perché un partito si fonda su identità, valori, progetti, regole, condivisione e decisione. Un partito dove non deve esserci separazione tra livelli politici e livelli istituzionali e di rappresentanza parlamentare.
Quello che ci sta a cuore è il PD e la sua ragione di esistere in Italia e in Europa. Per questo lo ribadiamo: occorre ripartire da valori condivisi:
-Lotta alle disuguaglianze, ai corporativismi e alle rendite di posizione
-Superamento della precarietà e della insicurezza.
– promozione di uno sviluppo realmente sostenibile, dove la crescita necessaria del PIL porti
crescita della qualità della vita. Rispetto dell’ambiente, salvaguardia delle risorse essenziali
per le generazioni future (“green new deal”)
-Valorizzazione dei talenti e dei meriti all’interno di un tessuto sociale egualitario e solidale
-Promozione di una classe dirigente che stabilisca un rapporto diretto e costante fra politica e
società
-Coinvolgimento degli iscritti sulle decisioni
Al centro della nostra battaglia politica a Roma come ad Arezzo dobbiamo mettere una serie di
punti principali:
Sviluppo sostenibile e transizione ecologica
Lavoro
Stato sociale
Ambiente
Scuola
Women new deal
Cultura
Giovani
Perché il PD è una forza politica che sta dalla parte delle persone e rappresenta idee di libertà, giustizia sociale e di emancipazione. Un partito di donne e uomini, che ogni giorno sta sul principio statutario della parità di genere e la promozione di una cultura attenta alle differenze e alla dimensione di genere della politica e della società.
Da qui deve prendere avvio la ripartenza del PD, per costruire a Roma, come nei territori, le
alleanze politiche indispensabili per governare. Un processo complicato che, chiede unità e rispetto per il pluralismo interno, assenza di veti e molto più spirito di comunità. A tutti i livelli.
Non dobbiamo chiuderci in noi stessi, nel mito di una autosufficienza che non esiste, la società italiana è una società complessa che necessita di momenti di sintesi ma anche di chiarezza. Se non faremo questo saremo condannati alla marginalità e alla irrilevanza politica. Dobbiamo riconoscere che esiste un bisogno di vero riformismo progressista. Per questo occorre una riscoperta di valori non negoziabili. Lotta alle disuguaglianze, uso degli strumenti pubblici, dal fisco, ormai regressivo, a pilastri di solidarietà generale come previdenza, sanità, istruzione, ricerca, ambiente., inclusione, solidarismo, pari opportunità.
Scegliendo di rafforzare il PD noi scegliamo una cosa che è molto al di sopra del destino dei singoli dirigenti. Noi scegliamo i valori e non i nomi. Per questo abbiamo bisogno di un confronto approfondito ( congresso per tesi o conferenza programmatica ) che si concentri sulle idee e non sui nomi. Riteniamo, infine, che, qualora nell’assemblea nazionale non si verifichi il ritiro delle dimissioni di Nicola Zingaretti, che si proceda, nel rispetto dello statuto, all’elezione di un nuovo segretario nazionale, con mandato pieno, che prosegua sulla piattaforma politica programmatica emersa dalle primarie del 2019 e che ha guidato il partito in questi due anni, aggiornandola al mutato contesto
storico e politico intervenuto. In tale eventualità riteniamo che la figura di Enrico Letta abbia tutte le caratteristiche, il profilo, l’esperienza e le capacità per ricoprire il ruolo di segretario nazionale del partito nel momento che stiamo attraversando.
In caso contrario, riteniamo che si debba andare ad un congresso anticipato a tutti i livelli che
consenta al PD, di ritrovare la sua anima di forza riformista e progressista, vicina ai bisogni della gente, coerente con i principi del cattolicesimo democratico e sociale, del socialismo europeo e dei riformismi e della cultura ambientalista che hanno originato il PD nel 2007.




