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giovedì | 01-01-2026

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Lavoro

Sciopero pubblico impiego, l’adesione della minoranza FP-CGIL “Riconquistiamo tutto”

Lo sciopero generale del settore pubblico del 9 dicembre 2020 “è una iniziativa di lotta che va sostenuta e valorizzata, per cui l’area di minoranza della CGIL invita tutti i/le dipendenti del pubblico impiego a scioperare“, recita una nota del sindacato.

“Purtroppo, e strumentalmente da più parti, l’iniziativa è stata accolta come se si trattasse di un affronto all’Italia che soffre e che vorrebbe lavorare ma non può farlo. Ciò dimostra come continui ad essere forte, e con tutti i mezzi di comunicazione a disposizione, l’azione dei poteri dominanti che in questi anni hanno promosso la fittizia contrapposizione tra lavoratori pubblici e privati, tra presunti interessi dei lavoratori giovani contro gli anziani, come dei salariati autoctoni contrapposti alle masse migranti. Anche grazie a questa strategia sono passate le peggiori controriforme del lavoro, delle pensioni, le riduzioni del sostegno al reddito e i tagli al welfare, oltre al passaggio di interi settori di garanzia di diritti universali (mobilità, sanità, scuola) all’esercizio del profitto privato.

C’è in Italia un evidente problema salariale. Ma c’è per il lavoro privato come per quello pubblico. Siamo all’ultima possibilità di finanziamento del rinnovo contrattuale 2019-2021in legge di bilancio, e la proposta del Governo, oltre a non operare alcuna controtendenza alla logica della compressione salariale, dissemina la proposta di trappole per la pubblica opinione, svelando il ruolo di comprimario del lavoro pubblico rispetto agli interessi della impresa privata e al modello di sviluppo per il paese di cui questo governo è portatore.

La proposta contenuta in legge di bilancio e gli atti di indirizzo della ministra parlano di un aumento del 4,07%. Ma è un abbaglio perché nella cifra è contenuto sia l’elemento perequativo sia l’indennità di vacanza contrattuale. Inoltre è una media che comprende i lauti stipendi per la dirigenza, e vi sono 210 milioni che riguardano esclusivamente il comparto sicurezza. Inoltre non vengono indicati nessuno dei macrotemi legati al potenziamento dei settori pubblici e al piano straordinario di assunzioni.

Lo sciopero è una risposta di dignità a fronte di proposte squalificanti. Ed è una risposta che va condivisa e sostenuta da tutti, anche da coloro che, non lavorando nel settore pubblico, sono stati convinti di doversi contrapporre ai dipendenti pubblici, in questa guerra fra poveri.

Tutti devono rendersi conto che la polemica sullo sciopero del 9 dicembre è un attacco a tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato, perché si vuole confermare la logica della compressione dei salari; si vuole ribadire che i soldi devono andare alle imprese.

Invece noi, con questo sciopero, chiediamo investimento sui settori pubblici; sanità, prevenzione, formazione; promozione di una forte rete di infrastrutture pubbliche in grado di sostenere sviluppo ed equità, diritti e redistribuzione del reddito, welfare e giustizia sociale, oltre che lotta alla corruzione ed al malaffare legato alla declinazione degli interessi privati.

Questo è lo sciopero di chi in questi mesi ha provato a dare dignità al Paese intero. In condizioni impossibili, di fronte ad una pandemia pesantissima. Il senso di responsabilità e di abnegazione di tanti lavoratori del nostro mondo, ha provato a tappare le falle, a dare un riferimento ad una popolazione disperata, a difendere i presidi di sanità e di assistenza. E il prezzo è stato però inaccettabile: migliaia di contagi tra gli operatori sanitari in servizio e  centinaia di morti. Il sistema ha affrontato la pandemia attraverso il sacrificio di operatrici e operatori sanitari e attraverso il loro martirio. Sono emerse criticità causate da politiche lunghe decenni, ma anche di incapacità di questo Governo. La sanità è vittima dei tagli di decenni, di politiche di aziendalizzazione e di privatizzazione. E’ vittima di un regionalismo scellerato e senza logica. Delle politiche regionali, di tutte le Regioni, compresa la Toscana.

E’ su questi disastri che arriva questo sciopero. Avremmo dovuto farlo un anno fa, perché già allora mancavano le risorse in legge di bilancio e i contratti erano scaduti già allora da un anno.

Noi scioperiamo per il contratto, per la sicurezza sul lavoro, e lo facciamo dopo una strage di operatori sanitari.

Noi scioperiamo perché al lavoro pubblico serve personale giovane, la stabilizzazione dei tanti precari, lo sblocco del turn over.

Scioperiamo per la dignità, per la qualità dei servizi pubblici, per i diritti di tutta la società”.