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lunedì | 09-03-2026

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Politica

“Una ferita nel cuore di Anghiari”: Bianchi e Checcaglini interrogano il sindaco sulla rampa a Palazzo Taglieschi

ANGHIARI – Una rampa in cemento realizzata per agevolare l’accesso al Museo Nazionale di Palazzo Taglieschi finisce al centro di una polemica politica ad Anghiari. La struttura, addossata alle antiche mura del palazzo e visibile da via Garibaldi, è stata definita dai consiglieri comunali Danilo Bianchi e Mario Checcaglini «una ferita nel cuore di Anghiari».

I due esponenti dell’opposizione hanno presentato un’interrogazione urgente rivolta al sindaco Alessandro Polcri per fare chiarezza sulle autorizzazioni rilasciate e sul ruolo dell’amministrazione comunale nella realizzazione dell’intervento.

Secondo i consiglieri, la rampa «deturpa la vista di uno degli angoli più caratteristici e armoniosi del centro storico», andando a incidere su un edificio simbolo del patrimonio anghiarese come Palazzo Taglieschi, sede del museo nazionale e bene vincolato.

L’interrogazione diventa anche l’occasione per tornare a criticare quello che Bianchi e Checcaglini definiscono un metodo amministrativo che starebbe caratterizzando l’attuale mandato.
«Lo abbiamo denunciato più volte – dichiarano –: non si tratta di episodi isolati. Dalla scala ai contrafforti di Piazzetta della Fonte alle modifiche a Porta Sant’Angelo, fino all’utilizzo dell’atrio di Palazzo Comunale come sala da pranzo per banchetti nuziali, con tavoli imbanditi e camerieri tra stucchi e affreschi del municipio. Sono tutti segnali di una progressiva perdita di sensibilità istituzionale verso il decoro e la dignità dei luoghi pubblici e storici».

Nel caso specifico del museo, i consiglieri evidenziano anche quello che definiscono un «paradosso». Il Museo di Palazzo Taglieschi è infatti gestito dalla Soprintendenza, lo stesso ente che presumibilmente avrebbe autorizzato – o addirittura progettato – l’intervento.
«Ci chiediamo – sottolineano Bianchi e Checcaglini – come sia possibile che chi è preposto per legge alla tutela del patrimonio non abbia visto in questo intervento una ferita alla fisionomia di un luogo tanto delicato. Forse si è guardato solo alla norma, dimenticando il contesto».

I due consiglieri precisano però di non voler mettere in discussione il principio dell’abbattimento delle barriere architettoniche.
«Sarebbe assurdo e insensibile opporsi all’accessibilità – spiegano –. Il tema è un altro: esistevano soluzioni meno invasive. Una rampa removibile, ad esempio, da collocare all’occorrenza con l’assistenza del personale museale. Certo, magari meno agevole di una struttura fissa, ma capace di garantire l’accesso senza stravolgere la memoria dei luoghi».

Bianchi e Checcaglini sollevano inoltre dubbi sull’effettiva utilità della struttura. «Ci domandiamo quale sia il reale beneficio di questa rampa d’ingresso, considerato che all’interno il museo, per la sua conformazione storica, presenta presumibilmente dislivelli e barriere non facilmente superabili. Forse non era possibile – o non lo si è voluto fare – rendere accessibili gli spazi interni. Allora perché deturpare l’esterno per un beneficio solo parziale?».

Un altro elemento che preoccupa i consiglieri riguarda il completamento dell’opera. «Dalle foto disponibili la rampa non sembra ancora terminata – osservano –. Nei prossimi giorni con ogni probabilità verrà collocata una ringhiera di protezione lungo i margini. Un’aggiunta che renderà il manufatto ancora più impattante dal punto di vista visivo. Quello che oggi è già una ferita, domani sarà ancora più difficile da ignorare».

Per Bianchi e Checcaglini il nodo centrale resta il ruolo del Comune.
«L’amministrazione non è un semplice ufficio che appone timbri – affermano –. Ha il dovere di vigilare e di essere garante attivo della conservazione dell’immagine di Anghiari. Se un progetto, anche presentato da un ente sovraordinato, risulta invasivo e lesivo dell’armonia del centro storico, il Comune deve intervenire, chiedere modifiche e proporre alternative. Non può limitarsi ad autorizzare».

Secondo i consiglieri, la tutela del patrimonio riguarda l’intera comunità. «Il patrimonio non è della Soprintendenza né del Comune: è della comunità, è la ragione per cui Anghiari è conosciuta e amata nel mondo. Richiede cura, attenzione e, se necessario, anche il coraggio di dire no a soluzioni sbagliate».

Con l’interrogazione presentata in municipio, Bianchi e Checcaglini chiedono di poter visionare tutti gli atti e le autorizzazioni relative all’intervento e annunciano di voler portare la questione anche in Consiglio comunale.
«Non ci fermeremo qui – concludono – perché difendere Anghiari significa difendere la sua anima».

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