Lavoro
Indennità di pronto soccorso: penalizzati gli infermieri toscani. Il segretario Giannoni: “Siamo delusi, dalla Regione uno schiaffo”
Le nuove linee di indirizzo prevedono cifre molto più basse rispetto ad altre regioni. Appello alla politica: “Un confronto urgente con i sindacati firmatari del contratto”.
C’è grande insoddisfazione, tra le fila del NurSind, sul tema dell’aggiornamento delle linee di indirizzo regionali riguardo all’indennità di pronto soccorso. Grazie ai quasi 8,4 milioni di euro stanziati per il 2023 e ai circa 12,8 milioni del 2024, la Regione ha definito un aumento di 190 euro mensili lordi per l’anno 2023, cifra che sale a 310 euro lordi al mese per il 2024.
A scatenare la protesta del sindacato degli infermieri è la differenziazione minima che viene fatta per area e non per profilo, come invece prevede il contratto. La Regione ha stabilito infatti un differenziale massimo del 13% rispetto al parametro base: una cifra che si aggira sui 40 euro e non va certamente a riconoscere e valorizzare il disagio legato ai carichi di lavoro e alle attività svolte dagli infermieri che lavorano nei pronto soccorso. Non va così in molte delle altre regioni: in Lombardia, ad esempio, la differenza dell’indennità tra i professionisti della salute e gli altri profili può superare i 200 euro al mese. In Umbria infermieri e ostetriche ricevono il 100% del valore massimo teorico dell’indennità, cifra che scende al 60% per le professioni tecnico-sanitarie, al 50% per gli Oss e al 40% per il restante personale tecnico e amministrativo. Le disparità rispetto alle altre regioni, inoltre, non riguardano solo l’indennità mensile, ma anche gli arretrati che verranno corrisposti per il 2023 e 2024, con una differenza che in alcuni casi supera i 3mila euro rispetto ad altre regioni.
“Siamo molto delusi – tuona Giampaolo Giannoni, segretario regionale del NurSind – dalla decisione della Regione Toscana, che ignora e non valorizza il disagio dei propri infermieri che lavorano al pronto soccorso. Una decisione che ha rappresentato un vero e proprio schiaffo, perché disattende nei fatti le previsioni contrattuali, che prevedono una differenziazione per profilo che non può essere quella del 13 per cento. Inoltre tale decisione è stata presa in modo unilaterale dopo un solo incontro. Senza considerare che quel 13% di aumento rispetto al parametro base per l’area dei professionisti non è fisso, ma va contrattato a livello aziendale. E questo rischia di creare diversità e disparità di trattamento economico inaccettabili all’interno della stessa Toscana. Invitiamo quindi la Regione a un confronto urgente con le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto per cercare di porre rimedio a delle linee guida oggettivamente inaccettabili”.




