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giovedì | 26-02-2026

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Cronaca

Arezzo, condanna a 18 anni per violenze e abusi in famiglia su una minore

Una vicenda di violenza domestica di estrema gravità ha trovato un primo importante epilogo davanti alla Corte d’Assise di Arezzo, dove è stato pronunciato ieri una condanna a 18 anni di reclusione nei confronti di un uomo accusato di maltrattamenti e abusi sessuali continuati ai danni della figlia della compagna.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’imputato — un uomo di origine tunisina, residente in provincia di Arezzo e impiegato come guardia giurata non armata — avrebbe agito per anni all’interno dell’abitazione familiare, imponendo alla compagna e ai figli regole di controllo e punizioni fisiche, culminate in aggressioni con un manganello che hanno reso necessario il ricovero di più membri della famiglia in pronto soccorso.

La denuncia è scattata dopo che, nel giugno del 2024, una delle figlie — oggi quattordicenne — ha trovato il coraggio di raccontare ai sanitari e alla madre gli abusi subiti. La ragazza ha riferito che le molestie erano iniziate quando era ancora una bambina di appena otto anni e che, negli ultimi anni, si erano trasformate in rapporti sessuali consumati in casa.

La ricostruzione processuale ha evidenziato una situazione di gravissima violenza domestica, in cui la minorenne ha vissuto una spirale di soprusi sotto lo stesso tetto in cui la famiglia doveva trovare protezione. La Corte d’Assise ha accolto la richiesta della pubblica accusa, ritenendo l’imputato responsabile dei reati contestati e imponendo una pena severa a tutela della vittima e dell’ordine pubblico.

La vicenda, seguita con grande attenzione anche dai servizi sociali e dalle autorità giudiziarie, sottolinea l’importanza della denuncia e dell’intervento tempestivo delle forze dell’ordine nei casi di violenza in ambito familiare, fenomeno purtroppo ancora presente e troppo spesso celato dietro le mura domestiche.

Le indagini e il processo hanno messo in luce non solo gli abusi sessuali, ma anche un clima di controllo e violenza fisica e psicologica che ha compromesso profondamente il benessere e la sicurezza della minore, e che ha richiesto l’attivazione di procedure giudiziarie adeguate per garantire la protezione delle vittime.

La sentenza della Corte d’Assise rappresenta una risposta forte del sistema giudiziario alla gravità dei fatti accertati, ribadendo la ferma condanna nei confronti di chi viola la dignità e la sicurezza delle persone più vulnerabili all’interno della famiglia.

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