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venerdì | 13-02-2026

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Cronaca

Impianto abusivo per il trattamento di rifiuti pericolosi sotto sequestro

Un impianto abusivo destinato alla raccolta, al trattamento e allo smaltimento di rifiuti speciali, anche pericolosi, è stato sequestrato dai Carabinieri al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Arezzo.

L’attività investigativa, condotta dalla Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri presso la Procura con il supporto dell’Arma territoriale, ha permesso di portare alla luce un sistema illecito che operava in totale assenza delle necessarie autorizzazioni, raccogliendo e trattando rifiuti pericolosi e non pericolosi, recuperando materiali cosiddetti “nobili” – come rame, ferro, ottone e altre leghe – destinati poi alla vendita sul mercato nero.

Un’attività completamente sommersa che, oltre a rappresentare un serio rischio per l’ambiente e la salute pubblica, generava una concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano nel rispetto delle normative vigenti.

L’indagine trae origine da precedenti accertamenti relativi al conferimento dei rifiuti presso l’isola ecologica del Comune di Arezzo, struttura alla quale possono accedere esclusivamente privati cittadini e aziende regolarmente accreditate. Da qui è emersa l’operatività di una ditta che, per organizzazione, rete di contatti e servizi offerti, risultava essere una vera e propria “capofila” nel settore degli sgomberi, della raccolta e del recupero dei rifiuti, nonché della vendita di oggetti di pregio, con attività estese ben oltre il territorio comunale.

Gli accertamenti hanno evidenziato come l’impresa fosse priva dell’autorizzazione regionale alla messa in esercizio del ciclo produttivo, mai rilasciata dalla Regione Toscana, e operasse con un impianto potenzialmente in grado di provocare gravi impatti ambientali. La struttura era infatti sprovvista delle misure minime e obbligatorie di sicurezza necessarie a contenere gli effetti delle lavorazioni su aria, suolo e acque superficiali.

Attraverso attività tecniche e riscontri documentali, i Carabinieri sono riusciti a ricostruire in modo dettagliato i flussi di ingresso e uscita dei materiali dall’impianto, quantificando così il volume degli affari illeciti e l’ingiusto profitto conseguito. È emersa una condotta abituale, protratta nel tempo e in progressivo ampliamento, ritenuta particolarmente pericolosa.

Alla luce degli elementi raccolti, il Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura aretina, ha disposto il sequestro preventivo dell’impianto, eseguito dai Carabinieri, con l’obiettivo di impedire la prosecuzione delle attività illecite.

Nel corso dell’indagine sono emersi collegamenti indiretti anche con alcune ditte di autodemolizione operanti in Valtiberina e Valdichiana, attualmente oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi.

Si precisa che il presente comunicato è diffuso nel rispetto dei diritti delle persone indagate, da considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, e al solo fine di garantire il diritto di cronaca, come previsto dalla Costituzione.

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