Diario di Bordo
Il treno del centrosinistra è partito, manca il capotreno. Snodo Vaccari/Ceccarelli
Arezzo entra nel vivo della partita elettorale. Sono giorni e ore convulse per la scelta dei candidati alla corsa della poltrona da sindaco, da una parte e dall’altra, tanto da meritare la massima attenzione nella ricostruzione. Andiamo dunque per ordine e per fatti.
Da un lato, il centrosinistra si presenta compatto, con la nascita ufficiale dell’Alleanza Progressista, presentata ieri alla Casa dell’Energia: una coalizione ampia che riunisce Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Arezzo 2020, Casa Riformista, I Popolari e l’associazione dei Riformisti. Dall’altro resta aperta – ed è tutt’altro che scontata – la scelta del candidato sindaco: il passaggio più delicato e politicamente sensibile di tutta la costruzione, con due diversi binari.
Il clima unitario dell’alleanza convive infatti con un confronto interno, soprattutto nel Pd, che nei prossimi giorni dovrà trovare una sintesi. Le forze della coalizione, secondo quanto filtra, sarebbero largamente orientate sulla figura di Franco Vaccari, nome che raccoglie il consenso di una parte significativa del Partito Democratico e l’endorsement esplicito del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.
Non tutto il Pd, però, appare allineato. L’ex consigliere regionale Vincenzo Ceccarelli ha confermato la propria disponibilità alla candidatura e nei giorni scorsi ha incassato il sostegno del gruppo delle Donne Democratiche, che ne valorizza l’esperienza amministrativa e il profilo politico. Più defilata, invece, la posizione di Stefano Tenti, imprenditore della sanità privata: una presenza sullo sfondo, da osservatore interessato, ma al momento non in prima linea.
La delicatezza della scelta è emersa con chiarezza anche nel corso dell’assemblea provinciale del Pd, svoltasi in serata, alla quale hanno preso parte il presidente Giani, la consigliera regionale Roberta Casini, il segretario regionale Emiliano Fossi e la segretaria provinciale Barbara Croci; questi ultimi due durante la giornata avevano ribadito la volontà di mantenere un clima collaborativo e uno spirito unitario. Di fronte alla proposta Vaccari, sia Fossi sia Giani hanno però dovuto registrare la resistenza di una parte del partito locale, convinta che Ceccarelli rappresenti il candidato ideale per guidare la sfida al centrodestra.
In serata, dalla Direzione provinciale Pd, arrivano conferme di quanto anticipato: dal dibattito è emerso come la scelta possa orientarsi tra due tipologie di profilo: da un lato una candidatura caratterizzata da una forte esperienza e competenza amministrativa, dall’altro una figura capace di rappresentare un segno di rinnovamento.
Tecnicamente, «il Partito – è stato spiegato – si riserva di individuare la candidatura anche avvalendosi di ulteriori consultazioni e di strumenti di indagine collaudati o previsti dallo statuto».
La decisione finale, secondo quanto trapela, dovrebbe comunque arrivare entro pochi giorni e dovrà avere il placet dell’Unione comunale del Pd guidata da Luciano Ralli. Un passaggio che si annuncia cruciale non solo per il Pd, ma per la tenuta dell’intera coalizione progressista.
In questa fase, il ruolo di Eugenio Giani appare sempre più centrale e apertamente interventista. Il presidente della Regione ha partecipato a entrambi i momenti chiave della giornata, segnalando quanto Arezzo sia considerata strategica. Già in mattinata, a Lucignano, all’inaugurazione del potabilizzatore, aveva tracciato l’identikit del candidato ideale:
«Alle ultime elezioni regionali – e devo ringraziare gli aretini per questo – nel Comune di Arezzo, amministrato da dieci anni dal centrodestra, ho preso quattro punti in più del mio competitor».
Un dato che, per Giani, ha un significato politico preciso:
«Questo rivela che, se si è scevri dalle personalità, c’è un’opinione generale che va verso il centrosinistra».
Da qui l’indicazione, seppur indiretta, sulle caratteristiche del futuro candidato sindaco:
«Dobbiamo assecondare questo dato con una personalità locale, radicata e gradita ai cittadini, che ci consenta di vincere in una città fondamentale».
Nel suo intervento conclusivo alla Casa dell’Energia, Giani ha poi ribadito il peso strategico del capoluogo:
«Arezzo è la quarta città della Toscana, una delle realtà economicamente più forti, una città bellissima che affonda le sue radici negli antichi Etruschi. Da presidente della Regione voglio vedere prevalere le forze progressiste e mi impegnerò a fondo perché questo accada».
Infine, l’endorsement più evocativo, legato a uno dei simboli identitari della città:
«Una delle caratterizzazioni di Arezzo a livello regionale e nazionale è Rondine Cittadella della Pace. Ciò che Rondine anima – la pace, la tolleranza, il rispetto delle idee e delle religioni – deve contagiare un clima come quello di stasera. Sono a disposizione per la scelta della candidatura».
Parole che rafforzano l’ipotesi Vaccari, ma che non chiudono il confronto. L’alleanza progressista appare solida; ora, però, il centrosinistra è chiamato a sciogliere il nodo più complesso: individuare il volto capace di tenere insieme equilibri politici, consenso civico e ambizioni di vittoria nelle comunali di Arezzo 2026.




