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domenica | 08-02-2026

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Sport

Freddo come un centravanti, generoso come un uomo squadra: Cianci racconta il suo Arezzo

Dopo il successo per 2-0 sulla Pianese, parla uno dei protagonisti della gara: Pietro Cianci. Entrato nella ripresa, l’attaccante amaranto si procura il rigore del raddoppio e lo trasforma con freddezza, spiazzando Filippis e mettendo al sicuro il risultato per l’Arezzo.

Pietro, il tuo impatto sulla partita è stato decisivo. Entri e cambi il volto del match.

«Siamo pagati anche per questo, per farci trovare pronti. Io cerco sempre di ritagliarmi il mio spazio, che siano dieci minuti, un quarto d’ora o mezz’ora. Il tempo conta relativamente: la cosa importante è il bene della squadra. L’Arezzo ha vinto, abbiamo portato a casa tre punti fondamentali e siamo tutti contenti».

Questa squadra concede pochissimo agli avversari. Anche quando subisce, come a tratti oggi, dà l’impressione di avere sempre il controllo.

«Magari più passano le partite e più può subentrare un po’ la paura di non perderla, ma secondo me è una cosa positiva perché ti tiene sempre alto il livello di attenzione.
Sappiamo di essere una squadra forte, però nell’arco di una partita può capitare che l’avversario ti metta sotto per dieci, quindici minuti. L’importante è restare lì, soffrire quando serve e poi tornare a fare le cose che sappiamo fare. Su quello che si è visto oggi possiamo ancora migliorare, ma la vittoria è meritata».

Sei vicino alla doppia cifra: il gol di oggi ti avvicina a quota dieci. Hai un obiettivo personale?

«No, sinceramente le cose personali non mi interessano. Sono venuto ad Arezzo perché quando ci siamo incontrati a inizio stagione la società aveva un obiettivo chiaro. Io sono qui per quell’obiettivo. Che siano dieci, dodici gol o qualcuno in più cambia poco: l’importante è che l’Arezzo arrivi dove si è prefissato di arrivare».

Non è una risposta scontata per un centravanti, spesso legato ai numeri.

«Lo so, ma davvero la penso così. Se poi i miei gol servono alla squadra, tanto meglio, ma vengono sempre dopo».

Rispetto alla Ternana dello scorso anno, che ha fatto una grande stagione, che differenze vedi in questo Arezzo?

«Ogni stagione è diversa e ha una storia a sé. L’anno scorso giocavamo con un 4-2-3-1, quest’anno con il 4-3-3: già questo cambia tanto. Non saprei dire se una squadra sia più forte o meno dell’altra, sono contesti diversi. Quest’anno sta andando così e la viviamo partita dopo partita».

Nel 4-3-3 di Bucchi il centravanti segna, ma fa anche tanto lavoro sporco. Quanto è impegnativo questo ruolo?

«È il modo in cui interpretiamo il calcio. Siamo una squadra che difende e attacca tutta insieme: dagli attaccanti fino ai difensori. C’è spirito di sacrificio e voglia di non prendere gol, a partire da noi davanti con le pressioni.
Facciamo un lavoro di raccordo importante, io e anche Ravasio, ma lo facciamo volentieri. Speriamo che tutto quello che stiamo facendo venga ripagato alla fine».

Un gol pesante, un ingresso determinante e parole che raccontano bene lo spirito dell’Arezzo: ambizione, sacrificio e un obiettivo comune che viene prima di tutto.

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