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sabato | 07-02-2026

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Diario di Bordo

Dall’Heysel alle scuole per portare la cultura del rispetto: Luca Serafini e la storia di Giusy Conti, la ragazza dai pantaloni verdi

C’è un filo sottile che unisce il giornalismo quotidiano alla memoria civile. Un filo che passa dalle pagine della cronaca locale alla storia collettiva, dalla notizia alla coscienza. È lungo questo filo che si muove Luca Serafini, giornalista del Corriere di Arezzo, ospite della redazione di Arezzo 24 per presentare il suo libro ‘La ragazza dai pantaloni verdi – Giusy, la Juve, l’Heysel’ (Effigi).

Un libro che sta facendo discutere, commuovere, riflettere. Non solo per il suo valore narrativo, ma per l’urgenza del messaggio che porta con sé: ricordare Giuseppina Conti, una delle 39 vittime della strage dell’Heysel del 29 maggio 1985, e trasmettere valori che, quarant’anni dopo, restano drammaticamente attuali.

Ogni giorno leggiamo gli articoli di Luca Serafini sul Corriere di Arezzo: cronaca, politica, attualità. Un quotidiano rinnovato, rilanciato, che ha attraversato epoche diverse.

«Abbiamo festeggiato lo scorso anno i 40 anni di storia – ricorda Serafini –: Corriere Aretino, Gazzetta di Arezzo e oggi Corriere di Arezzo, grazie al nuovo editore Polidori. Ora c’è una storia tutta da scrivere».

Una storia che continua anche attraverso il lavoro culturale e civile, come quello racchiuso in questo libro.

La ragazza dai pantaloni verdi non nasce per un semplice obiettivo letterario.

«La soddisfazione per il libro in quanto prodotto non era il fine principale – spiega l’autore –. L’obiettivo, condiviso con la famiglia, era fare memoria di Giusy Conti. E, quarant’anni dopo, trasmettere valori positivi».

Il rispetto per chi ha un’altra bandiera, per chi non la pensa come noi. E poi la responsabilità nell’organizzazione degli eventi, che non può mai essere demandata al caso.

«Sono questioni irrisolte – sottolinea –. Lo abbiamo visto anche recentemente, con la manifestazione di Torino o con i tragici fatti di Crans Montana».

Chi era Giusy Conti

Giusy Conti aveva 17 anni. Una ragazza “immersa” nei suo, nei nostri anni Ottanta, raccontata con delicatezza e precisione.

«Era splendida, semplice, acqua e sapone. Ci sono passaggi sulla radio, l’inizio delle nostre attività di allora. Solo pochi mesi prima, in gita scolastica in Abruzzo, le amiche le misero per la prima volta un filo di trucco».

Era avanti per i suoi tempi: mentalmente aperta, sportiva, curiosa. Andava a scuola con la Gazzetta dello Sport sotto braccio, giocava a tennis, seguiva lo sport dal vivo. Studentessa esemplare, frequentava la quarta del Liceo Classico di Arezzo, con un futuro davanti a sé, forse da giornalista sportiva.

Juventina convinta, ma senza fanatismi: amava Moser nel ciclismo, Piquet in Formula 1. Con le amiche tifose di Milan, Inter o Fiorentina il confronto era sempre leggero.

«Avversari, non nemici».

Perché “la ragazza dai pantaloni verdi”

Il titolo nasce da un dettaglio diventato simbolo.

«Quei pantaloni verdi – racconta Serafini – cuciti dalla mamma Marisa, che oggi non c’è più. Erano di moda, color acqua marina, abbinati a una camicetta in tono. I primi cronisti la identificarono così: la ragazza dai pantaloni verdi».

La foto di copertina è l’ultima immagine di Giusy, scattata dal padre Antonio all’Heysel. Una fotografia recuperata quasi per miracolo: il rullino riportato a Rigutino, sviluppato e dentro quell’ultimo sorriso.

Due anni prima Giusy era stata ad Atene per un’altra finale della Juve, persa contro l’Amburgo. Era tornata piangendo. Due anni dopo, l’entusiasmo, il viaggio con il babbo e la tragedia.

Un libro condiviso con la famiglia

Il rapporto con la famiglia Conti è centrale.

«È un libro condiviso. Ho sentito il dovere di restituire la memoria di Giusy».

Serafini ricorda l’intervista ai genitori nel ventesimo anniversario della strage: colpiva l’assenza di odio, persino verso il calcio. La casa dei Conti è a pochi metri dal centro sportivo dell’Arezzo: un legame con lo sport mai spezzato.

Nel libro emergono dettagli potentissimi: la borsa recuperata nella curva Z, le gomme da masticare di Giusy, il golfino rosso che la identifica, il maglione del padre con le tracce di sangue.

Antonio Conti, travolto dalla folla, perde i sensi. Si risveglia tra i morti. Cerca la figlia, la riconosce dalle scarpe bianche, rosse e blu.

«Abbiamo deciso di pubblicare anche le foto più crude – spiega l’autore – scattate da Salvatore Giglio, storico fotografo della Juventus, scomparso pochi mesi fa. Di fronte a certe cose non si possono avere mezze misure».

Il 29 maggio 1985

Giusy muore schiacciata, calpestata, soffocata.

«Un’onda travolgente in un impianto fatiscente, in una disorganizzazione totale. Gli italiani fuggivano dall’attacco degli hooligans del Liverpool, durante quella che era stata definita la partita del secolo».

“Io quella coppa non l’ho mai vinta”

E la Juventus?

«Le versioni sono diverse. Tardelli dice: io quella coppa non l’ho mai vinta. La famiglia Conti si è sempre opposta all’idea della restituzione del trofeo. Giusy è morta per quella coppa».

Parole che pesano, come pesa il titolo del Corriere aretino del 31 maggio 1985: “Un massacro, tanti colpevoli. Tra le vittime due aretini di 31 e 17 anni”.

Nelle scuole, per parlare di rispetto

Il libro oggi gira le scuole. Con Andrea Lorentini – presidente dell’associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel – Luca Serafini entra nelle scuole per parlare di memoria, giustizia e responsabilità.

E proprio oggi, il Liceo Classico “Francesco Petrarca” di Arezzo rende omaggio a Giusy Conti: un’aula del liceo porterà ufficialmente il suo nome.

Liceo Petrarca: aula Giusy Conti

Il libro di Luca Serafini non ricostruisce l’intera dinamica giudiziaria: per questo rimanda al lavoro di Francesco Caremani. Qui la scelta è chiara: raccontare Giusy.

“In questo libro abbiamo parlato unicamente di Giusy, consiglio il libro di Caremani che ha ricostruito tutta la dinamica del fatto e gli sviluppi processuali. Andrea Lorentini, con cui abbiamo condiviso questa operazione, presidente associazione dei familiari vittime dell’Heysel, porta avanti la battaglia per la giustizia e la verità avviata dal nonno Otello, in memoria dell’altra vittima aretina dell’Heysel, il figlio di Otello e padre di Andrea, il medico Roberto Lorentini“.

L’interesse degli studenti è forte: per quell’epoca senza cellulari, per la musica, per le mode, per un mondo lontano e vicino insieme.

«Il concetto fondante è il rispetto. Lo rappresentiamo con la rete che divideva le tifoserie: una barriera che non va abbattuta. Nello sport, nell’affettività, nel lavoro, nella diversità culturale, religiosa, di orientamento sessuale».

Un messaggio semplice e radicale: non si invade il campo dell’altro, non si aggredisce, non si disumanizza.

Grazie Luca

Un libro che non cerca consolazioni, ma responsabilità. Una storia che non chiede di essere archiviata, ma ricordata.

«Grazie Luca».

“Grazie a Giusy, che quarant’anni dopo continua a insegnarci cosa significa essere avversari, e non nemici”.

La ragazza dai pantaloni verdi. Giusy, la Juve, l’Heysel – 29 maggio 2025

Sinossi – Giusy, la Juve, l’Heysel Metà degli anni Ottanta. I Duran Duran e Il tempo delle mele. Una ragazza di 17 anni spalanca gli occhi sulla vita, tra studio e sport. Il Liceo Classico e un futuro tutto da costruire, in polizia o forse come giornalista. Le gite scolastiche e le prime simpatie. Il negozio dei genitori punto di riferimento del paese. Giuseppina è brava a scuola e gioca bene a tennis. Preferisce essere chiamata Giusy, nome più breve e moderno. Si emoziona con la Formula 1 e le corse di biciclette. Ma quando vede il pallone è gioia pura. Ama il calcio. Segue l’Arezzo, la squadra di quella città a pochi chilometri da casa dove va ogni mattina per le lezioni: conosce uno ad uno nomi e volti dei giocatori. Ma la Juventus di Platini è la sua grande passione. Esulta e soffre per i colori bianconeri. Insegue il sogno della Coppa dei Campioni. Ad Atene è allo stadio a seguire la finale, ma sarà una delusione. Il 1985 è l’anno in cui l’impresa può, anzi deve riuscire. A Bruxelles, stadio Heysel. Stavolta con lei c’è anche il babbo Antonio. “Ciao, torno con la Coppa” dice salutando i compagni a scuola e la mamma a casa. Ma il calcio che Giusy ama, quella sera è avvelenato dalla violenza di tifosi come belve e dalle colpe di chi avrebbe dovuto organizzare in sicurezza un grande evento. La ragazza dai pantaloni verdi diventa un angelo, l’angelo dello sport, uno dei 39 angeli dell’Heysel. Contributi di: Marco Tardelli Francesco Moser Nelson Piquet Andrea Lorentini.