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venerdì | 06-02-2026

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Politica

“Noi, l’Europa e Trump”: ad Arezzo un confronto sul nuovo disordine mondiale e sul futuro dell’Unione. Valdo Spini: “Draghi ha ragione”

Si è svolta ieri pomeriggio, presso la sala convegni della CGIL Arezzo, la conferenza dal titolo “Noi, l’Europa e Trump”, promossa da La Fabbrica delle Idee per Arezzo. Un appuntamento partecipato e denso di contenuti, che ha messo al centro una riflessione critica sullo scenario geopolitico internazionale e sul ruolo che l’Europa è chiamata ad assumere in una fase di profonda discontinuità storica.

Il punto di partenza del dibattito è stato chiaro: l’assetto dell’alleanza occidentale nato dopo il 1945 è entrato in crisi. La nuova presidenza americana di Donald Trump ha rilanciato una politica dichiaratamente isolazionista, sintetizzata nello slogan Make America Great Again, che ridimensiona drasticamente il sostegno degli Stati Uniti all’Europa, alla NATO e alle istituzioni multilaterali come l’ONU. Un cambio di paradigma che, secondo i relatori, rimette al centro la forza militare ed economica come criterio dominante delle relazioni internazionali.

Ad aprire i lavori è stato Mauro Seppia, che ha tracciato un quadro netto:

«La situazione creatasi dopo la Seconda guerra mondiale è saltata. Oggi prevalgono la forza e il potere economico e, in questo quadro, l’Europa non è amata né da Putin, né dalla Cina, né da Trump».

Secondo Seppia, la risposta non può che essere politica:

«L’Europa deve muoversi per costruire gli Stati Uniti d’Europa. Se non lo facciamo, i singoli Paesi saranno inevitabilmente sottomessi agli Stati Uniti, alla Russia o alla Cina».

Da qui anche una critica alla posizione italiana, definita «ambigua»:

«Salvini è apertamente filorusso, Meloni è la leader dei sovranisti europei che sono contro l’Europa. Così si rischia di restare schiacciati».

Uno degli interventi più attesi è stato quello di Valdo Spini, che ha sottolineato come il rapporto privilegiato tra Europa e Stati Uniti sia ormai venuto meno:

«Ci sono stati due episodi chiarissimi: i dazi e la minaccia a un territorio europeo come la Groenlandia. Questo dimostra che non esiste più un rapporto speciale con gli USA».

Per Spini, la conseguenza è inevitabile:

«A questo punto l’Europa deve fare un passo avanti. Trump non si muove secondo le vecchie regole, non vede più l’Europa come un alleato. Serve una risposta europea a questo nuovo disordine mondiale».

Guardando al futuro, ha aggiunto:

«Sui temi del Medio Oriente siamo fuori, sull’Ucraina partecipiamo solo indirettamente ai negoziati. Dobbiamo riguadagnare terreno non con le singole difese nazionali, ma con una vera difesa europea e con la capacità di essere un vero soggetto politico, come auspicato recentemente anche da Draghi».

Nel corso della conferenza sono intervenuti anche Irene Agnolucci, che ha offerto un’analisi accademica dei nuovi equilibri economici globali, e Alessandro Garofoli, che ha inquadrato l’attuale fase come una rottura storica paragonabile, per portata, a quelle che hanno segnato il Novecento.

Un messaggio trasversale ha attraversato tutti gli interventi: l’Europa non può più permettersi il “dormiveglia”, ma deve dotarsi di una politica estera, di una difesa comune e di una visione economica autonoma, capace di dialogare alla pari con le grandi potenze mondiali.

La conferenza ha così centrato l’obiettivo dichiarato dagli organizzatori: stimolare una opinione pubblica più consapevole, capace di comprendere che le dinamiche globali incidono direttamente anche sulle scelte politiche nazionali e locali. Un confronto che, partendo da Arezzo, ha allargato lo sguardo su un’Europa chiamata a decidere se restare spettatrice o diventare finalmente protagonista del proprio futuro.