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venerdì | 06-02-2026

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Politica

Amministrative Arezzo 2026, Giovanni Grazzini: “Solo idee per la città, nessuna velleità politica”

In vista delle amministrative di Arezzo del 2026, nel dibattito cittadino continuano a circolare nomi e profili che, a vario titolo, alimentano il confronto sul futuro della città. Tra questi, si è affacciato anche quello di Giovanni Grazzini, indicato da più parti come una delle figure che “aleggiano” nell’area del centrodestra, pur senza annunci ufficiali o prese di posizione formali.

A portare il suo nome all’attenzione del pubblico non è stata una dichiarazione politica in senso stretto, ma la partecipazione alla rubrica “Se io fossi sindaco”, pubblicata dal periodico Piazza Grande. Un contributo che lo stesso Grazzini tiene a ridimensionare nei toni e nelle intenzioni:

«L’amico Mauro Valenti ha molto insistito perché esprimessi qualche idea per la città ed io ho provato a farlo, ovviamente senza nessunissima velleità politica. Solo un modesto contributo di opinioni», spiega, precisando che si tratta di riflessioni «da trovare in edicola su Piazza Grande».

Chi è Giovanni Grazzini

Dottore commercialista da oltre trent’anni, padre di due figlie prossime alla laurea, Grazzini ha alle spalle un lungo percorso professionale e istituzionale. È stato presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Arezzo, è attualmente presidente di Estra Clima Srl e componente della Commissione Nazionale Internazionalizzazione del Consiglio Nazionale dei Commercialisti. Attività professionali che affianca a incarichi di consulenza tecnica e a una forte passione per i viaggi e le attività all’aria aperta.

Le priorità: sicurezza, manutenzione, valorizzazione

Nel suo intervento, Grazzini individua tre priorità immediate per migliorare la qualità della vita ad Arezzo: sicurezza, manutenzione e valorizzazione del patrimonio storico.
La sicurezza viene declinata in senso ampio: dalla tranquillità di una donna che cammina sola la sera, alla tutela delle attività commerciali e artigianali, fino a forme di “controllo di vicinato” condivise tra istituzioni e categorie economiche. Accanto a questo, la manutenzione stradale e la vivibilità urbana sono indicate come elementi essenziali di una sicurezza reale e quotidiana.

Tecnologia e decoro urbano

Un’attenzione particolare è riservata all’uso della tecnologia per rendere più efficiente la gestione della città: illuminazione completamente a LED, sensori intelligenti per ridurre sprechi e inquinamento luminoso, applicazioni per segnalazioni in tempo reale da parte dei cittadini. Sul fronte del verde pubblico, Grazzini propone interventi mirati per mitigare le isole di calore senza compromettere infrastrutture e viabilità.

Cultura come motore identitario

Cultura e musica, secondo Grazzini, rappresentano il vero “motore trainante” dell’identità aretina e del suo posizionamento anche internazionale. Dall’esperienza di Arezzo Wave al ruolo della Fondazione Guido d’Arezzo, fino ai festival e ai laboratori culturali diffusi, la proposta è quella di proseguire e rafforzare un percorso già tracciato, valorizzando le energie nate dal territorio.

Giovani, lavoro e partecipazione

Ampio spazio è dedicato ai giovani: investimenti in formazione tecnica superiore, sostegno a progetti innovativi, recupero di spazi pubblici inutilizzati da trasformare in coworking e hub creativi. Al centro, l’idea di una città che non costringa i giovani a cercare altrove opportunità di crescita.

Sul piano della partecipazione, Grazzini richiama la necessità di un linguaggio istituzionale più chiaro e concreto e di un’amministrazione capace di tornare ad ascoltare quartieri e frazioni, coinvolgendo cittadini e imprese nella cura dei beni comuni.

Un nome che fa discutere

Il contributo si chiude con una visione di Arezzo come città “piena di arte, bellezza, musica, manifattura e servizi”, capace di governare i cambiamenti senza subirli. Un messaggio che, pur dichiarato come semplice esercizio di riflessione civica, ha inevitabilmente acceso il dibattito politico.

Se davvero il nome di Giovanni Grazzini resterà confinato a un confronto di idee o se potrà trasformarsi in qualcosa di più concreto in vista del 2026, lo capiremo abreve. Di certo, le sue parole contribuiscono ad animare la discussione sul futuro di Arezzo, in una fase in cui la città ha fretta di conoscere chi e come la guiderà nei prossimi anni.