Sanità
“Giù le mani dal Punto nascita della Gruccia”: genitori, sindaci e sindacati uniti. Sit in davanti all’ospedale, parlamentari toscani in campo
Sabato la manifestazione davanti all’ospedale. I primi cittadini del Valdarno: «Non deve chiudere»
La difesa del Punto nascita dell’ospedale Santa Maria alla Gruccia diventa una battaglia condivisa da famiglie, sindacati, istituzioni locali e rappresentanti parlamentari. Al centro, la manifestazione “Giù le mani dal Punto nascita della Gruccia”, promossa da un gruppo di genitori e in programma sabato 31 gennaio davanti all’Ospedale Santa Maria alla Gruccia, alla quale hanno annunciato la loro partecipazione CGIL Arezzo e Funzione Pubblica CGIL Arezzo.
I segretari generali Alessandro Tracchi (Cgil Arezzo) e Giacomo Nebbiai (Funzione Pubblica Cgil Arezzo) spiegano le ragioni della mobilitazione:
«Abbiamo già formalmente richiesto un confronto urgente con la Conferenza dei Sindaci e con la Conferenza integrata, convinti che sia possibile attivare ogni azione utile a contrastare la migrazione dei parti verso altre strutture e a tutelare il presidio. Nel frattempo, non possiamo sottrarci dal sostenere e partecipare a tutte le mobilitazioni a difesa del Punto nascita della Gruccia».
Al centro della protesta c’è il diritto alla salute e alla prossimità dei servizi:
«Garantire il diritto alla salute delle fasce più fragili, in particolare di donne e neonati, significa anche rendere il Valdarno un territorio sicuro, accogliente e attrattivo per chi desidera mettere al mondo un figlio».
La posizione dei sindaci: «Linea unitaria, il punto nascita non deve chiudere»
“Il Punto nascita non deve chiudere”: muro compatto dei sindaci del Valdarno
Una posizione netta e condivisa è emersa anche dalla Conferenza zonale dei sindaci del Valdarno aretino, riunitasi a San Giovanni Valdarno alla presenza del direttore generale della Asl Toscana sud est, Marco Torre.
Al tavolo erano presenti la presidente Valentina Vadi, il sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai Martini, il sindaco di Bucine Paolo Nannini, il sindaco di Castelfranco Piandiscò Michele Rossi, il sindaco di Cavriglia Leonardo degl’Innocenti O’ Sanni, il sindaco di Terranuova Bracciolini Sergio Chienni, insieme ad amministratori e assessori dei Comuni del territorio.
I primi cittadini hanno ribadito una linea comune: tenere unito tutto il Valdarno attorno all’obiettivo di difendere e mantenere aperto il punto nascita della Gruccia. Al direttore generale è stato chiesto di chiarire quali strategie concrete la Asl intenda mettere in campo per raggiungere la soglia dei 500 parti annui, parametro ritenuto decisivo per la continuità del servizio, dopo il parere negativo espresso dal Comitato percorso nascita nazionale.
Marco Torre ha illustrato le azioni previste: potenziamento dell’offerta territoriale, rafforzamento del consultorio, integrazione con l’ospedale Ospedale San Donato di Arezzo, introduzione dell’ostetrica di comunità e una forte campagna di informazione rivolta a famiglie, ginecologi e medici di medicina generale.
Secondo la direzione aziendale, la Gruccia garantisce standard di sicurezza elevati, dotazioni tecnologiche adeguate e personale competente, con potenzialità sufficienti per raggiungere l’obiettivo entro la fine del 2026.
I sindaci hanno inoltre ricordato l’iniziativa istituzionale avviata dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che ha chiesto al Ministero della Salute una revisione delle soglie alla luce della denatalità e una riconsiderazione del parere negativo sulla deroga per il Valdarno.
Sindaci in piazza con i genitori
La Conferenza zonale ha deciso di partecipare compatta alla manifestazione di sabato, come segnale di vicinanza alle famiglie, agli operatori sanitari e alla comunità locale.
La difesa del punto nascita viene definita una priorità non solo sanitaria, ma territoriale, fondamentale per la qualità della vita e lo sviluppo demografico dell’intero Valdarno. Un messaggio chiaro: la Gruccia è un presidio sicuro e deve continuare a operare, con il sostegno di un territorio che si presenta unito.
I parlamentari dem: «Tutela dei territori, natalità e sicurezza.
Anche i parlamentari toscani del Partito Democratico intervengono sul rischio di chiusura di alcune strutture che non raggiungono i parametri numerici previsti dalla normativa nazionale, chiedendo un approccio meno rigido e più attento alle specificità territoriali.
«Il rischio di chiusura di alcuni punti nascita in Toscana, legato al mancato raggiungimento dei parametri numerici previsti dalla normativa nazionale, pone un tema serio che non può essere affrontato con rigidità burocratica. Il forte calo della natalità che attraversa l’Italia – certificato ormai da anni dai dati Istat – non può trasformarsi in un boomerang per i territori marginali e per le famiglie, scoraggiando ulteriormente la scelta di avere figli».
Secondo i parlamentari dem, la richiesta avanzata dalla Regione Toscana di deroghe mirate va nella giusta direzione, perché consente di tutelare presìdi fondamentali per ampie aree del territorio regionale.
«La Regione Toscana ha giustamente avanzato la richiesta di deroghe mirate per salvaguardare presìdi come quelli della Asl Toscana sud est, della Gruccia o di Campostaggia, strutture che rappresentano un punto di riferimento sanitario e sociale per aree vaste e spesso periferiche. La chiusura automatica dei punti nascita rischierebbe di indebolire il diritto alla salute e alla prossimità dei servizi, soprattutto nelle zone interne, montane e rurali».
Nel documento, siglato dai parlamentari Pd eletti in Toscana Emiliano Fossi, Marco Furfaro, Marco Simiani, Simona Bonafè, Federico Gianassi, Laura Boldrini, Christian Di Sanzo, Dario Parrini, Ylenia Zambito e Silvio Franceschelli, viene però ribadito con forza che la tutela dei territori deve andare di pari passo con la sicurezza clinica.
«Allo stesso tempo, la sicurezza di madri e neonati deve restare un principio non negoziabile, nel rispetto dei protocolli del Ministero della Salute. Proprio per questo è necessario uscire da una contrapposizione sterile e procedere rapidamente al rinnovo e all’insediamento del Comitato percorso nascita nazionale, oggi scaduto».
Per il Pd, difendere i punti nascita non significa abbassare gli standard, ma rafforzare l’intero sistema sanitario territoriale.
«Difendere i punti nascita non significa abbassare gli standard, ma rafforzare la rete sanitaria, investire su personale, trasporti materno-neonatali, consultori e integrazione tra ospedali e territorio. È questa la sintesi da perseguire: contrastare la denatalità, garantire presìdi sanitari nei territori marginali e assicurare, sempre e ovunque, la massima sicurezza per le donne e i loro bambini».
La nota si chiude con una critica netta all’atteggiamento delle forze di opposizione.
«Utilizzare questa situazione in maniera strumentale, come sta facendo la destra in Toscana, denota una evidente mancanza di cultura di governo e la conclamata incapacità di dare risposte concrete ai problemi delle comunità coinvolte».




