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lunedì | 26-01-2026

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Arte

Arezzo riabbraccia la Minerva: sette mesi di mostra tra identità e storia

La Minerva torna finalmente ad Arezzo, riportando in città uno dei simboli più profondi della sua identità storica. Dal 15 febbraio, giorno della festa della Madonna del Conforto, fino al 6 settembre, data della Giostra del Saracino, il celebre bronzo ellenistico sarà protagonista della mostra Minerva. Una storia di comunità ritrovata. Due ricorrenze che toccano le corde più intime del sentimento cittadino e che faranno da cornice a quasi sette mesi di permanenza dell’opera in città, salvo eventuali proroghe.

La statua della dea romana, tornata alla luce nel 1541 durante scavi nei pressi della chiesa di San Lorenzo, nel quartiere di Colcitrone, sarà esposta nel luogo più idoneo a raccontarne la storia: il Museo archeologico nazionale Gaio Cilnio Mecenate di via Margaritone. Un allestimento appositamente studiato accoglierà il bronzo, databile tra il 300 e il 270 a.C. (per alcuni studiosi al I secolo a.C.), restituito così alla comunità che lo considera da sempre parte del proprio patrimonio identitario.

Il ritorno della Minerva ad Arezzo è il frutto di un impegno assunto dal ministro della Cultura Alessandro Giuli durante la visita ufficiale dello scorso ottobre. In quell’occasione, il ministro aveva assicurato al sindaco Alessandro Ghinelli e al consigliere regionale Gabriele Veneri il temporaneo rientro ad Arezzo della statua, conservata a Firenze fin dal 1542. Una promessa mantenuta, che si inserisce idealmente nella “staffetta” culturale con la Chimera, altro bronzo simbolo della città, esposta con grande successo tra il 30 ottobre 2024 e il 2 marzo 2025 alla Galleria comunale d’arte moderna di piazza San Francesco, attirando oltre 38 mila visitatori.

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L’iniziativa è promossa dal Ministero della cultura in collaborazione con il Comune di Arezzo, nell’ambito del Piano Olivetti per la Cultura varato dal Governo. Non è la prima volta che la Minerva torna temporaneamente in città: l’ultimo precedente risale al 2017, con la mostra Minervae Signum. Tesori di Arezzo, organizzata dalla Fraternita dei Laici, quando il bronzo fu presentato dopo un importante restauro che ne aveva ripristinato l’aspetto originario, eliminando le integrazioni settecentesche.

Alta 1 metro e 55 centimetri, la Minerva è raffigurata come una dea guerriera, con elmo ed egida. Divinità della saggezza, delle arti e della guerra strategica, corrispondente all’Atena greca e collegata al culto etrusco di Menrva, era considerata anche protettrice degli artigiani. Un legame che trova riscontro nella storia del quartiere di Colcitrone, dove in antico operavano i materassai – culcitrones in latino – attività dalla quale deriverebbe il nome della zona.

Dopo il ritrovamento, la statua fu acquistata da Cosimo I de’ Medici ed entrò a far parte delle collezioni granducali, trovando collocazione nello Studiolo di Calliope a Palazzo Vecchio, prima di essere conservata stabilmente al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Nel 2025 Arezzo ne aveva chiesto il prestito in occasione del millenario della chiesa di San Lorenzo; anniversario ormai alle spalle, ma che apre idealmente la strada al grande evento culturale del 2026.

Dalla divinità romana alla devozione cristiana per la Madonna del Conforto, la mostra offrirà un percorso che intreccia storia, fede, tradizione e senso di appartenenza. Un dialogo tra epoche e simboli che promette di stimolare riflessioni profonde nella comunità aretina, accompagnata anche da momenti di approfondimento culturale e spirituale, in un contesto che restituisce alla città uno dei suoi tesori più amati.

Il commento del Sindaco Alessandro Ghinelli

«Devo fare un grande ringraziamento al ministro Alessandro Giuli, che insieme ai suoi collaboratori si è adoperato affinché questa bellissima occasione potesse diventare realtà», afferma il Sindaco Ghinelli. «La Minerva è per noi un bronzo altamente simbolico: rappresenta l’intelletto, la capacità di trasformare attraverso il pensiero e le mani. Se vogliamo, è la prima interprete dell’artigianato nel mondo».

«È la dea della laboriosità – sottolinea il sindaco – un tratto che da sempre caratterizza gli aretini e che si esprime nell’oreficeria, ma anche in tanti altri settori della nostra economia e della nostra storia».

Non è casuale, secondo Ghinelli, neppure la data scelta per l’inaugurazione.

«Questo straordinario bronzo torna proprio il 15 febbraio, nel giorno della Madonna del Conforto. Mentre come comunità celebriamo la nostra protettrice più amata, arriva in città un simbolo che proviene dall’antichità e che parla della nostra identità più profonda».

La Minerva resterà ad Arezzo fino al 6 settembre, creando un filo ideale che unisce le principali ricorrenze civili e culturali.

«È un prestito lungo – evidenzia il sindaco – un arco di tempo che racchiude tutto ciò che per noi è tradizione e sentimento: dalla Madonna del Conforto alla Giostra del Saracino, passando per il Polifonico e la Fiera Antiquaria. Un periodo che abbraccia primavera ed estate e che rappresenta davvero un grande momento per la città».

Per Ghinelli, il ritorno della Minerva non è soltanto un evento espositivo, ma un’occasione di riconnessione tra Arezzo e la propria storia più antica, capace di parlare ai cittadini e, allo stesso tempo, di attrarre visitatori attraverso uno dei simboli più alti della cultura aretina.