Politica
Mattesini (PD): “Altro che città rifiorita, Arezzo reale è fatta di periferie dimenticate e problemi irrisolti”
Dichiarazioni che non convincono e una realtà urbana ben diversa da quella raccontata. È netta la presa di posizione di Donella Mattesini, consigliera comunale del Partito Democratico, che interviene duramente contro le affermazioni dell’assessore Lucherini e della vicesindaco Tanti, i quali avrebbero parlato di una Arezzo “rivoluzionata” e tornata a fiorire.
«Forse pensando che gli aretini siano molto distratti – afferma Mattesini – hanno dichiarato di aver rivoluzionato Arezzo e di aver fatto rifiorire la città. Purtroppo la realtà ha un vizio: è più forte delle parole. E la realtà di Arezzo e delle sue periferie è molto diversa da quella che provano a raccontare».
Secondo l’esponente dem, i cittadini ricordano bene problemi mai risolti, a partire dagli allagamenti che si ripresentano puntualmente in alcune zone della città ad ogni pioggia consistente.
«Sono dieci anni che il centrodestra governa Arezzo – sottolinea – e in questi dieci anni Tanti e Lucherini sono stati vicesindaco e assessore. Sanno benissimo che ci sono parti della città e frazioni abbandonate a se stesse».
Mattesini entra poi nel dettaglio delle criticità quotidiane:
«Marciapiedi sconnessi, tratti di strada impraticabili per le persone con disabilità costrette sulla carrozzina a muoversi a proprio rischio e pericolo. Senza parlare dei tombini da cui, in caso di pioggia, risale l’acqua con conseguenti allagamenti di strade e fondi a piano terra».
Un’accusa che riguarda non solo il centro urbano, ma soprattutto le frazioni.
«Chi amministra dovrebbe ricordarsi che non esiste solo la città – prosegue – gran parte delle persone vive nelle frazioni. E spesso sono proprio i cittadini a prendersi cura del territorio, occupandosi dello sfalcio dell’erba o della pulizia delle fossette».
La consigliera del PD critica anche la narrazione recente su grandi progetti urbani:
«Dopo dieci anni di governo parlano adesso di Palazzo Enel e dell’ex clinica Poggio del Sole. E le due torri? Che idea di città hanno agito fino ad oggi? Parlano di più servizi nelle periferie, ma chi ha governato in questi anni?».
Secondo Mattesini, un decennio è stato perso inseguendo il progetto del “terzo luogo”, mentre la città si impoveriva:
«Arezzo ha visto diminuire le occasioni di lavoro e tanti, troppi giovani aretini sono stati costretti a migrare all’estero in cerca di futuro».
Lo sguardo si allarga poi ai temi ambientali e sociali.
«Arezzo ha bisogno di equilibrio urbanistico e sviluppo sociale – afferma – di spazi verdi attrezzati e ben mantenuti in tutta la città e nelle periferie. Ha bisogno di forestazione urbana, visti i cambiamenti climatici e le temperature estive che rendono la città invivibile».
Da qui la critica più dura all’amministrazione Ghinelli:
«Invece cosa fa? Approva l’intervento delle due torri, che offrono abitazioni ai “Paperon dei Paperoni” e sottraggono spazi verdi alle persone, in primo luogo ai bambini, che non hanno luoghi all’aperto dove giocare, socializzare e costruire relazioni».
Infine, l’affondo sul quartiere di San Clemente:
«Dopo dieci anni scoprono adesso i bisogni di questa zona, con una viabilità spesso complicata e pericolosa per le auto parcheggiate su entrambi i lati. Non esiste un parcheggio pubblico, nonostante la presenza di un’area recintata inutilizzata, mentre l’erba alta e gli arbusti rendono difficile e rischioso camminare sui marciapiedi».
La conclusione è un richiamo politico e amministrativo chiaro:
«Ci sono voluti dieci anni perché l’amministrazione capisse che servono più servizi nelle periferie e nelle frazioni e che queste realtà vanno messe in connessione. Sicurezza, manutenzione e radicamento sociale passano dalla presenza nei quartieri, nei paesi e non solo nel centro città».
Un atto d’accusa che riporta al centro del dibattito il futuro di Arezzo, tra visione urbanistica, qualità della vita e attenzione ai territori più fragili.




