Ambiente
Gestione della presenza del lupo (canis lupus), tutela della sicurezza pubblica e delle attività rurali
Negli ultimi anni la Regione Toscana è interessata da una crescita costante e diffusa della popolazione del lupo (Canis lupus), specie tutelata a livello nazionale ed europeo. Tale incremento, inizialmente limitato alle aree montane e marginali, si è progressivamente esteso a territori collinari, agricoli e, sempre più frequentemente, a contesti prossimi ai centri abitati e alle aree boschive ad alta frequentazione umana.
Questa evoluzione ha determinato una situazione di forte criticità, segnalata da tempo non solo dagli allevatori e dagli agricoltori, ma anche dalle associazioni venatorie e dai cacciatori, che vivono e presidiano quotidianamente il territorio. Tali segnalazioni, per lungo tempo, non hanno trovato risposte adeguate e strutturate.
Quadro attuale e criticità emergenti
La presenza del lupo in Toscana, in alcune aree, appare oggi non più compatibile con l’equilibrio del territorio e con la sicurezza delle comunità locali. Si registrano infatti:
attacchi ripetuti al bestiame, anche in aziende dotate di sistemi di prevenzione;
gravi danni economici al comparto zootecnico e agricolo;
progressivo abbandono delle attività rurali e di presidio del territorio;
avvistamenti sempre più frequenti in prossimità di abitazioni, infrastrutture, sentieri e zone frequentate dalla popolazione;
crescente senso di insicurezza tra i cittadini.
A tali criticità si aggiungono episodi sempre più frequenti che coinvolgono direttamente il mondo venatorio, con segnalazioni di:
aggressioni o comportamenti minacciosi nei confronti di cacciatori durante le attività nei boschi e nelle campagne;
attacchi ai cani da caccia (ausiliari), in alcuni casi predati davanti agli occhi dei conduttori;
conseguente stato di forte preoccupazione e riduzione delle attività di presidio del territorio.
Questi eventi non possono essere sottovalutati, poiché riguardano persone regolarmente autorizzate a frequentare le aree rurali e boschive, che svolgono anche una funzione di controllo, gestione faunistica e tutela ambientale.
Mancato ascolto dei territori
Per anni, le segnalazioni provenienti da allevatori, agricoltori, associazioni venatorie e cittadini residenti sono rimaste in larga parte inascoltate o considerate marginali. Ciò ha generato una profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni e la percezione di una gestione del problema lontana dalla realtà vissuta quotidianamente nei territori.
Oggi è indispensabile riconoscere che il disagio non riguarda una singola categoria, ma un intero sistema territoriale, fatto di lavoro, sicurezza, tradizioni e presidio ambientale.
Proposta di un modello di gestione territoriale condiviso.
Si consiglia: che la Regione Toscana avvii un modello di gestione basato su:
– il coinvolgimento attivo delle associazioni venatorie, agricole e di allevamento;
– la partecipazione dei cittadini residenti e degli operatori rurali;
– l’istituzione di tavoli territoriali permanenti per la raccolta strutturata di dati, segnalazioni e proposte operative.
Il contributo delle associazioni venatorie e dei cacciatori, in particolare, risulta fondamentale grazie alla loro conoscenza diretta del territorio e alla presenza costante nelle aree più esposte al fenomeno.
Strumenti operativi già sperimentati
Nel rispetto del quadro normativo vigente, in altre regioni italiane e in diversi Paesi europei sono già stati adottati strumenti di gestione attiva della specie, tra cui:
– Censimento scientifico e continuo delle popolazioni
– monitoraggio tramite fototrappole, analisi genetiche e segnalazioni certificate;
– mappatura delle aree critiche e dei branchi confidenti o problematici.
Gestione selettiva e controllo numerico
interventi mirati su esemplari che manifestano comportamenti pericolosi o eccessiva confidenza con l’uomo;
operazioni svolte esclusivamente da personale formato e autorizzato.
Prevenzione e tutela delle attività sul territorio
sistemi di protezione adeguati per allevamenti e aree sensibili;
riconoscimento del ruolo dei cacciatori e delle associazioni venatorie come sentinelle del territorio;
procedure di indennizzo snelle ed efficaci.
Informazione e trasparenza verso la cittadinanza
comunicazione chiara e basata su dati reali;
indicazioni sui comportamenti corretti da adottare nelle aree interessate.
Conclusioni:
La gestione del lupo non può più essere affrontata esclusivamente in chiave teorica o ideologica. È necessario un intervento concreto, equilibrato e tempestivo che tuteli la biodiversità senza sacrificare la sicurezza delle persone, la dignità del lavoro agricolo e zootecnico e il ruolo di chi quotidianamente presidia il territorio, comprese le associazioni venatorie.
Ulteriori rinvii rischiano di aggravare il conflitto sociale e di condurre a situazioni difficilmente controllabili. La Regione Toscana ha oggi il dovere di assumere una posizione chiara e responsabile, prima che la situazione degeneri ulteriormente.
