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Settore orafo-argentiero-gioielliero italiano: ricavi in accelerazione. Arezzo resta leader dell’export, ma pesa l’effetto Turchia
Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano conferma nel 2024 una traiettoria di crescita dei ricavi, pur in un contesto di progressiva normalizzazione dei mercati e di pressione sulla redditività. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’indagine dell’Area Studi Mediobanca, che analizza i dati finanziari dei 101 principali operatori del comparto, ciascuno con un fatturato superiore a 19 milioni di euro.
Nel complesso, i maggiori player hanno chiuso il 2024 con ricavi aggregati pari a 8,9 miliardi di euro, in crescita del 6,1% rispetto al 2023 e del 10,1% sul 2022, confermando la solidità strutturale di uno dei settori chiave del Made in Italy. La base occupazionale si rafforza, con 17.100 addetti, in aumento del 12,5% rispetto al 2022.
Arezzo al vertice nazionale dell’export orafo
Nel quadro nazionale, Arezzo si conferma il primo polo italiano dell’export orafo. Nei primi nove mesi del 2025, la provincia toscana ha registrato esportazioni per 3.636,3 milioni di euro, pari al 37,2% del totale nazionale (9.770 milioni). Un dato che, pur segnando una flessione del 31,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, mantiene Arezzo nettamente davanti a Vicenza (1.894,6 milioni; 19,4%) e Alessandria (1.641,9 milioni; 16,8%).
Il ridimensionamento è in larga parte riconducibile all’andamento dei flussi verso la Turchia, mercato che nel 2024 aveva registrato una crescita eccezionale. Dopo l’aumento del 523,3% sull’intero 2024, tra gennaio e settembre 2025 l’export aretino verso Ankara ha subito una contrazione del 52,7%, pur rappresentando ancora il 41,2% delle esportazioni provinciali (circa 1,5 miliardi di euro) e l’87% delle vendite italiane complessive verso la Turchia.
Accanto a questa dinamica, si registrano segnali di tenuta e crescita su altri mercati strategici: +10,7% verso gli Emirati Arabi Uniti, +8,0% verso la Francia, a fronte di un calo del 16,1% verso gli Stati Uniti e del 4,8% verso Hong Kong. Le prime cinque destinazioni concentrano complessivamente il 75,5% dell’export aretino.
Toscana in rallentamento, ma Arezzo resta baricentrica
Nel contesto regionale, la performance di Arezzo si inserisce in un quadro toscano complessivamente debole. Firenze, sesta provincia italiana per export di settore con 269,2 milioni di euro (2,8% del totale nazionale), chiude i primi nove mesi del 2025 con una flessione del 38,4%, superiore alla media nazionale (-14,5%).
A livello Paese, le prime quattro province – Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano – concentrano l’82,7% dell’export italiano, pari a oltre 8 miliardi di euro, confermando l’elevata polarizzazione territoriale del comparto.
Crescono i ricavi, ma la redditività si contrae
L’analisi Mediobanca evidenzia come la crescita del fatturato nel 2024 non si sia tradotta in un miglioramento dei margini. L’ebit margin medio nazionale del settore è sceso dal 8,5% al 7,5%, interrompendo il recupero avviato nel 2023.
Dal punto di vista geografico, le imprese del Nord Ovest mantengono la redditività più elevata (8,8%), seguite dal Nord Est (7,0%), mentre il Centro Italia – area in cui ricade il distretto aretino – risente maggiormente delle tensioni sui costi, in particolare legate alle materie prime.
Non mancano tuttavia eccellenze: tra le aziende più redditizie spiccano Gimet Brass, RF Holding (Raselli Franco) e alcune realtà toscane come Ferrifirenze e Treemme, a dimostrazione di come specializzazione, posizionamento e controllo della filiera restino determinanti.
Export, investimenti e capitale: un settore che si rafforza
Sul piano patrimoniale, il comparto mostra segnali di rafforzamento. Tra il 2022 e il 2024 la leva finanziaria dei principali operatori è scesa dal 73,1% al 51,5%, grazie alla crescita del capitale netto (+36%) e al contenimento dell’indebitamento. Gli investimenti aumentano del 37,8% sul 2022, con una maggiore intensità da parte delle imprese a controllo estero, più dinamiche anche sul fronte dell’internazionalizzazione.
Il settore resta tuttavia fortemente esposto alla volatilità delle materie prime. Nel 2025 le quotazioni dell’oro hanno toccato oltre 50 massimi storici, chiudendo l’anno con un rendimento del +67%. L’impatto è evidente sulle rimanenze di magazzino, che a fine 2024 ammontano complessivamente a 2,8 miliardi di euro, con un incremento significativo delle scorte di materie prime.
Prospettive 2025: crescita più selettiva
Le aspettative per il 2025 restano moderatamente positive. Secondo il questionario Mediobanca, il settore dovrebbe chiudere l’anno con un incremento dei ricavi del 5,8%. Il 45% delle imprese prevede un miglioramento del fatturato, mentre il 43% stima una flessione, segnale di un contesto più selettivo e competitivo.
Per il distretto di Arezzo, la sfida principale sarà quella di ridurre la dipendenza da singoli mercati e di valorizzare ulteriormente design, sostenibilità e canali diretti, in un contesto globale che resta complesso ma nel quale il Made in Italy continua a occupare una posizione di rilievo.
L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com




