Focus 24
Italiani preoccupati per il 2026: inflazione e costo della vita superano la paura dei conflitti
Ricerca: inflazione e costo della vita spaventano più dei conflitti. È questo il quadro che emerge con chiarezza dalla più recente indagine condotta da Business Intelligence Group (BIG), che fotografa un Paese attraversato da timori economici profondi e da un diffuso pessimismo verso il futuro prossimo.
Secondo la ricerca, realizzata su un ampio panel Bilendi che ha coinvolto 49.791 cittadini italiani maggiorenni, il 44,3% degli intervistati guarda al 2026 con pessimismo, ritenendo probabile un peggioramento delle proprie condizioni di vita. Solo il 6,8% prevede un miglioramento, mentre il 35,8% si aspetta una sostanziale stabilità. Dati che raccontano un’Italia prudente, preoccupata e sempre meno incline all’ottimismo.
Le paure principali si concentrano soprattutto sul piano economico. Inflazione e costo della vita guidano la classifica delle preoccupazioni con il 53% delle risposte, superando perfino guerre e conflitti internazionali, che restano comunque un fattore critico per il 47,8% del campione. Seguono la sicurezza personale (37,5%), la salute e il benessere individuale (34,6%) e la stabilità lavorativa ed economica (33,9%). Anche il clima e gli eventi ambientali estremi continuano a generare inquietudine (28,2%), mentre risultano meno temute la stabilità politica nazionale (12,3%) e le relazioni sociali (10,6%).
Lo studio offre anche uno sguardo retrospettivo sul 2025. Il 97,7% degli italiani ritiene che l’anno appena concluso sarà ricordato per almeno un evento o fenomeno rilevante. In una domanda a risposta multipla, emergono con forza le tensioni sociali e politiche, indicate dal 74,8% degli intervistati. Seguono gli eventi climatici e ambientali (32,4%), le innovazioni tecnologiche e digitali (23,1%) e i cambiamenti nel lavoro e nell’economia (15,7%). Solo una minima parte del campione, il 2,3%, non associa il 2025 ad alcun fattore significativo, a conferma della percezione di un anno denso di accadimenti e di impatti sul tessuto sociale ed economico del Paese.
In coerenza con questo scenario, le priorità indicate dagli italiani per il futuro sono nette e concrete. Al primo posto c’è la riduzione del costo della vita (63,3%), seguita dal miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro (58,5%) e dagli investimenti in sanità e benessere (58,3%). Un’agenda che parla soprattutto di bisogni materiali, sicurezza economica e qualità dei servizi essenziali.
A interpretare i dati è il sociologo Gianni Bientinesi, presidente e CEO di BIG, che sintetizza così il sentimento diffuso: «Il 2026 viene letto dagli italiani come un anno sotto pressione, dominato da paure economiche e geopolitiche. Il messaggio più forte è chiaro: inflazione, salari e qualità del welfare sono le vere lenti con cui il Paese interpreta il presente e il futuro immediato».
Il 2025, conclude Bientinesi, «viene archiviato come l’anno delle tensioni sociali, mentre il 2026 è l’anno in cui gli italiani chiedono soprattutto stabilità materiale, potere d’acquisto e prospettive concrete per il lavoro e per i giovani». Un segnale chiaro per istituzioni e decisori politici, chiamati a rispondere a un disagio che appare sempre più radicato e trasversale.




