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lunedì | 12-01-2026

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Diario di Bordo

Eterno valore umano e sportivo: il ricordo di Fabrizio Meoni a 21 anni dalla scomparsa

A 21 anni di distanza, il legame tra la comunità di Castiglion Fiorentino e il grande campione castiglionese resta più vivo che mai. Castiglion Fiorentino ricorda Fabrizio Meoni, due volte campione della Parigi-Dakar, scomparso l’11 gennaio 2005 durante una tappa del rally in Mauritania.

21 anni di vuoto non hanno cancellato nulla del tuo valore umano e sportivo, di tante vittorie che sono rimaste scolpite nella leggenda… per questo rimani un grande esempio per tutti coloro che ti hanno conosciuto e amato… e così sarà per tanto, tanto tempo ancora…”, si legge nella pagina Facebook dedicata a Fabrizio Meoni, ricordandone le vittorie e l’esempio umano che continua a ispirare appassionati e sportivi.

Il motoclub Castiglion Fiorentino, intitolato a Fabrizio Meoni, nel ricordare il campione, invita alla Messa in suffragio:

“Oggi ricordiamo Fabrizio Meoni, un uomo che ha vissuto come pochi…con il gas aperto e il cuore ancora di più. Campione vero e persona autentica, ha portato l’Italia sui deserti del mondo con umiltà, rispetto e coraggio. Non correva solo per vincere, ma per onorare una passione profonda, quella per la moto, per l’avventura, per la vita. Fabrizio non è mai andato via davvero: vive in ognuno di noi ogni volta che accendiamo la moto e in ogni pilota che sceglie il coraggio invece della paura. Per chi volesse, oggi pomeriggio alle 18 alla Chiesa del Rivaio sarà celebrata una messa per ricordarlo. Sempre nei nostri cuori. Ciao Fabrizio”. Un ricordo condiviso anche dal Sindaco Mario Agnelli, che ha ricordato come “da 21 anni a questa parte l’11 gennaio si deve ricordare come il giorno in cui abbiamo perso un “pezzo di Castiglion Fiorentino” rimasto però scolpito nei nostri cuori”.

Nei giorni scorsi, inoltre, gli organizzatori della Mille Miglia in Moto hanno annunciato che la terza tappa dell’edizione 2026, in programma il 2 giugno e proveniente da Castiglione del Lago, farà tappa a Castiglion Fiorentino, passando dalla statua dedicata a Fabrizio Meoni lungo la SR71, meta quotidiana di motociclisti che rendono omaggio al grande campione della Dakar.

Il ricordo è ancora forte anche alla luce delle celebrazioni che si sono svolte lo scorso anno per il 20° anniversario della scomparsa: oltre 200 motociclisti da tutta Italia raggiunsero Castiglion Fiorentino per un indimenticabile raduno commemorativo che toccò prima il monumento lungo la Sr71 per poi recarsi al “cippo Meoni” sulle colline di Castiglion Fiorentino. Nel video: il commovente ricordo del figlio Gioele.

11 gennaio 2005, Kiffa, Mauritania

L’11 gennaio 2005 Fabrizio Meoni (Castiglion Fiorentino, 31 dicembre 1957 – Kiffa, 11 gennaio 2005) moriva a causa di un arresto cardiaco, in seguito ad una caduta nella quale si ruppe due vertebre cervicali, durante l’edizione del 2005 della Parigi-Dakar, al km 184 dello sterrato tra Atar e Kiffa (Mauritania), in quello che sarebbe dovuto essere comunque il suo ultimo raid. Nel 1974 compra la sua prima moto, una Ancillotti 50 cm³, con la quale partecipa a gare di enduro regionali, poi passa a guidare una Beta 125 e una SWM. Nel 1979 passa alla categoria senior con una Ancillotti 250 cm³ ed entra nella nazionale di enduro. Dopo il servizio militare riprende le gare nel 1981 con le SWM 175 e 350. Nel 1988 diviene campione italiano di enduro ma è nel 1989 che avviene la svolta: in sella ad una KTM 350 partecipa al suo primo rally, l’Incas Rally in Perù dove giunge quarto e scopre così la sua vera vocazione. L’anno successivo torna in Perù e questa volta vince il Rally. Nel 1997 Fabrizio viene scelto dalla KTM come pilota ufficiale per partecipare alla Parigi-Dakar ma cade purtroppo al secondo giorno, infortunandosi al polso e costretto a ritirarsi. L’anno successivo arriva secondo dietro a Stéphane Peterhansel. Nel 1999 è terzo in prossimità del traguardo ma rompe il motore che gli viene sistemato e termina al decimo posto. Vince in Tunisia ed Egitto, fino alle due vittorie nella Parigi-Dakar nel 2001 e nel 2002. Nel 2003, ancora con la KTM, vince al Rally di Tunisia, partecipa alla Dakar e ottiene un terzo posto dietro ai francesi Richard Sainct e Cyril Despres.

“Fabrizio Meoni, 47 anni, è morto stamattina in corsa”, recitano le cronache della Gazzetta dello Sport dell’epoca. “Il pilota toscano della KTM, 47 anni, ha perso la vita durante l’undicesima tappa della maratona africana, che doveva portare i concorrenti da Atar a Kiffa, in Mauritania. E’ caduto alle 10.15 al km 184 della speciale, poco dopo aver passato regolarmente il primo controllo orario. Il francese Fretignè, che lo seguiva da vicino con la sua Yamaha, ha lanciato subito il razzo per i soccorsi. Circa 20 minuti dopo, alle 10.36, arrivava il primo elicottero, quello della direzione gara. Seguito poco dai due dei medici. I sanitari si sono prodigati al massimo, provando a rianimarlo per 45 minuti, ma probabilmente la morte di Meoni era stata istantanea, per la rottura dell’osso del collo. Poco dopo le 12 è stato comunicato ufficialmente il suo decesso. Meoni lascia la moglie, Elena, e due figli. La salma sarà imbarcata nella notte su un aereo dell’Air France per essere trasportata a Parigi dove giungerà alle 5,50 di domani mattina. Poco dopo sarà trasferita a Roma e da qui a Castiglion Fiorentino, il suo paese in provincia di Arezzo.

Meoni è stato uno dei più grandi protagonisti della storia della Dakar. Per anni era rimasta la sua corsa stregata. Aveva dominato in Tunisia, aveva vinto in Egitto, era già un Piccolo Principe africano. Ma gli restava una spina, un’amarezza da togliersi di dosso: un successo a Dakar. C’era riuscito, trasformandosi da principe a re, nel 2001. Alla tenera età di 44 anni, dopo aver lasciato il lavoro per diventare pilota ufficiale KTM. E si era ripetuto l’anno dopo, trionfando ancora sul lago Rosa della capitale del Senegal. Poi il suo stesso sogno se l’è portato via per sempre. Mentre inseguiva un’altra vittoria, l’ultima. Dopo aver deciso – destino malvagio – che sarebbe stata l’avventura dakariana finale della sua carriera.
Nato il 31 dicembre del 1957, sposato con Elena e padre di Gioele e Chiara, prematuramente scomparsa a maggio del 2021, fin da piccolo ha nutrito la passione per i motori che l’ha portato anche ad aprire un negozio nel centro del suo paese. Aveva iniziato correndo nell’enduro nazionale, ma a fine ’81 si era ritirato. Aveva ripreso a gareggiare nell’88 diventando campione italiano junior. L’anno seguente ha vinto il Rally Incas. Nel 1994 il primo grande risultato nella Dakar, 3° e migliore dei privati. Da lì solo successi, con le gemme africane del 2001 e 2002.

Nel suo personale palmarès spiccano le vittorie al Rally d’Egitto dei Faraoni (1996, 1998, 1999, 2000 e 2001), al Rally di Tunisia – 1997, 2000, 2001 e 2003 -, a Dakar (nel 2001 e 2002) ed un successo nella Rally Incas (1990), Desert Cannonball (1996) e Rally del Dubai (1999).

Nel maggio 2017 la sua città natale gli ha dedicato una statua che lo ritrae in sella alla sua moto a grandezza naturale, realizzata dall’artista Lucio Minigrilli. Una targa lo ricorda anche nel luogo dove trovò la morte.