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domenica | 11-01-2026

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Bucchi non si fida del Pontedera: “E’ un’insidia”. AI in campo? “Sbagliata l’idea di un calcio senza errori, così perde l’anima”

Alla vigilia di Arezzo–Pontedera, in programma domani alle 17.30 allo Stadio Città di Arezzo, seconda giornata del girone di ritorno, l’allenatore della capolista, Cristian Bucchi, ha presentato la sfida in conferenza stampa, toccando temi tecnici, di mercato e di visione del gioco.

L’Arezzo arriva all’appuntamento con tre squalificati, ma anche con innesti importanti. Bucchi chiarisce subito lo stato della rosa:

«Sono tutti disponibili, compreso Artur Ioniță, che ha sempre avuto continuità, anche se deve inserirsi nel gruppo. Coppolaro è già subentrato a Forlì, Arena è a disposizione».

Il tecnico amaranto mette in guardia da facili entusiasmi:

«Il girone d’andata ci ha detto che l’equilibrio è assoluto. La prima può perdere con l’ultima, le cosiddette piccole hanno messo in difficoltà tutte, noi compresi. Non è un testacoda: loro hanno giocato gare importanti. Con il Ravenna hanno perso al 110’, hanno pareggiato a Livorno dove noi abbiamo perso».

Il riferimento è a un Pontedera in salute:

«Dopo il cambio in panchina hanno fatto partite importanti. È una squadra frizzante, verranno per fare punti. Dobbiamo interpretare una gara difficile con il nostro gioco e la nostra intensità. Il peggior avversario che possiamo incontrare sono le nostre negligenze».

Bucchi fa il punto sugli acciaccati:

«Renzi era rientrato in gruppo, abbiamo preferito preservarlo. Sono due settimane che si allena a pieno regime ed è recuperato. Con Dezi la valutazione è più lunga, così come il rientro: è in gruppo e cerchiamo di capire. Iaccarino è uscito affaticato a Forlì, stiamo valutando anche perché ora giochiamo con temperature rigide».

Sul nuovo innesto più atteso, Bucchi apre anche a un impiego immediato:

«Prima voglio sottolineare la grande disponibilità del club e della famiglia Manzo, che investe sul mercato. Il direttore mi mette in difficoltà con questi acquisti, e lo ringrazio. Ioniță ha fatto la Serie A, è un nazionale, lo volevamo dall’estate. È una persona di principi e valori: aveva dato una parola alla Triestina e voleva mantenerla. Ora si è creata l’opportunità e l’abbiamo sfruttata».

Dal punto di vista tecnico:

«Può giocare da mezz’ala, ha tempi, lettura e struttura. Abbina qualità e fisicità. Può partire dall’inizio».

Guardando al campionato:

«Il reparto dove abbiamo sofferto di più è il centrocampo. Tra squalifiche e assenze abbiamo anche adattato giocatori. Stiamo valutando un profilo con caratteristiche diverse, magari più offensivo. Numericamente servono sei centrocampisti per affrontare il girone di ritorno».

Curiosa la riflessione sul futuro del calcio:

«Secondo me l’intelligenza artificiale potrà sostituire l’allenatore, di sicuro farà meno danni (ride). Ma la bellezza del gioco sono le emozioni e le passioni. I ragazzi devono vivere la serenità di poter sbagliare, così come l’allenatore che sbaglia un cambio».

E aggiunge:

«VAR e FVS un po’ snaturano il gioco. Mi piaceva il calcio di una volta, con la buona fede e l’accettazione degli errori, anche dell’arbitro. Il calcio deve vivere di variabili».

Se il ritorno ricalcasse l’andata:

«Sarebbe bello, ma il campionato ci dice che non basta. Abbiamo avversari forti e anche fortunati. Tutte le squadre possono metterci in difficoltà».

Niente bisogno di fare lo psicologo:

«La nostra idea è giocare sempre in attacco, è una mentalità che abbiamo creato. Giochiamo per vincere. Non esistono partite facili e il Pontedera è una squadra difficile: dobbiamo approcciare ogni gara con la massima attenzione».

Sulla formazione e sulle gerarchie:

«Sono partito con un’idea di base, ma può cambiare in base a prestazioni, forma, infortuni e squalifiche. Qualcuno resta penalizzato, ad altri do continuità: i giocatori lo capiscono».

E su Dell’Aquila:

«È un giocatore forte che non ha ancora espresso tutto il suo potenziale, anche perché non lo abbiamo avuto a lungo. Spero trovi continuità. Sono contento quando vedo che chi non gioca si impegna al massimo: è quello che fa crescere la squadra».

Domani il campo dirà se la capolista saprà confermare maturità e ambizioni anche in una gara che, come ribadito da Bucchi, “nasconde più insidie di quanto dica la classifica”.