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martedì | 06-01-2026

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Lavoro

Pronto Soccorso del San Donato, per Milanesi “un disastro annunciato”

Anche Maurizio Milanesi (CISL FP) interviene nel dibattito apertosi rispetto alle difficoltà del Pronto Soccorso dell’ospedale San Donato di Arezzo.

Criticità al Pronto Soccorso: la CISL FP interviene sulla gestione della sanità territoriale, sottolineando come le scelte organizzative regionali e la carenza di personale abbiano concentrato sugli ospedali principali la pressione sui servizi, aggravando le difficoltà di cittadini e operatori sanitari.

«In questi giorni ho letto numerosi articoli che gridano allo scandalo e cercano responsabilità immediate sulla situazione del Pronto Soccorso dell’ospedale San Donato. Analisi che, mi spiace dirlo, spesso risultano condizionate da appartenenze politiche o sindacali e finiscono per offrire una lettura parziale del problema» spiega Maurizio Milanesi, segretario generale della funzione pubblica Cisl Arezzo.

«Se vogliamo essere onesti – prosegue Maurizio Milanesi, CISL FP – dobbiamo ricordare che la sanità è una competenza regionale, e che sono le Regioni a determinare i modelli organizzativi e gestionali. In Toscana, nel 2015, con la scelta di accorpare le ASL riducendole a tre, si è presa una decisione che si è rivelata, a mio avviso, profondamente sbagliata».

«La ASL Toscana Sud Est, che comprende Arezzo, Siena e Grosseto, governa un territorio vastissimo e complesso, di fatto difficilmente gestibile. I piccoli ospedali di vallata sono stati progressivamente svuotati di servizi e competenze. Oggi ogni cittadino della provincia di Arezzo sa bene che, in presenza di problematiche sanitarie di una certa gravità, il riferimento diventa automaticamente il Pronto Soccorso di Arezzo o di Montevarchi. Le strutture del Casentino, come La Fratta e Sansepolcro, stanno sempre più assumendo il ruolo di grandi reparti di medicina, con una funzione emergenziale ormai residuale».

«Questa riforma – continua Milanesi – avrebbe dovuto almeno produrre risparmi. In realtà la Corte dei Conti certifica che nel 2023 il sistema sanitario toscano ha registrato il disavanzo più alto d’Italia: 267,2 milioni di euro, superato solo dall’Emilia-Romagna. Un dato ancora più grave se si considera che in Toscana l’addizionale regionale IRPEF è già ai livelli massimi».

«La medicina territoriale resta il vero anello debole del sistema. Non esiste un filtro efficace, in particolare per gli anziani e per i malati cronici, che continuano a rivolgersi in misura crescente ai Pronto Soccorso, unico presidio sanitario in grado di garantire una risposta H24. Anche i medici di famiglia e i pediatri, altro pilastro della sanità territoriale, sono oggi schiacciati da carichi di lavoro insostenibili e ridotti spesso al solo ruolo di prescrittori».

«Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti – conclude il rappresentante CISL FP – e purtroppo sono destinate a peggiorare. La sanità pubblica ha costi enormi e una carenza strutturale di personale. Per rispondere davvero ai bisogni attuali servirebbero numeri di professionisti che oggi nessuno è in grado di garantire. Per questo servono decisioni coraggiose, condivise con chi rappresenta i lavoratori della sanità e con le istituzioni territoriali, e soprattutto la capacità di rimettere in discussione modelli organizzativi che continuano a drenare risorse senza restituire servizi sanitari all’altezza delle esigenze dei cittadini».