Mobilità
Medioetruria: «La stazione AV nel nulla è un insulto sociale»
AREZZO – Il dibattito sulla collocazione della futura stazione dell’Alta Velocità Medioetruria continua ad animare il confronto pubblico e politico. Ad intervenire in modo netto è Maurizio Pagliai, presidente di MCL Arezzo, che boccia senza mezzi termini l’ipotesi di Creti, definendola un errore strategico e simbolo di una visione infrastrutturale fallimentare: “A Creti un’infrastruttura che non serve, una stazione costruita per nessuno”.
Pagliai apre il suo ragionamento con un richiamo letterario: «Mi immedesimo in Scrooge, che nell’immaginario potrebbe essere il Ministro dei Trasporti, e mi interrogo sullo “spirito del Natale futuro” osservando la stazione AV di Creti. Ed è lì che mi accorgo dell’errore compiuto». Un’immagine forte, utilizzata per denunciare una prassi consolidata nel Paese. «C’è un filo rosso che attraversa l’Italia dagli anni Settanta a oggi – prosegue –: la smania di costruire prima ancora di capire perché e dove farlo. Abbiamo scambiato la pianificazione con la spesa, la visione con il cemento, l’interesse pubblico con l’urgenza di far girare i soldi».
Secondo il presidente MCL, il risultato di questo approccio è evidente: «Città e campagne disseminate di incompiute, cattedrali nel deserto che non servono a nessuno e che, come cicatrici, deturpano un territorio che avrebbe meritato rispetto, cura e lungimiranza». In questo scenario, la stazione AV di Creti rischierebbe di diventare «l’emblema dell’assurdità: un’infrastruttura costruita letteralmente nel nulla, lontana dai centri abitati e raggiungibile solo in automobile».
Pagliai pone quindi una serie di domande dirette: «A chi serve? Perché costruire una stazione dell’Alta Velocità in mezzo ai campi, dove non esiste una viabilità in grado di sostenere un traffico significativo, dove manca lo scambio ferro–ferro e dove non c’è un collegamento degno di questo nome?». E rilancia l’alternativa: «Perché non realizzarla a Rigutino, alle porte di Arezzo, dove i benefici – anche per Siena e Perugia – sono ampiamente dimostrati?».
Nel mirino del presidente MCL finisce anche il tema delle responsabilità. «La cosa più grave – osserva – è che nessuno paga. Nessuno risponde del denaro pubblico sprecato, del paesaggio compromesso, delle opportunità perdute. Le responsabilità si dissolvono come nebbia: rimpalli, competenze condivise, firme che svaniscono, decisioni prese “a livello superiore”».
La critica si fa infine sociale oltre che infrastrutturale. «La stazione AV nel nulla è un insulto sociale – conclude Pagliai –. In un Paese che invecchia, con milioni di persone senza patente e che dovrebbe puntare sulla mobilità sostenibile, si realizza un’opera accessibile solo a chi possiede un’auto o a chi è disposto a salire su un pullman che, traffico permettendo, prima o poi arriverà. È un paradosso che racconta meglio di mille analisi la distanza tra la retorica della politica e la realtà dei cittadini».
Un intervento destinato ad alimentare ulteriormente un confronto già acceso, in cui la scelta della collocazione della stazione Medioetruria continua a rappresentare uno snodo decisivo per il futuro della mobilità dell’Italia centrale.




