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venerdì | 02-01-2026

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Politica

Fondazione Guido d’Arezzo, Arezzo 2020 e AVS all’attacco: “Haber nel plaid immagine simbolo del degrado gestionale”

AREZZO – Le dimissioni del direttore della Fondazione Guido d’Arezzo, Lorenzo Cinatti, “non rappresentano un episodio isolato né un semplice avvicendamento tecnico“. A sostenerlo sono Arezzo 2020 e AVS, che in un duro comunicato parlano apertamente di “fallimento di un sistema” e chiedono un cambio radicale nella gestione della cultura cittadina.

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«Le dimissioni del direttore non giungono inaspettate per chi, come noi, monitora da anni con estrema preoccupazione la deriva della Fondazione – dichiarano –. Ciò che emerge non è un fatto isolato, ma il definitivo cedimento di un sistema gestionale che abbiamo denunciato con forza fin dai tempi del Raro Festival».

Secondo Arezzo 2020 e AVS, il problema sarebbe strutturale e affonderebbe le radici in un rapporto giudicato opaco tra la Fondazione e una rete di soggetti esterni. «È ormai evidente – affermano – che la direzione tecnica, abdicando alla propria autonomia, è diventata uno strumento delle manovre politiche del sindaco Alessandro Ghinelli, presidente della Fondazione, avallando di fatto una gestione parallela dell’ente».

Nel mirino anche la gestione delle risorse economiche, definita «condotta con estrema disinvoltura e scarsa trasparenza», con investimenti che risponderebbero «più a logiche di interessi amicali e di accondiscendenza politica che a criteri di efficienza e correttezza amministrativa».

In questo contesto si inserisce l’azione del consigliere comunale Francesco Romizi, che, a seguito di segnalazioni provenienti da soci della Fondazione, ha richiesto i verbali dei Consigli di Amministrazione a partire dal 2024. «Nonostante avesse pieno titolo e diritto ad acquisirli tempestivamente – sottolineano Arezzo 2020 e AVS – ha dovuto attendere circa sette mesi. Un tempo inaccettabile».

Dall’analisi dei documenti ricevuti emergerebbero, secondo i firmatari del comunicato, «situazioni imbarazzanti e paradossali», tali da spiegare «l’ostruzionismo adottato nei confronti del consigliere comunale e dei soci dell’Assemblea». A oggi, viene denunciato, «non risultano ancora disponibili i verbali degli ultimi mesi, nonostante le richieste reiterate».

Ulteriore elemento di criticità riguarda la mancata pubblicazione sul sito istituzionale delle relazioni dell’Organo di Revisione Amministrativo e Contabile relative agli anni dal 2021 al 2024. «Un atto doveroso verso i soci e i cittadini – affermano – sanato solo recentemente dopo un’interrogazione consiliare».

Di fronte a questo quadro, Arezzo 2020 e AVS annunciano una linea di rottura: «Stiamo valutando anche il ricorso a vie ufficiali e legali per denunciare comportamenti ambigui di chi, sedendo in Consiglio di Amministrazione, ha risposto a logiche estranee al bene della Fondazione».

Preoccupazione viene espressa anche per l’immediato futuro: «Il 2026 si apre con una programmazione da costruire senza un direttore – osservano – e con il rischio che, nei mesi precedenti le elezioni, vengano assunte decisioni politicamente discutibili». In questo senso viene citato il rinnovo contrattuale fino al 2027 del direttore artistico Giovanni Zanon, deliberato a ottobre, a pochi mesi dal voto.

Non manca infine il riferimento all’episodio del Teatro Tenda, dove lo spettacolo Maledetti Amici di Giovanni Veronesi e Alessandro Haber si è svolto con il pubblico e gli artisti al freddo, a causa del mancato funzionamento del riscaldamento. «Un incidente di percorso solo in apparenza – affermano – che ha prodotto un’immagine simbolo del degrado gestionale: Alessandro Haber avvolto in un plaid durante l’esibizione».

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«Con l’auspicato passaggio dell’Amministrazione comunale al centrosinistra – concludono – la nostra azione politica non si limiterà a registrare un cambio di poltrona, ma punterà a un rinnovo strutturale della Fondazione, con una discontinuità totale rispetto a una gestione strumentale, priva di autonomia e di visione».

Un messaggio ribadito nelle firme finali di Franco Dringoli e Gianni Mutarelli: «La città di Arezzo merita una gestione della cultura fondata su prestigio, correttezza e progettualità. La Fondazione deve tornare a essere un volano per le eccellenze artistiche del territorio, libera da logiche clientelari».