Cronaca
«Non è ingenuità»: le buste del pane con frase di Mussolini ancora in circolazione ad Arezzo
Arezzo – La vicenda delle buste del pane con una citazione di Mussolini, emersa circa due anni fa e mai realmente risolta, continua a sollevare interrogativi e polemiche ad Arezzo. Nonostante le rassicurazioni iniziali dei titolari di una nota catena di panetterie, che avevano parlato di un’eredità del passato e promesso la rimozione di quel materiale, quelle stesse buste risultano ancora oggi in circolazione. Un fatto che riaccende il dibattito pubblico e che, secondo l’ANPI, non può più essere archiviato come una semplice disattenzione.
Secondo Roberto Del Gamba, presidente della ANPI Arezzo, «quando, circa due anni fa, facemmo notare ai commercianti che sulle loro buste del pane compariva una frase di Mussolini con tanto di firma, caddero dalle nuvole. Sostennero di non saperne nulla, di aver ereditato quelle buste da una precedente gestione e di non interessarsi minimamente di politica».
All’epoca, ricorda Del Gamba, «molti giudicarono persino senza senso la polemica che ne seguì, accompagnando il tutto con rassicurazioni: le buste sarebbero state tolte di mezzo, qualora avessero rappresentato un problema». Una spiegazione che, fin da subito, non lo aveva convinto. «Già allora dubitai che quell’ingenuità fosse autentica – afferma – e, personalmente, avevo deciso che in quei negozi non avrei più comprato neanche un grissino».
Oggi quei dubbi appaiono rafforzati dai fatti. «Le buste, ormai tristemente note, sono ancora in uso – sottolinea – e continuano a essere distribuite come se nulla fosse. Questo dimostra che le giustificazioni di allora non erano fondate».
Da qui una riflessione più ampia e critica: «Che cosa dobbiamo pensare? Che ci siano nuovi dipendenti, altrettanto “ingenui”, che hanno riesumato quelle buste dai magazzini senza porsi domande? O che non siano state eliminate perché non conviene buttare via tutta quella carta, anche a costo di veicolare l’immagine di un criminale assassino?».
Il presidente ANPI chiama in causa anche il clima politico e culturale della città. «Oppure – aggiunge – qualcuno ritiene che ad Arezzo convenga mostrare certe tendenze, visto che siamo stati indicati come una roccaforte del vannaccismo, e che strizzare l’occhio a nostalgie fasciste possa risultare utile, anche senza ricorrere a simboli espliciti o provocazioni evidenti».
Un comportamento che Del Gamba giudica particolarmente grave alla luce dell’anniversario ormai prossimo. «Questi episodi avvengono mentre ci avviciniamo al 2026, ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, nata dalla Resistenza e dalla lotta antifascista. Per questo risultano ancora più detestabili e rivelano una totale ignoranza dei valori fondanti della nostra democrazia».
La conclusione è amara ma rivolta direttamente alla comunità: «Sono stanco di queste pagliacciate – conclude – e spero che lo siano anche gli aretini. In casi come questo, mi auguro sappiano decidere consapevolmente se valga davvero la pena continuare a frequentare certi negozi».




